Astorre è il segretario regionale Pd: l’onda lunga travolge le primarie

Bruno Astorre è il nuovo segretario regionale Pd del Lazio. Ha vinto le Primarie superando di gran lunga il quorum. È intorno al 70%. Le telefonate degli avversari Mancini e Alemanni. L'annuncio di Gasbarra. Il ruolo di Smeriglio. Le alleanze con De Angelis e Panunzi. I dati da leggere tra le righe. Soprattutto a Cassino

Bruno Astorre è il nuovo segretario regionale del Partito Democratico nel Lazio. E Nicola Zingaretti ha una zolla di terreno sicuro sul quale costruire l’ultima fase della sua corsa verso la guida nazionale del Pd.

 

L’onda di Astorre

La vittoria è maturata nella notte. Più o meno il 70% del popolo andato ai gazebo in un sabato freddo d’inizio dicembre ha votato per Bruno Astorre, il candidato frutto del compromesso tra AreaDem di Dario Franceschini ed il governatore del Lazio.

Bastava superare di un voto il 50% dei consensi: Bruno Astorre è stato un’onda di piena. Che è un segnale per il Partito, per la Politica, per il governo nazionale. Perché alle urne Pd sabato la gente è tornata: si sono rivisti quelli che si erano allontanati dopo la svolta renziana, quelli che delusi si erano rifugiati nei movimenti, quelli che avevano giurato ‘mai più‘.

I votanti nel Lazio sono stati 60mila. Di cui 36mila a Roma. Per capire se sono tanti o pochi basta confrontarli con i numeri delle elezioni scorse vinte da Fabio Melilli: andarono 48mila.

Bruno Astorre ha raccolto più di 44mila voti. Ha conquistato Roma, vincendo in 13 dei 15 municipi. Sono sue tutte le province tranne Latina, l’unica in cui ha vinto Claudio Mancini.

La proiezione dei risultati disegna un’Assemblea Regionale nella quale Astorre ha circa 120 delegati su 200, a Mancini ne vanno più o meno 60 ed una quindicina ad Alemanni.

I risultati verranno ufficializzati lunedì. Infatti, fino alle 21 di domenica sera è possibile presentare eventuali ricorsi. Che nessuno fino ad ora ha annunciato. 

 

Le alleanze strategiche

A determinare quell’onda è stata la rete di alleanze costruita da Astorre.

Un ruolo determinante lo ha avuto la Civica Zingaretti. È scesa in campo con discrezione: Massimiliano Smeriglio e consiglieri regionali in testa. Sono scesi in campo in tutte le province del Lazio ed a Roma. A partire dal municipio VIII (dove il presidente è dell’area Smeriglio), passando per il II Municipio ed il III Terzo strappato di recente al Cinque Stelle.

A favore di Bruno Astorre sono stati attivati tutti gli uomini della storica rete di Sel, il movimento politico fondato negli anni scorsi da Niki Vendola e Fabio Mussi: roba di sinistra, una sorta di soccorso rosso (soprattutto lì dove Astorre era più debole).

 

Il risultato è stato micidiale una volta unito alla rete del consenso di Bruno Astorre, uno dei pochi capace di vincere in Italia nel giorno in cui il Pd finiva in macerie.

Il signore delle preferenze dai Castelli Romani fino a Roma non ha lasciato scoperto un solo circolo. Prima di scendere in campo si era coperto il fianco Sud del Lazio stabilendo un’alleanza di ferro con l’altro cannibale del consenso: Francesco De Angelis, suo possibile candidato avversario sotto la bandiera orfiniana. Un patto che alla Convenzione (il voto riservato agli iscritti) gli ha fatto conquistare un imbarazzante 100% in molte sezioni storiche della Provincia di Frosinone.

A Nord, il patto con il consigliere regionale della Tuscia Enrico Panunzi ha generato lo stesso effetto.

I risultati si vedono con il passare delle ore: Bruno Astorre è stato in vantaggio praticamente ovunque. Al punto che all’ora di andare a dormire riceve la chiamata dei suoi avversari Andrea Alemanni (renziano di declinazione Richetti – Rughetti) e Claudio Mancini (orfiniano appoggiato anche dai minnitiani).

 

Gasbarra rompe gli indugi

Bruno Astorre è uno più scaramantico del capogruppo Dem Mauro Buschini (oltre il quale bisogna inventare nuove unità di misura). Così, verso le due della notte, quando gli avversari hanno gettato la spugna ed i numeri vanno tutti in una direzione sola, si limita a dire: «Ho ricevuto le telefonate di Andrea Alemanni e Claudio Mancini che ringrazio perché mettersi in gioco non è mai facile… Aspettiamo l’ufficialità ma dai dati che ci stanno arrivando siamo al 70% dei consensi».

Ci pensa Enrico Gasbarra a rompere gli indugi e parlare di vittoria. «Mi congratulo con Bruno per la robusta vittoria e gli faccio di cuore gli auguri di buon lavoro. Da ora è il segretario di tutti al quale tutti dobbiamo dare una mano. Grazie ai circoli, ai volontari ai militanti, loro sono un immenso patrimonio umano che il Pd può vantare come valore aggiunto rispetto alle nuove forze politiche rinchiuse dentro i click della rete».

I segnali sono tutti verso l’unità, guai a rompere il clima determinato dagli elettori. Per questo l’eurodeputato Enrico Gasbarra si affretta a dire «Grazie ad Alemanni, Astorre e Mancini che nonostante la sconfitta delle politiche si sono messi in gioco animando il congresso con senso di responsabilità, serietà e passione».

Risponde su Facebook Claudio Mancini: si è fermato molto più indietro a quota 20mila voti e commenta «Abbiamo perso ma con un voto straordinario. W il Pd. La linea che unisce».

 

I numeri

Sono i numeri nel loro complesso a mandare un segnale al Partito Democratico. È attorno ai 60mila votanti, di cui circa 36 mila a Roma e provincia, l’affluenza alle Primarie per eleggere il segretario del Pd Lazio. Quando fu eletto Fabio Melilli, segretario uscente, l’affluenza fu attorno ai 48 mila votanti.

Non sta nella pelle il segretario Pd di Roma Andrea Casu, il giovane che in sella ad uno scooter ha riannodato i fili della fiducia tra la base ed un Partito che ha fatto di tutto per farsi disprezzare, tra tessere comprate a pacchi e dialoghi con persone che nulla hanno da spartire con la sua tradizione.

Si toglie un macigno dalla scarpa, twittando «oltre 13.000 votanti a Roma mentre la Raggi non riesce a portare in piazza nemmeno gli eletti M5S».

 

Qui Frosinone

In provincia di Frosinone la percentuale per Astorre è stata intorno all’80%. I voti validi sono 10.751. Francesco De Angelis ha messo in cascina l’80,8% per Bruno Astorre (Lista Rigenerazione 78,9%, Lista Cambiamo 1,9%). Claudio Mancini, sostenuto dall’enclave renziana e dagli orfiniani di Sara Battisti ha raggiunto un lodevole 15,83 %. Andrea Alemanni ha avuto il 3,26 %.

 

A Frosinone città si registra il fronte di resistenza renziana. Qui Valentina Calcagni ha aperto uno dei circoli renziani che saranno l’ossatura del nuovo Partito, se il senatore di Rignano se ne andrà dal Pd.

Hanno votato in 632. A Bruno Astorre sono andati 506 preferenze (Lista Rigenerazione 498, Lista Cambiare 8). Claudio Mancini è arrivato a 71 voti. Andrea Alemanni ne ha presi 53.

Ci sono dati che nelle prossime ore andranno letti ed interpretati. Come i 387 votanti andati ai gazebo di Sora: Maria Paola D’Orazio ne ha portati 359 su Astorre; agli avversari ne sono andati 11 ad Alemanni, 7 voti a Mancini; la seconda lista di Astorre ha avuto 7 voti.

 

Il dato aiuta a leggere quello di Cassino: per la prima volta viene scavalcato da Sora e porta ai seggi 337 votanti: Astorre ha preso 305 voti, 13 hanno votato Mancini, 9 hanno votati Alemanni e 7 la seconda lista di Astorre.

È chiaro che non tutti si sono impegnati. Quei voti sono in larga parte il risultato dell’asse sotterrano maturato negli ultimi mesi e che vede insieme la capolista all’Assemblea Regionale Barbara Di Rollo, il capo corrente Francesco Mosillo, il Segretario di Circolo Marino Fardelli (che all’inizio non aveva digerito per niente quella candidatura, tanto che nelle sue file qualcuno si era lasciato sfuggire “Allora ce la portasse lei la gente ai gazebo“).

Ma in molti sono mancati. Sono i confronti a dare le dimensioni delle cose: quando si è trattato di eleggere l’Assemblea Nazionale (non quella Regionale, come in questo caso) il solo Salvatore Fontana, schierato con Michele Emiliano, prese 550 voti di preferenza alle urne Pd.

 

È chiaro che i signori delle preferenze, tutti schierati nella componente di Francesco De Angelis, si sono rimboccati le maniche. Ad Isola del Liri il sindaco Enzo Quadrini porta ai Gazebo 1160 elettori. Per Astorre votano ben 1056 persone, a Mancini vanno 89 voti, 6 ad Alemanni; 9 tra bianche e nulle.

 

 

Qui Viterbo

Anche in provincia di Viterbo l’onda di Bruno Astorre ha spazzato via i vecchi schemi. I numeri parlano di un 69% abbondante.

A Claudio Mancini non è bastato l’appoggio del solidissimo ex ministro Beppe Fioroni: grazie a lui è riuscito a raggiungere un dignitoso 30%

Andrea Alemanni è di poco sotto il punto percentuale.

Anche in provincia di Viterbo i numeri vanno letti ed interpretati. Una prima lettura dice che l’area Fioroni è stata sconfitta. E non è un caso. Il numero provinciale della Tuscia trova conferme nel feudo del ministro: il capoluogo. Lì Astorre ha vinto con il 60% dei voti ai gazebo, contro il 39% ottenuto da Mancini.

 

Gli auguri di Melilli

Nel fare gli auguri al suo successo, il Segretario Regionale uscente Fabio Melilli ha detto che è arrivato «il tempo della rigenerazione e del rilancio del Partito Democratico a Roma e nei territori. È il tempo del protagonismo di una nuova classe dirigente che Bruno Astorre sono certo saprà valorizzare».

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