Covid-19, la strage silenziosa: “molti contagi avvengono attraverso il personale sanitario”

Medici e sindacati lanciano l'allarme: molti contagi avvengono attraverso medici, infermieri e personale sanitario. Sia negli ospedali che nelle strutture private. Ecco il motivo. La richiesta di Cisl Lazio: "Tamponi e verifiche su tutti". proposta la parificazione tra Pubblico e Privato per il periodo dell'emergenza "Ma non sia un premio"

«Stiamo assistendo a una strage silenziosa: i contagi per gli ospiti delle strutture per anziani stanno avvenendo soprattutto tramite il personale»: i dubbi sono pochi le evidenze sono tante. Un elemento su tutti rende chiara l’accusa: «sono 20 giorni che è fatto divieto ai familiari di fare visita agli ospiti». L’unico veicolo rimasto per il virus è il personale sanitario che entra dall’esterno. Ma l’accusa lanciata nelle ore scorse dal sindacato Cisl del Lazio non è isolata. Non si limita alle Rsa. Investe in pieno gli ospedali: quelli in prima linea «sono diventati il principale vettore di diffusione del contagio», come hanno scritto 13 medici del Papa Giovanni XXIII di Bergamo. È l’eccellenza europea nella pneumologia, l’avamposto della lotta al Sars-CoV-2 il virus diventato famoso con la sigla Covid-19. Tredici di quei medici hanno sostenuto la stessa linea della Cisl Lazio, in un articolo sul New England Journal of Medicine.

Il tampone ai sanitari

Coronavirus, medicino indossa tuta e mascherina Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica

Ormai da tre giorni l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato è preoccupato per le Rsa e le Case di Riposo. Perché sono la contraddizione della novità imposta dal coronavirus: il distanziamento sociale, il metro almeno di distanza che ora dobbiamo tenere dagli altri. Invece le Rsa e le Case di Risposo sono nate ed esistono per la ragione esattamente opposta: far stare insieme gli anziani, contrastare la solitudine di chi rimane vedovo ed ha i figli che lavorano lontano. Anche per questo c’è stata l’esplosione proprio lì di importanti focolai d’infezione covid-19.

In alcuni casi hanno coinvolto ospiti, operatori e le stesse comunità locali. Episodi che «impongono una riflessione seria per capire a chi va fatto il tampone ed a chi vanno dati i dispositivi di protezione individuale». Lo hanno detto i segretari generali della Cisl Lazio Enrico Coppotelli, Fp Cisl Lazio Roberto Chierchia e Fnp Cisl Lazio Paolo Terrinoni.

«Stiamo assistendo a una strage silenziosa – proseguono i sindacalisti – dove i contagi per gli ospiti avvengono soprattutto tramite il personale. Crediamo che l’estensione dei tamponi a chi, per la professione che svolge, rischia il contagio da Coronavirus è un dovere oltre che un obbligo».

Contagiati 112 medici

Coronavirus, medici con tuta e mascherine Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica

La tragica contabilità dei medici contagiati aggiornata a venerdì sera registra un totale di 112 infetti. (leggi qui I medici contagiati sono 112. I rinforzi: 811 assunzioni. Mastrangeli: “Farmacisti senza mascherine”)

«Troppi i morti tra i medici e gli operatori socio sanitari. I dati drammatici delle ultime ore impongono, per i dipendenti delle cooperative sociali, per i lavoratori della Sanità – compresa quella privata accreditata – l’estensione del tampone e la dotazione di dispositivi di protezione individuale come mascherine, tute, guanti, calzari oltre a tutte le misure che consentano di lavorare in sicurezza».

Non aver fatto le analisi ed un attento tracciamento dei contatti per il personale sanitario «è stato inspiegabile ed ha avuto effetti catastrofici» hanno confermato in queste ore al Corriere della Sera una decina di medici milanesi.

Perché non sono state fatte le analisi ed il tracciamento? Un motivo c’è. E risale al 10 marzo: da quel giorno tutte le strutture sanitarie ricevono una precisa indicazione da Roma:

«Per l’operatore asintomatico che ha assistito un caso probabile o confermato di Covid-19» senza adeguate protezioni, «o l’operatore che ha avuto un contatto stretto in ambito extra lavorativo, non è indicata l’effettuazione del tampone». Non basta. «In assenza di sintomi non è prevista l’interruzione dal lavoro».

L’indicazione data in tutta l’Italia a medici e infermieri esposti in prima linea contro il Sars-CoV-2 è stata quella di continuare a lavorare con la sola mascherina chirurgica, e senza alcun accertamento per capire se fossero malati.

I numeri dicono che nei giorni successivi molti si sono ammalati. E che hanno portato il virus dentro ad ospedali, Rsa e Case di Cura.

Tutti sulla stessa barca

Enrico Coppotelli

Non fa distinzione il segretario generale Cisl Lazio Enrico Coppotelli: mette insieme tutti i lavoratori della Sanità, del settore pubblico e del privato «che svolge servizio pubblico, che copre il 40 per cento del sistema sanitario regionale ed è in attesa di rinnovo di contratto da 13 anni».

Sono loro – evidenziano i segretari generali della Cisl Lazio, Fp Cisl Lazio e Fnp Cisl Lazio, «che quotidianamente vivono in trincea e combattono il virus. Ed è a loro che per primi andrebbero estese queste misure. Sia per proteggerli che per proteggere le persone che gli sono vicine. Mai come in questo momento risulta evidente la necessità di investire nel sistema sanitario, per troppo tempo sottoposto al rigore dei vincoli di bilancio, a partire dalle assunzioni di personale infermieristico, tecnico, amministrativo, professionale e di assistenza».

Per Enrico Coppotelli, Roberto Chierchia e Paolo Terrinoni, stanno tutti sulla stessa linea del fronte: sanità pubblica e privata. «Abbiamo chiesto all’Assessore che in una fase emergenziale come quella che stiamo vivendo queste strutture devono essere parificate a quelle sanitarie».

Ma non è un premio

Paolo Terrinoni Segretario Generale Pensionati Lazio © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Non a caso nelle settimane scorse c’è stata la firma del protocollo d’intesa tra Regione Lazio e strutture private aderenti all’Aiop. Le cliniche associate alla sigla della presidente Jessica Faroni si sono messe a disposizione per fronteggiare il coronavirus: pronte ad accogliere i pazienti degli ospedali per lasciare alle strutture pubbliche tutto lo spazio e gli uomini necessari per occuparsi di Covid. (leggi qui Covid-19, lo stop rallenta il virus: i casi aumentano meno).

La Cisl su questo punto è ancora più chiara: la parificazione tra Pubblico e Privato «non può essere visto come un premio per loro». Perché non tutti sono uguali. Sta emergendo in questi giorni. L’assessore alla sanità del Lazio Alessio D’Amato ha ordinato ai prefetti ed ai sindaci di controllare tutte le Case di Riposo e le strutture per anziani. In alcuni casi è stato disposto il trasferimento dei pazienti (Fiuggi), in altri è intervenuta nella gestione la Asl (Roma 2).

Le casse previdenziali

Roberto Chierchia Segretario Generale Funzione Pubblica Cisl Lazio

La Regione sta reclutando i rinforzi per fare fronte all’emergenza. A venerdì risultavano assunte 811 persone: 329 di loro sono medici e 378 sono infermieri, il resto fa parte delle altre professioni sanitarie. A loro si aggiungono le assunzioni fatte dalla sanità privata.

Ma non basta. L’organizzazione guidata da Enrico Coppotelli chiede alla Regione di «fornire tutti i dispositivi di prevenzione individuale, deve fare più tamponi possibili, deve formare il personale all’interno di queste strutture private in modo mirato».

Una soluzione al problema dei tamponi è stata proposta. Cisl ha chiesto alla Regione Lazio di poter far intervenire le casse previdenziali contrattuali private. C’è già qualcuna di loro che si è detta disponibile ad effettuare il tampone per la rilevazione del coronavirus.

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