La rivoluzione Mattia: «Basta con i poteri nei piccoli feudi»

L’Agricoltura? «Va bene ma è arrivato il momento di superare i vecchi schemi». I politici? «Inadeguati fino a quando non si metteranno a pensare in grande». La riforma delle Camere di Commercio? «Basta con i piccoli potentati locali». I nuovi Consorzi di Bonifica? «Commissariateli a lungo».

Ha cominciato da Frosinone. Poi è passato a Caserta e da lì lo hanno spedito a Palermo. E visto che resisteva gli hanno affidato tutta la Sicilia. In seguito gli hanno dato un biglietto aereo per Cagliari e lì stava per ritrovarsi a capo del ministero regionale per l’Agricoltura. Così lo hanno richiamato a Roma, affidandogli la guida di Coldiretti Lazio e, per un certo periodo di commissariamento, pure quella di Roma Capitale. Il vero re dell’agricoltura regionale è lui. Ed anche nelle decisioni nazionali la sua parola pesa. Anche se è scomoda. Perché schioda poter incrostati dal tempo, piccona schemi superati, appoggia la modernizzazione di un comprato che per sua natura è basato sulla tradizione. Ma è così, che dopo anni di crisi nera, Aldo Mattia è riuscito a riportare il segno positivo sul comparti agricolo laziale.

 

Alessioporcu.it – Per un lungo periodo l’Agricoltura è stata il comparto più povero nell’economia ciociara: ora gli indicatori economici dicono che sta ripartendo. Merito di averla resa appetibile o colpa della crisi nei comparti Industriale e Terziario?
Aldo Mattia – Intanto prendiamo atto che il comparto agricolo sta ripartendo. E questo è avvenuto sia per il merito di avere saputo rendere più moderna ed interessante l’agricoltura, sia per la crisi che ha investito gli altri comparti. E’ ovvio che le recenti politiche sono state importanti. Sopratutto avere puntato sull’evidenziazione della qualità agricola italiana. E’ stato un tema sul quale Coldiretti ha puntato con convinzione e certezza, lo dico con presunzione. Purtroppo, in questo quadro positivo spicca il dato negativo che si registra in Ciociaria. Colpa ancora di mali antichi della nostra Agricoltura. Primo tra tutti la frammentazione della proprietà: non le consente di esprimere a pieno tutta la sua potenza sui mercati nazionali ed europei.

 

Perché l’Agricoltura è tornata ad essere interessante per i giovani?
Perchè piace. Perché consente di lavorare all’aperto. Perché le nuove frontiere hanno trasformato l’Agricoltura: non è più il lavoro dei nonni che si spaccano la schiena sui campi. Oggi è il lavoro dei nipoti sulla frontiera del biologico, del rispetto per l’ambiente. E poi ci sono state politiche comunitarie che hanno offerto un importante sostegno finanziario ai giovani che hanno voluto crederci, investendo su tecnologie innovative.

 

La Cassa per il Mezzogiorno e l’industrializzazione che ha portato in provincia di Frosinone, hanno tagliato le radici di questo territorio con l’Agricoltura?
Si. Basta vedere lo scempio della Valle del Sacco dove abbiamo una pianura ancora assolutamente fertile. Fu lo scenario per l’immigrazione interna lungo decenni. Ricordo che dai paesi collinari, i contadini di Ripi, Torrice, Arnara, si trasferivano sulla fertile pianura del Sacco tra Anagni e Ceccano per diventare poco alla volta imprenditori agricoli. Grazie allo scempio prodotto da una certa industrializzazione oggi non c’è più nulla. E va sottolineato che la colpa non fu dell’Industria in quanto tale. La colpa fu dell’industrializzazione selvaggia. In pratica di chi approfittò dei fondi Casmez: prese, distrusse, inquinò e poi andò via lasciando a noi questo scempio.

 

La bonifica della Valle del Sacco ancora non parte. Perché?
La bonifica non partita per incuria istituzionale e politica. Troppo se ne parla e poco si agsice. E anche perché è complicato. Credo che Regione Lazio e ministero debbano realmente approfondire la problematica. E individuare una progettazione adeguata per il rilancio. I finanziamenti ci sono, la Ue sta investendo molto per la salvaguardia e la tutela dell’Ambiente.

 

Il peso ‘politico’ dell’Agricoltura, in Ciociaria e nel Lazio sono ancora importanti: avete avuto un recente presidente della Camera di Commercio, contribuite ad indirizzare le scelte. Dove sta andando questo territorio?
Per quanto riguarda l’Agricoltura va verso qualità. Tanto è vero che abbiamo diversi prodotti a marchio di qualità garantita e protetta. Adesso stiamo lottando per avere il riconoscimento della certificazione Igp ‘Roma’ per l’olio. Al di là del nome, andrebbe a favorire in modo particolare la Ciociaria e ad aiutare le altre province del Lazio che non hanno un riconoscimento ben identificato per il loro olio. Nei prossimi giorni lo presenteremo a Frosinone nel corso di un importante convegno presso la Camera di Commercio. E’ così che potremo affrontare il mercato globalizzato mondiale: con prodotti di nicchia, di alta qualità, che ad oggi non hanno ancora una brand famoso.

 

Guardando oltre all’Agricoltura?
C’è una forte capacità di sviluppo attraverso la sinergia con l’industria e la agroindustria. Penso al vino. E’ anche imbottigliamento e quindi industria del vetro, del sughero, del packaging, della meccanica per sviluppare i macchinari con cui fare tutto questo, la logistica.

 

Nel complesso, dove andiamo?
Bisogna trovare le giuste sinergie per condividere insieme un progetto politico. Per essere chiari: la recente riforma delle Camere di Commercio arriva ad hoc per poter assemblare sempre di più. E non per tutelare la situazione che sembra esserci oggi: un feudo per ogni provincia. Bisogna invece puntare sulla forza delle idee. Ed investire su progetti promozionali che investano il comparto principale e pure l’indotto sinergico tra le attività produttive.

 

E’ innegabile che il peso politico ed economico della Ciociaria sia in calo, soprattutto se paragonato alla vicina provincia di Latina. Di chi è la colpa: fattori esterni, politica inadeguata, politiche inefficaci o altro?
Indubbiamente i fattori esterni contano. La posizione geografica favorisce assolutamente Latina: per la vicinanza al mare, l’area più aperta. Le aree interne sono sempre le più penalizzate. Ma è qui che bisogna tirare fuori un’inventiva ed una progettualità diverse per rilanciare il territorio.

 

E poi…
E poi, non me ne voglia nessuno: chi fa politica a Frosinone lo fa per interesse localistico. Non lo fa per ragione di Stato. Se non si pensa per Ragione di Stato noi rimaniamo quel feudo isolato che siamo oggi. Restiamo un bel posto, da visitare il sabato, venirci a mangiare la domenica perché ci sono cose genuine. E non è certo questo che noi vogliamo per la Ciociaria. Manca una visione totale.

 

E’ per questo che la Ciociaria non riparte?
Non riparte perché ha bisogno di una visione. E non di visionari. Solo attraverso una visione si possono individuare le strategie per far riconoscere la nostra provincia. Per esaltare le nostre peculiarità. Faccio un esempio. Abbiamo detto che il nostro grande limite è il frazionamento della proprietà. Ebbene, ci sono fondi comunitari che favoriscono l’aggregazione, stimolano la fusione delle proprietà terriere, agevolano la costituzione delle reti d’impresa. Uno un termine non italiano ma rende: dobbiamo ‘sinergizzare‘ con tutte le altre attività. E mettere da parte i poteri localistici.

 

Dicono che così difendono il territorio…
Sembra che difendano il territorio. In realtà lo penalizzano perché non lo lasciano inserire in un quadro nazionale. Abbiamo a disposizione i Piani di Sviluppo Rurale, i Piani di Orientamento Regionale europeo, i piani Fesr. In altre realtà europee lo hanno fatto e sono riusciti ad aggredire il mercato in maniera diversa. E non parlo solo di mercato economico. Ma anche di mercato culturale, turistico, archeologico. Bisogna smettere di litigare per mantenere il potere nel piccolo feudo. Se torniamo a ragionare nell’interesse della ragion di Stato siamo vincenti.

 

In Sardegna Aldo Mattia è stato designato assessore all’Agricoltura, rinunciò per ragioni di opportunità. Nemo profeta in Patria?
Rinunciai perchè la mia organizzazione mi chiese di restare in Coldiretti a lavorare. E così sarà cosi anche in Lazio.

 

I nostri politici sono adeguati alle sfide di oggi?
No. Lo dico con molta tranquillità. E vale anche nel Lazio. A meno che non si cominci anche qui a ragionare nella logica dell’interesse generale. A scanso di equivoci: non intendo dire che abbiamo politici impreparati. Tutt’altro. Non si arriva a fare l’assessore o il consigliere regionale se non si è altamente preparati. Quando dico che sono inadeguati intendo dire che manifesto la mia insofferenza per il fatto che oggi non facciano sinergia, tra i comparti e tra i territori. Ognuno cerca di premiare il proprio percorso. Ognuno cerca di premiare la propria squadra. Senza fare una attenta valutazione a prescindere dal colore politico. Altrimenti sembrerebbe che io pensi alla non intelligenza delle persone.

Come finirà la fusione dei Consorzi di Bonifica. Teme che possano diventare un carrozzone?
La Bonifica aveva la necessità di una riforma e di una riorganizzazione. Ormai aveva un’impostazione desueta. E di conseguenza noi la riforma l’abbiamo sostenuta, appoggiata e sospinta. Mi dispiace di avere lasciato qualche momento di discussione, anche con amici. Capisco che talvolta sia difficile apprezzare i cambiamenti. Adesso però, per apprezzare il cambiamento dobbiamo saperlo gestire. Ed evitare che i Consorzi diventino dei carrozzoni. Perché la Bonifica serve. Serve per l’impresa agricola. Serve per i cittadini. Va sostenuta e fortificata. Ritengo che necessiti un lungo periodo di commissarimaneto. Perché attraverso un lungo periodo di decisionismo singolo e non collettivo, si potrà andare a togliere qualche incrostazione che purtroppo negli anni si sono avute.

 

E’ su questo che ci sono stati i momenti di confronto acceso con gli amici?
Su questa situazione ci sono state incomprensioni tra Coldiretti e chi amministrava i Consorzi di Bonifica. Anche se spesso sono stati indicati da noi. Ma il confronto interno, democratico, è necessario se vogliamo crescere. E’ per questo che ritengo ci sia bisogno di un lungo periodo di commissariamento. Durante il quale agire su vari aspetti: il miglioramento interno, andare ad individuare le giuste competenze professionali. Nel frattempo le organizzazioni dovrebbero approfittarne per formare gli imprenditori agricoli adatti per guidare in futuro i consorzi.

 

L’Agricoltura ha un corollario che è un vero business: la lavorazione degli scarti o addirittura dei letami, alimenta il settore delle bioenergie. Non in Ciociaria né nel Lazio: perché?
Per una questione culturale. Non abbiamo ancora approfondito questo settore. Sono ancora poche nel Lazio le strutture che usano il ciclo agricolo a 360 gradi. Quindi anche lo smaltimento per produrre energie. Eppure la Ue eue offre coperture finanziarie. E’ anche una responsabilità nostra. Ma stiamo approcciando.

 

Dicono che Aldo Mattia stia per andare in pensione
Aldo Mattia tecnicamente potrebbe andare in pensione il primo gennaio 2018. Ma non ne ho nessuna voglia.

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