Benzina e diesel verso l’addio, poi elettrico e bio. E conviene

Lo studio delle università di Roma, Napoli e Tennessee. Con i rifiuti di una provincia si ricava gas per alimentare tutte le auto. La Svezia già lo fa: il 90% del suo metano per auto è bio. I dati sulla Ciociaria.

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Lo studio ha un titolo particolarmente accattivante che, tradotto dall’inglese, è più o meno così: “Un economia circolare basata sul biometano: quali le opportunità per la città di Roma e dintorni?” Tradotto in termini più umani: ora che ci saranno sempre meno macchine a benzina, ora che i diesel inizieranno a sparire, con il passaggio ad elettrico e nuovi carburanti, come cambierà la nostra economia?

Si tratta di una ricerca condotta da un team internazionale di esperti che ha preso in esame quali possono essere i benefici del metano bio per l’ambiente e per l’economia. Come area studio è stata presa una parte specifica della città di Roma. Significa che quei calcoli sono replicabili su ogni territorio, compresa la provincia di Frosinone. E per molteplici motivi.

Impianto a gas? No a bio

Foto © Can Stock Photo / Ponsulak

Per capire di cosa stiamo parlando però bisogna prima prendere contatto con la materia, quindi: cosa è il biometano? Il biometano, o GNL, è un gas combustibile derivato dal biogas, che si ottiene rimuovendo tramite un processo di purificazione, l’anidride carbonica.

L’anidride carbonica spesso viene usata per fare le bollicine nelle bibite gasate. Il resto è un gas al 100% rinnovabile, proveniente al 100% dalla digestione di biomasse quali i rifiuti organici, alcune colture dedicate o gli escrementi animali, gli scarti della lavorazione alimentare.

In pratica: quello che fino a qualche tempo fa buttavamo o sotterravamo, ora è diventato utile come un pozzo di petrolio.

Ci pensano i processi chimici, definiti di upgrading, a trasformare quell’insieme di scarti in una vera e propria risorsa, che viene prima stoccata e poi immessa sul mercato. Sì, perché il biometano potrebbe diventare, in un futuro neanche troppo remoto un vero e proprio protagonista nell’autotrazione. E questo perché i motori diesel e benzina, per forza di cose e per legge andranno a morire ed è impensabile pensare che possa essere tutto basato solo sull’elettrico. L’Italia si sta muovendo in questo campo, ma troppo lentamente, tralasciando quasi in maniera completa la grande opportunità che il GNL mette a disposizione.

Roma, Napoli, Tennessee

Foto © Can Stock Photo / Ponsulak

Ma torniamo al nostro studio. Il pool di ricercatori delle Università di Roma, Napoli e del Tennessee lo ha pubblicato sulla rivista Renewable Energy, tra le bibbie in tema di rinnovabili e sostenibilità.

Lo studio dice che una sola circoscrizione di Roma che passa al biometano per automazione, può portare a ricavi per 63 milioni di euro l’anno, con 51 mila tonnellate in meno di CO2 in atmosfera. La ricerca è stata condotta perché la comunità scientifica, tralasciando le belle parole, ha necessità di dati precisi sulla redditività della produzione di biometano. Una sorta di vademecum che possa mettere cittadini e decisori politici, nella condizione di dire “Questa è una carta giusta per un futuro più Green”. Utile anche per gli imprenditori: che così possono sapere quanto si guadagna ad investire in quel settore.

L’indagine si è basata su tutta una serie di parametri, quali il parco veicoli circolante totale, quello a metano, il numero di distributori ed anche il dato della raccolta differenziata. Parametri che incrociati con altri indicatori economici hanno restituito la cifra della profittabilità, ovvero del guadagno che si avrebbe passando al metano bio.

Uno degli altri risultati venuti fuori è quello relativo ai costi dell’inerzia: non realizzare impianti di biometano, secondo la ricerca, porta a perdite economiche pari fino a circa tre milioni di euro l’anno. Chissà che non diventi interessante per la Corte dei Conti.

Economico e più pulito

Foto: Can Stock Photo / Ssuaphoto

E questi erano i dati sulla sostenibilità economica. Ancor più entusiasmanti i dati sulla sostenibilità ambientale. Perché prendendo tutti i veicoli a metano che ci sono nella zona di Roma scelta dall’indagine, è emerso come tra rifiuti organici e sottoprodotti, si può tranquillamente far circolare i veicoli solo ed esclusivamente con la raffinazione del biogas, senza andare a cercare risorse altrove. E questo è un dato su Roma città, ovvero su un territorio completamente diverso rispetto a quello delle province.

Andare a riportare un dato del genere in maniera matematica ad esempio sulla provincia di Frosinone è possibile, ma necessita di un ulteriore studio universitario. Ciò però non toglie la possibilità di fare alcune osservazioni utili allo sviluppo di una discussione. La provincia di Frosinone non ha le stesse esigenze di Roma capitale, ha distanze molto diverse da coprire, con una mole molto minore di tempi di percorrenza. Se consideriamo ad esempio che per attraversare Roma (circa 30km) si impiega un’ora di tempo, qui con lo stesso tempo si va dai confini con la Campania a quelli con la città metropolitana della Capitale. Ma Roma è tutta in pianura, Frosinone passa da zone pianeggianti a montagne vere e proprie nel giro di poco: basti pensare a quanto tempo occorra per andare da Cassino a Viticuso, nonostante i due centri siani vicinissimi in linea d’aria.

Più motori a metano a Frosinone

Quindi i dati di consumo sono molto diversi. C’è un numero però molto importante da cui partire: la Ciociaria è la provincia che ha più veicoli a metano sul totale del parco circolante. Roma è allo 0,9% e Frosinone all’1,4.

Il bio digestore di Roccasecca

E questo è un dato molto importante se lo leghiamo ad un altro: la profittabilità che potremmo definire secondaria, quella sull’economia non strettamente legata all’autotrazione. La realizzazione di impianti del genere permetterebbe di mettere a sistema la grande mole di aziende agricole presenti sul territorio, soprattutto nella valle del Sacco. Se si considera che le percentuali romane parlano di circa un rapporto 70:30, tra scarto di rifiuti e sottoprodotti agricoli, qui la situazione potrebbe essere ribaltata. 

L’obiettivo è quello di rendere sostenibile il modello “From well to wheel”, letteralmente dal pozzo agli pneumatici. Se secondo lo studio l’Italia potrebbe tranquillamente seguire l’esempio della Svezia, dove il 90% del metano per auto è bio, la Ciociaria potrebbe essere un valido laboratorio. Con incentivi ed agevolazioni relativi a chi acquista auto a metano, si potrebbe pensare di alimentare completamente con gas naturale e ad impatto zero, una buona parte del parco circolante.

Noi però non siamo la Svezia ed è necessario realizzare un passo in avanti a livello di collaborazione di tutti gli stakeholder, ovvero tutti gli attori in campo: la politica, l’informazione, ma anche il mondo della scuola. Il biometano, relegato a figlio di un dio minore nella mobilità Green, può e deve diventare una risorsa virtuosa al pari dell’elettrico. 

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