Bettini, Letta, Zingaretti e il rapporto con i 5 Stelle

Dopo la partita del Quirinale si aprirà quella della maggioranza di Governo. Partito Democratico e pentastellati non possono pensare di competere con il centrodestra in mancanza di una solida alleanza. Che però sta traballando. Tranne nel Lazio.

Le trattative per individuare una figura da votare per la presidenza della Repubblica stanno facendo emergere la debolezza dell’alleanza tra Pd e Movimento Cinque Stelle, forse troppo sbrigativamente definita di centrosinistra.

Adesso si capiscono meglio le parole di Goffredo Bettini, nume tutelare del Pd romano e laziale ma anche consigliere ascoltato di Giuseppe Conte, capo politico proprio dei pentastellati.

La profezia di Bettini

Goffredo Bettini. Foto © Imagoeconomica

Secondo Bettini l’ex presidente del Consiglio “è in un momento di notevole difficoltà. Uomo leale, che apprezzo: ma più leader di Governo, che capo di un Partito”.

Dichiarazioni ricevute con grande “amarezza” dai vertici del Movimento 5 Stelle. Stefano Patuanelli ha risposto: “La direzione di marcia della coalizione non è quella giusta”.

Negli ultimi giorni è apparso evidente che Enrico Letta non si fida più come prima di Giuseppe Conte. E viceversa. Ma senza questa alleanza il Pd e i Cinque Stelle non hanno alcuna possibilità di competere con il centrodestra quando si andrà alle urne. Cioè massimo tra un anno.

L’eccezione Zingaretti

Nicola Zingaretti con Roberta Lombardi e Valentina Corrado (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Tra i grandi elettori del Capo dello Stato c’è il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, fino a dodici mesi fa segretario nazionale del Pd. Zingaretti è l’unico che ha sottoscritto un accordo politico e amministrativo con i Cinque Stelle. Lo ha fatto alla Regione Lazio, nominando due assessori pentastellati: Roberta Lombardi e Valentina Corrado.

Come avrebbe gestito Zingaretti, da segretario politico del partito, la complessa vicenda del Quirinale? Il centrosinistra per la prima volta non ha la maggioranza dei grandi elettori per poter imporre un suo nome. Questo fatto limita di molto le possibili strategie. C’è però un altro tipo di appuntamento che il Partito Democratico non può perdere di vista: tra poco più di dodici mesi si vota per il Parlamento e per alcune Regioni, tra le quali il Lazio.

Quando Nicola Zingaretti e Bruno Astorre hanno deciso di aprire al Movimento Cinque Stelle lo hanno fatto perché a loro giudizio senza questo tipo di alleanza non si può in alcun modo contrastare il centrodestra formato da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Cambiamo, Udc e altre forze politiche. Considerando che non è affatto sicuro che il sistema elettorale verrà cambiato. Non ci sono certezze su questo.

La partita della maggioranza

Una volta che si sarà conclusa la partita del Quirinale si aprirà quella della maggioranza che sostiene il Governo Draghi. Nel Pd all’ordine del giorno non potrà non esserci anche il tema dei rapporti con i Cinque Stelle.

Nel Movimento sarà interessante capire chi decide la linea: se Giuseppe Conte o Luigi Di Maio. Le dichiarazioni e le smentite che si sono in seguite in queste ore non aiutano a comprendere la risposta. Meno ancora le telefonate di Beppe Grillo in diretta ad Enrico Mentana in cui smentire le voci che – chiaramente – arrivavano proprio dal suo Partito.

Ma in ogni casi la realpolitik dovrà essere tenuta presente.

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