Ama chiede al prefetto: “Riaprite la discarica di Roccasecca”

Durante l'incontro con il prefetto di Roma, la società Ama che raccoglie i rifiuti della Capitale ha chiesto la riapertura delle discariche di Roccasecca, Colleferro e Guidonia. Ipotizza 1400 tonnellate di rifiuti in strada ogni settimana. Gli impianti non sanno dove mandare i materiali non riciclati dal ciclo di lavorazione. Il No del sindaco Sacco

L’azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti di Roma Ama ha chiesto ufficialmente la riapertura delle discariche di Roccasecca, Colleferro e Guidonia. Inoltre ha sollecitato l’attivazione dello stabilimento per la lavorazione delle immondizie della società Ambiente di Guidonia (gruppo Cerroni) che usa la stessa tecnologia presente nell’impianto Saf di Colfelice. La richiesta è stata motivata con la necessità di evitare che Roma vada in emergenza a settembre.

A formalizzare la richiesta è stato l’amministratore unico di Ama Stefano Zaghis: lo ha chiesto al prefetto di Roma Matteo Piantedosi. Lo ha fatto nel corso della riunione convocata dall’autorità di governo in seguito alla lettera con la quale la municipalizzata dei rifiuti ha lanciato l’allarme prospettando una nuova emergenza per settembre, quando la città tornerà a popolarsi.

Rischio rifiuti in strada

Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica

Lo scenario prospettato da Ama ipotizza quasi 1.400 tonnellate di rifiuti nelle strade di Roma ogni settimana. Il rischio è legato ad un mancato intervento sulle società Ecosystem, Scapigliato, Cermec e Sapna.

Ecosystem è proprietaria di un impianto Tmb a Pomezia nel quale i rifiuti ormai secchi vengono sottoposti al trattamento di vagliatura meccanica e biologica con cui separare plastica, carta e metalli. È lo stesso tipo di impianto presente in Ciociaria e come la struttura Saf non si occupa della stabilizzazione degli avanzi di cucina. Fino all’altro giorno trattava 420 tonnellate a settimana di rifiuti ‘tal qualecioè le buste dell’immondizia così come vengono gettate nei cassonetti di Roma senza fare la differenziata.

Invece Scapigliato e Cermec (entrambe in Toscana) e Sapna (Città metropolitana di Napoli) fino all’altro giorno si sono occupate delle restanti 920 tonnellate a settimana.

In alternativa, Ama ha chiesto la riattivazione del Tmb di Guidonia: è un impianto autorizzato dalla Regione nel 2015 ma mai partito per via di una vicenda processuale; si è conclusa con un’archiviazione. Poi però a bloccarlo era stata una lunga querelle con la Soprintendenza della Città Metropolitana di Roma, che si sta opponendo (insieme al Comune di Guidonia) alla riapertura della strada che conduce all’impianto.

Una strettoia sempre più… stretta

L’ingresso della discarica Mad a Roccasecca

Il prefetto Piantedosi ha chiesto al sindaco di Guidonia il suo parere sulla riapertura del Tmb. la risposta è stato un No netto. Con tanto di spiegazione: dice che ci sono problemi che riguardano anche la discarica.

Come al solito il problema di Roma è legato alla mancanza di sbocchi. Se finora il “tappo” era stata la discarica (che Roma non ha), tra poco la strettoia sarà ancora prima: cioé gli impianti di trattamento. I quali, a loro volta, prima di accettare i rifiuti della Capitale devono avere la certezza di sapere dove inviare due cose: 1) i rifiuti che non possono essere riciclati; 2) il Css cioè il combustibile generato con i rifiuti e destinato a bruciare nei termovalorizzatori. (Leggi qui Rifiuti, rebus discarica).

La prima strettoia all’orizzonte è rappresentata dal Tmb della Rida Ambiente di Aprilia. L’azienda pontina ha inviato una nota al prefetto, ad Ama, al Comune di Roma ed alla Regione Lazio. Gli ha fatto sapere di essere in grado di ricevere fino a oltre 3.000 tonnellate settimanali di immondizia indifferenziata romana: più del doppio di quanto serve ad Ama. Dove sta il problema? Ha chiesto che le vengano indicate le discariche ed termovalorizzatori dove conferire i prodotti in uscita dal processo industriale dell’impianto. Esattamente come sta avvenendo per le aziende menzionate dalla sindaca Virginia Raggi nella sua ordinanza di riapertura della discarica di Albano.

Gli avanzi dove li metto

Uno degli invasi Mad a Roccasecca

Riecco dunque che si torna alle discariche da individuare.

Non si potrà fare affidamento a lungo sull’impianto di Civitavecchia: il gestore è Mad cioè la stessa società che per anni ha gestito l’impianto provinciale di Roccasecca in provincia di Frosinone. Ha fatto sapere che Civitavecchia è in via di esaurimento. La scorsa primavera Mad aveva annunciato l’esaurimento del IV invaso di Roccasecca e soprattutto aveva comunicato la sua rinuncia a portare avanti l’ampliamento nonostante avesse in mano le autorizzazioni per fare un V invaso.

A Viterbo non vogliono più saperne di ricevere i rifiuti di Roma né quelli di Latina.

Il Prefetto ha chiesto ad Ama approfondimenti per inviare i rifiuti fuori Regione. L’azienda ha effettuato una gara portata a termine con Invitalia, si è assicurata così alcuni spazi per smaltimento e termovalorizzazione in giro per l’Italia e all’estero ma i lotti sarebbero attivabili solo dal prossimo anno.

Intanto la Regione si è impegnata a fare la propria parte con la Toscana e la Campania per quanto riguarda gli accordi per l’invio di rifiuti indifferenziati alle società Cermec e Sapna.

Sacco: non passeranno per Roccasecca

Il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco

Il sindaco di Roccasecca ha ribadito la sua posizione e quella del suo Comune. Che per due volte ha bloccato ogni via giuridica verso la discarica di via Cerreto, al punto da obbligare ad intervenire la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

«Se la Regione Lazio a chiacchiere spinge verso l’economia circolare e poi ai confini dell’impero tenta di riaprire discariche già chiuse, noi ci adegueremo. Lo faremo ponendoci sulla stessa linea per ogni progetto presente sul territorio. A Roccasecca, come sempre rispettosi della legge, aspetteremo chiunque voglia provarci. Aspetteremo a braccia aperte, insieme alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti. Il recente passato insegna. È chiusa. Punto. Credo di essere stato chiaro».

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