I protagonisti del giorno. Top e Flop del 18 febbraio 2020

Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

EUGENIO SCALFARI

Intervistato da Giovanni Floris a DiMartedì il fondatore de La Repubblica ha detto due cose che spiegano alla perfezione l’attuale fase politica. La prima è che in questo momento l’unica fortuna dell’Italia è avere “un fior di presidente della Repubblica”.

Eugenio Scalfari © Imagoeconomica / Alessandro Paris

Con riferimento al fatto che Sergio Mattarella rappresenta un vero baluardo della difesa della democrazia parlamentare e rappresentativa. La seconda è che, a giudizio di Scalfari, il vero piano di Matteo Salvini è andare ad elezioni anticipate per poi far eleggere il prossimo Capo dello Stato da una maggioranza parlamentare di centrodestra.

Ha detto Scalfari: “Vuole fare come Macron, prendersi il Paese dal Quirinale”. Il migliore. 

MARIANNA MADIA

L’ex ministro del Pd ha sviluppato sul blog un’analisi politica lucida, coraggiosa e concreta. Ha scritto: “Sfido a citare una sola proposta di politica economica della Lega. Diciamola semplice: la Lega urla “meno tasse, meno immigrati” ma di quanto le nostre industrie producano, della qualità del lavoro, dei servizi alle persone non ha la benché minima idea”.

Marianna Madia © Rocco Pettini / Imagoeconomica

La Lega ha governato per anni questo Paese e lo ha lasciato a pezzi. Matteo Salvini, in questo Parlamento, è un vecchio parlamentare di lungo corso che si è messo una felpa per sembrare giovane ma che è già stato protagonista di una delle stagioni più deteriori, quella del 2008-2011. Sappiamo tutti com’è andata a finire”.

Proseguendo: “Il decreto Milleproroghe rappresenta una semplice “coda” del lavoro fatto con la legge di Bilancio. Ora si apre una fase nuova. Si deve aprire una fase nuova. In altre parole, limitati i danni, arriva il momento delle scelte. I problemi e i bisogni strutturali del Paese devono essere affrontati”.

Ha indicato al centrosinistra il terreno sul quale sfidare Matteo Salvini, quello economico. Brillante.

FLOP

GIORGIA MELONI

Io con Salvini come Fini con Berlusconi? Lo considero un paragone improprio, forzato. Quello che Fini fece fu tradire la destra. Non penso che questo si possa dire di Giorgia Meloni. Voglio ricordare che in Senato a sostenere Matteo Salvini sul caso Gregoretti c’ero io e non altri leader”. 

Giorgia Meloni © Imagoeconomica, Livio Anticoli

Giorgia Meloni ha tanti meriti, in questo momento cresce nei sondaggi come nessun altro e ha portato Fratelli d’Italia a vette impensabili. Proprio per questo però la storia andrebbe raccontata tutta. Perché Gianfranco Fini ha sdoganato una destra che, nella prima Repubblica, era fuori dall’arco costituzionale. Lo ha fatto con la svolta di Fiuggi, con il coraggio di dare vita ad Alleanza Nazionale, strappando con la Fiamma di Pino Rauti e avviando un percorso che ha portato An al Governo del Paese.

Poi ci sono stati gli errori, ma senza le intuizioni e il coraggio di Fini, oggi Giorgia Meloni neppure sarebbe dove sta. Core ingrato.

ALESSANDRO DI BATTISTA

Guidare il Movimento Cinque Stelle è un’idea che accarezza da sempre. Ma non si è mai concretizzata. Stavolta però potrebbe essere diverso, anche se in ticket con Chiara Appendino, sindaca di Torino.

Alessandro Bi Battista con Luigi Di Maio

Il Corriere della Sera racconta: “A chi ha avuto modo di sentirlo, l’ex deputato ha confidato che sta formando una squadra. Non solo. L’ex esponente del direttorio sta fissando dei paletti. Chiari. Di Battista pone condizioni valoriali e tematiche. «Non interessano né poltrone, né incarichi dirigenziali», dicono i suoi fedelissimi. E spiegano che Di Battista è pronto a tornare protagonista a patto che sia libero di agire su una sua linea. È «determinato» — viene sottolineato — a portare avanti un progetto di lungo respiro, decennale.

I rumors parlano di una proposta con due grandi aree: una ambientalista e una antiliberista, centrata sul rilancio in chiave statale della sharing economy. Linee che dovranno, secondo le intenzioni dell’ex deputato, in qualche modo essere portanti nel Movimento che sarà”.

Andrebbe tutto bene. Tranne il fatto che la regia dell’operazione è di Luigi Di Maio. In passato Di Battista è rimasto scottato innumerevoli volte. Si fida? Kamikaze.

IL TESTACODA

Tommaso Cerno lascia il Pd e passa tra le fila di Italia Viva. Al di là del merito della scelta, la motivazione dell’ex direttore dell’Espresso ha una bellezza estetica in sé. “Ars gratia artis”. Ha detto infatti il senatore: “Prescritta la mia appartenenza al Pd. Il progetto del Pd non corrisponde alla mia visione del paese di domani. C’è una distanza con il progetto politico delle correnti Pd – Zingaretti, Franceschini, Bettini – di progettare un’Italia proporzionale dove i governi e i processi durano”. Pennellate linguistiche.

Silvio Berlusconi © Sergio Oliverio / Imagoeconomica

E’ il grande assente di questa fase politica, lui che “i responsabili” li ha inventati. Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, nei momenti politici che contano davvero, negli ultimi due anni è sempre stato allineato sulla posizione di Matteo Salvini. Alimentando la convinzione che non ha alcuno spazio di manovra fuori dall’alleanza con la Lega. I fasti di un tempo non ritornano.

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