Gli ottanta minuti di Silvio Berlusconi

Passa dalla terrazza panoramica. Attraversa la splendida vista su Fiuggi ed evita così i corridoi: percorrerli è impossibile. Dall’alba sono pieni di gente in delirio che si è stipata in ogni centimetro del Grand Hotel Palazzo della Fonte. Vogliono vederlo, sentirlo, sfiorargli il doppiopetto sperando d’essere contagiati dal suo miracolo italiano.

Silvio Berlusconi invece passa per il corridoio. Non per evitarli. Ma per fare quello che gli piace di più: apparire mentre tutti non se lo aspettano.

 

LA STANDING ED I CORI
Lo ha fatto pure oggi, nel salone del palazzo liberty dove pranzarono i Savoia. Silvio Berlusconi non è entrato nella sala. È apparso. Lasciando tutti di a bocca aperta, facendoli scattare d’istinto in piedi e battere le mani. Standing ovation che nemmeno a San Siro. «Silvio, Silvio!» urla la gente. E poi il coro: «Un presidente: c’è solo un presidente!»

Silvio è lì per varare la campagna elettorale in vista delle elezioni regionali siciliane di novembre. Prima tappa della guerra per Montecitorio e Palazzo Madama. Tappe obbligate per riconquistare Palazzo Chigi.

L’Italia aspetta il suo annuncio, il suo ritorno in campo, l’ennesima resurrezione del leader che tutti avevano già dato per spacciato ed – un anno fa – con un piede già nel mausoleo. Ci sono le troupe di tutti i network, i corrispondenti di tutte le testate e le agenzie politiche, italiani e stranieri.

 

IL TRIBUTO AD ANTONIO
Berlusconi onora subito il padrone di casa. Dopotutto è pur sempre la convention annuale di Antonio Tajani, il suo fedelissimo che si è saputo costruire l’elezione alla presidenza del Parlamento Europeo.

La platea ancora grida «C’è solo un presidente…» e Silvio fissando la folla aggiunge «…che si chiama Antonio Tajani».

La benedizione ufficiale? L’annuncio che lo designerà a premier? Macché. Anche se pure i muri sanno che sarà lui a dover guidare un eventuale governo di larghe intese, annunciarlo ora significherebbe bruciarlo: non è mai uno dei due capitani a guidare un governo di compromesso ma un terzo indipendente (leggi qui); nessuno meglio di Tajani, che Silvio chiama affettuosamente Tonino.

Tajani si schermisce subito. Troppo intelligente per non sapere che dopo Silvio potrà esserci solo Silvio. E che Berlusconi, per palazzo Chigi ha in mente solo Berlusconi: «Noi non abbiamo bisogno di fare primarie: il leader, visto che si nasce leader, ce l’abbiamo. Si chiama Silvio Berlusconi e come ha detto Lopez, siamo convinti che ci farà vincere».

 

LA BENEDIZIONE DI LOPEZ
L’investitura e la benedizione arrivano da più in alto. Se fosse il popolo azzurro ad indicare Silvio Berlusconi il suo campione, per acclamazione, sarebbe una cosa scontata. Così si occupa della faccenda Antonio Lopez-Isturiz White, Segretario del Partito Popolare Europeo. Intervenendo in mattinata alla convention di Forza Italia aveva detto «Esprimo il desiderio mio e del Ppe e saluto il prossimo presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. Una delle risorse più importanti della nostra famiglia, un alfiere del popolarismo europeo». C

 

UN’ORA E VENTI A BRACCIO
Silvio parla per un’ora e venti minuti. Senza interruzioni, senza fogli. Tutto a braccio.

«Tonino mi aveva detto di scrivere un intervento, avrei dovuto iniziare alle 10.30 ma sono quasi le 13. Quanto tempo ho prima che l’appetito diventi fame?» dice sorridendo e sventolando una quarantina di pagine dattiloscritte in formato A4.

Il popolo gli risponde «Hai cinque anni, presidente!» intendendo quelli della prossima legislatura. Lui finge di non capire: «Cinque minuti? Va bene, allora questo ve lo mandiamo per posta elettronica. Io in cinque minuti vi dico alcune cose».

Di minuti ne passano ottanta.

 

IL PD SPARITO – DI MAIO METEORINA
La prima stoccata è per il Pd. Un paio di frasi, tanto per dire che «è in crisi in tutta l’Europa» e poi lo snobba per tutto il resto della giornata. Un modo per far capire che non sono i Dem gli avversari. Che da lì non arriva alcun rischio.

Trascina Forza Italia su una dimensione europea. Sa benissimo che la sua legittimazione politica deve arrivare da fuori. Perché in Italia rischia di essere una questione interna, invece è la Corte Europea a dover dire si o no alla sua riabilitazione.

Dice: «Siamo molto fieri di essere rappresentanti in Italia della grande famiglia popolare europea. I suoi valori sono i nostri valori. Mi ci ritrovo sino alle virgole. Solo chi è nel Ppe vincerà le prossime elezioni in Ue».

Arriva il momento dell’affondo. Silvio sorride. È il momento in cui sta per azzannare. Le mascelle politiche infatti scattano dopo un secondo. «I Populisti… Non chiamiamoli Populisti, io ho tantissimo rispetto quando c’è il popolo, che vota in una direzione per manifestare la sua protesta. E allora, per rispetto del popolo, li chiamo ribellisti».

L’inizio del bombardamento a tappeto. «I ribellisti non hanno vinto mai. Il partito ribellista dei 5 Stelle ha indicato come leader un signore che io considero una bella meteorina della politica. Uno che ha una bella faccia in tv ma porta un bagaglio della nullità assoluta di quello che ha fatto. Nessuno di loro ha mai fatto alcunché di buono per sè e per la proria famiglia, non hanno mai lavorato».

Massacra l’avversario concentrando il fuoco sul punto più debole: l’inesperienza. Trasforma in un vantaggio quello che gli altri ritengono sia la sua debolezza: l’età. Non hanno capito allora chi è Silvio Berlusconi. «Dovunque hanno governato non hanno saputo portare risultati. Per governare un Paese non si può improvvisare nè inventare, serve una grande esperienza decisionale. Io non ho mai usato la mia età per avere voti, anzi ho fatto un patto con diavolo per togliermi 20 anni, lui ha iniziato a togliermene un pò ma guardandomi allo specchio ne ho dubitato. Quaranta anni di esperienza in più rispetto al loro candidato è qualcosa da far valere come esperienza, ho sempre raggiunto gli obiettivi»

 

IL MESSAGGIO A MATTEO DI PONTIDA
Nello stesso momento in cui Silvio Berlusconi parla a Fiuggi, Matteo Salvini sta parlando a Pontida. Matteo è il più riottoso, il meno gestibile. Quello che vorrebbe la guida della coalizione. La rivendica perché dice di avere più voti.

Berlusconi sa che deve disinnescarlo. Giocare di bastone e carota. «Alla Lega dico che avremo sempre rispetto per le loro idee, ma sappia che il Centrodestra lo abbiamo fatto noi! E abbiamo sempre avuto il leader per realizzare il programma. Siamo noi che abbiamo portato al governo forze che erano sempre state escluse. Come avete visto la Lega ha cambiato opinione sull’euro, non si può uscire dall’euro. Anche questo problema con Salvini sta andando a posto».

 

IL LEADER SONO IO
Arriva il momento di dire chi sarà il leader del centrodestra. Chi guiderà l’armata in campagna elettorale. E chi governerà il Paese in caso di vittoria.

«Non so se la Corte di Strasburgo arriverà in tempo con una sentenza. Ma Corte o no Corte vi assicuro che farò la campagna elettorale con l’entusiasmo di sempre». Standing ovation. Cori. Urla da stadio. «Sono stato condannato per un’accusa assurda, una sentenza che tutti ritenevano impossibile, arrivata con la complicità delle forze della sinistra e dei magistrati. Attendo dall’Europa di riavere completamente il mio onore per potermi presentare agli italiani presentando a loro il programma di un uomo onesto, integro, un contribuente leale“.

 

IL NUOVO SOGNO
Sistemato l’aspetto politico arriva la fase degli elettori. Ora Silvio deve mandare il messaggio a loro. Farli sognare. Indicargli un nuovo sogno italiano.

I tasti da toccare con gli italiani sono sempre gli stessi. «Meno tasse per famiglie, partite iva e imprese, in modo da dare più lavoro, secondo gli insegnamenti di Reagan e Thatcher. Siamo vicini con la Lega su flat tax, io sono al 25%. A chi vive di carità assicureremo tutto il necessario».

E ancora: «Via la tassa sulla prima casa. Basta con autorizzazioni preventive: chi vuole aprire un negozio, un bar, o costruire un immobile può farlo con una semplice autocertificazione di rispetto delle regole».

Tasse, casa… e poi che altro? ma certo: il ‘nero’. Berlusconi sistema pure quello. «Bisogna portare a 8000 mila euro il limite del contante».

Non basta. Ora tocca ad Equitalia. «Noi la vogliamo chiudere davvero. Non come ha fatto renzi. che gli ha solo cambiato nome».

Poi le pensioni. Come fai a non toccarle? «Porteremo la pensione minima a 1000 euro, per 13 mensilità. Penso anche a una pensione alle nostre mamme: abbiamo fatto i conti e lo possiamo fare»

Il Governo come dovrà essere? «Su un governo di 20 ministri la maggioranza, almeno 12 su 20, non deve essere composta da professionisti della politica ma da protagonisti del mondo del fare, dell’impresa, della società e del volontariato di alto livello».

 

LA SOLUZIONE SUI MIGRANTI
A Fiuggi Berlusconi porta anche la soluzione all’emergenza migranti. «L’unico modo per fermare questo flusso è un grande Piano Marshall per aiutare i Paesi d’origine. È l’appello che lancio a tutti i Paesi, mettere somme importanti per lo sviluppo di questi Paesi».

 

Va avanti così, da mattatore della scena, un applauso dopo l’altro, un coro dopo l’altro. Per un’ora e venti minuti.

Silvio è tornato.

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Foto: copyright Mirko Tong per Alessioporcu.it, tutti i diritti riservati

 

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