Top e Flop, i protagonisti del giorno: 7 maggio 2021

Top e Flop. I fatti centrali ed i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

DAVIDE CASALEGGIO

Davide Casaleggio davanti al manifesto di Rousseau

Ha letteralmente gettato nel panico il Movimento Cinque Stelle. Intanto però un passo indietro: nel momento della nascita del Governo Draghi, Davide Casaleggio spiegò ai dissidenti del Movimento Cinque Stelle che Vito Crimi in realtà non poteva cacciarli. E’ un passaggio importante, perché fa capire come Casaleggio stesse già immaginando cosa poteva succedere dopo.

Il dopo è… adesso. Con la rivolta di larghi settori pentastellati contro lo stesso Crimi, con Giuseppe Conte nel pieno di una crisi di nervi perché Casaleggio non consegna al Movimento la lista degli iscritti. Ma, ciliegina (gigante) sulla torta, la novità sta nel fatto che sembra che Davide Casaleggio sia disponibile a sostenere Virginia Raggi alle elezioni comunali di Roma. Depotenziando sul nascere ogni “peso” dei Cinque Stelle nella complicata trattativa con il Partito Democratico.

Nel momento in cui Beppe Grillo è fuori gioco per altri motivi, Davide Casaleggio ha affondato il colpo in maniera fortissima. Facendo capire che non è soltanto il figlio del fondatore Gianroberto Casaleggio. È l’erede del seme culturale originario che ha dato vita ai Cinque Stelle, quello della democrazia digitale. Con tutti i suoi limiti, ma con quel brand.

Nel nome del padre.

CLAUDIO MANCINI

Claudio Mancini. (Foto: Stefano Carofei Imagoeconomica)

Eletto deputato nel collegio proporzionale di Frosinone-Latina, Claudio Mancini a Roma è autorevolissimo. Insieme a Goffredo Bettini e Bruno Astorre è nel cerchio ristretto del Pd che nella Capitale ha sempre contato tantissimo. Ma è anche il braccio destro di Roberto Gualtieri, ex ministro e possibile candidato sindaco di Roma.

Claudio Mancini sa perfettamente che se alla fine Nicola Zingaretti dovesse candidarsi a sindaco, allora tutti dovrebbero effettuare un passo indietro. Perfino Gualtieri. Perfino lui. Ma sa anche che la trattativa che Enrico Letta sta portando avanti in tutta Italia con Giuseppe Conte per un accordo tra Pd e Cinque Stelle alle comunali è molto difficile. E che quindi alla fine Gualtieri potrebbe spuntarla. (Leggi qui Accordo su Zingaretti in cambio della Regione).

E a quel punto la partita sarebbe una sola: arrivare al ballottaggio. In una sfida a quattro di grande fascino e di straordinaria incertezza: Roberto Gualtieri, Carlo Calenda, Virginia Raggi, Guido Bertolaso. Claudio Mancini sa come si vince a Roma. Da uomo di partito attende il via libera. Poi farà a modo suo. Con Bettini, con Astorre, con Letta.

Cavallo di razza.

FLOP

VITO CRIMI

Vito Crimi. (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

In tantissimi nel Movimento Cinque Stelle ne chiedono un passo indietro, addebitandogli anche delle responsabilità politiche nel momento clou di qualche mese fa. Quando cioè ci fu la caduta del Governo Giuseppe Conte e poi i Cinque Stelle hanno dovuto appoggiare Mario Draghi e l’esecutivo di salvezza nazionale.

Come se non bastasse, Vito Crimi non è riuscito a spianare la strada alla scalata di Giuseppe Conte alla guida dei Cinque Stelle. Nella sostanza Vito Crimi è rimasto a metà del guado. All’inizio, quando è subentrato a Luigi Di Maio nel ruolo di capo politico dei Cinque Stelle, ha dovuto subire l’influenza del ministro degli Esteri, poi abilissimo a smarcarsi quando la situazione si è fatta complicata.

Non è semplice in questo momento capire come evolveranno i Cinque Stelle in futuro. Ma è certo che Vito Crimi non potrà essere più il capo. Anche se poi alla guida dovesse arrivare Giuseppe Conte. La sensazione è che la resa dei conti tra i colonnelli pentastellati sarà lunghissima e logorante. Ma Vito Crimi ha già abdicato.

Fine corsa.

LUCA ZAIA

Luca Zaia (Foto: Canio Romaniello / Imagoeconomica)

In Veneto è Rt è a 0,95. Ad un passo dalla zona arancione. Il Governatore Luca Zaia è stato il più bravo quindici mesi fa, nella fase dell’impatto della pandemia da Covid-19. Quando al suo fianco c’era però uno scienziato del calibro del professor Andrea Crisanti.

Poi il sodalizio si è rotto e la situazione è cambiata. Il Veneto non è più la regione guida in questa emergenza. Pure sul piano politico Luca Zaia ha perso terreno. Era considerato l’unica alternativa vera a Matteo Salvini per la guida del Carroccio. Insieme a Giancarlo Giorgetti è stato quello che più di tutti ha spinto per un ingresso della Lega nella maggioranza a sostegno di Mario Draghi. Quindi si è perso sul piano politico.

Adesso Matteo Salvini ha ricominciato a fare quello che sa fare meglio: molta lotta e poco governo. Luca Zaia non ha la forza per poter organizzare un’opposizione interna.

All’angolo.