Claudio Coca Cola, i suoi ricci, il collettivo, il diario di viaggio finito a carta igienica (di F. Dumano)

Foto: copyright Archivio Piero Albery

Uno dei ricordi più teneri nell'album in Bianco e Nero di Fausta Dumano. Claudio con i suoi ricci, la sua voglia di ribellione, il collettivo. Il viaggio in autostop, riassunto in un diario: finito per diventare carta igienica

Fausta Dumano
Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Frammenti di un discorso amoroso, flash di storie, amori annunciati, amori smarriti, persi… Nati e svaniti tra Fuoriporta, il viale Belvedere, la passeggiata in solitaria… Ricordi in bianco e nero.

In questo film dai contorni sgranati, uno dei protagonisti si chiama Claudio Colafrancesco, detto Coca Cola. Un diminutivo su cui si potrebbe scrivere un romanzo su quegli anni. Eravamo già all’epoca antiamericanisti, McDonald non ci aveva invaso, ma la bottiglia di vetro circolava. Già allora qualcuno la considerava un simbolo americano da boicottare, ancora non conoscevamo il messaggio subliminale, la scritta rovesciata, letta al contrario.

Coca Cola divenne il nome di battaglia di Claudio, uno dei personaggi più creativi, più eclettici del collettivo di quegli anni. Indiani metropolitani in un paese di provincia, che sentiva l’eco romana.

Già da Roma ci arrivava l’eco lontana di quella fantasia al potere, che si tradusse in quel nome “Collettivo La Scenneca” (mai capito come in realtà bisognasse scriverlo, non conoscendo la poesia del dialetto).

Claudio è stato uno dei protagonisti chiave per narrare l’ala creativa del movimento, chi non ricorda la sua performance in un Primo Maggio, la provocazione di operai incatenati, frustati dal sindacato?

Erano gli anni del “Pci non è qui, lecca il culo alla Dc”. O peggio ancora: “Compagno comunista sei come il ravanello: rosso di fuori e bianco nel cervello“.

Ricordi in bianco e nero… Chi non ricorda Claudio con quel diploma di maturità del liceo classico seduto sotto i portici dell’altisonante istituto: «Ero venuto qui per capirci qualcosa della vita». La protesta contro una scuola che non preparava alla pratica.

Claudio suonava, portava musica e colore, portava novità, anche nella lettura. Fu credo tra i primi a far circolare la casa editrice Savelli. La sua Vespa era leggendaria, ogni tanto la prendeva sua sorella Elena. (Di quella Vespa, icona di quegli anni ne abbiamo parlato qui: La Vespa di Elena Colafrancesco (di F. Dumano)). Ricordi in bianco e nero, spesso stava dietro il bancone del negozio del padre, il negozio di elettrodomestici in via Vittoria Colonna.

Leggendari sono i racconti di un viaggio in autostop, la fine ingloriosa del diario di viaggio: utilizzato come carta igienica. Capelli ricci, la sua pelle sempre leggermente abbronzata, ha scritto diversi frammenti di un discorso amoroso che l’archivio di Piero ha documentato con i suoi scatti.

Su Coca Cola si può comporre una sezione, che lo narra soprattutto Fuoriporta: la piazza era ”un luogo troppo borghese”. Ma qualche volta sono certa ha ceduto pure lui al fascino di quegli scalini vicino alla chiesa: chissà se prima o poi troviamo lo scatto…

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Crediti: Foto: copyright Archivio Piero Albery
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