Covid, casi raddoppiati: il Lazio verso l’Arancione

I casi di Covid sono raddoppiati nel Lazio in appena 3 settimane. Superato l'affollamento del 30% delle Terapie Intensive regionali: Frosinone sabato era al 94%. L'Unità di Crisi: "Si prevede uno scenario in netto peggioramento”. Unindustria mette a disposizione la sede per trsformarla in hub vaccinale

L’argine comincia a cedere. Colpa delle varianti, colpa dei comportamenti. La conseguenza è che in sole tre settimane i casi di Covid nel Lazio sono raddoppiati. Non lasciano spazio ai dubbi i nuovi dati del monitoraggio settimanale svolto dall’Istituto Superiore di Sanità in arrivo domani. Sulla base di quei numeri il Lazio diventerà zona arancione.

Sempre più ricoverati

A far scattare la preoccupazione non è solo l’indice di trasmissione del Covid: sette giorni fa segnava 0.98, vicinissimo a quella quota 1 che fa scattare il cambio di fascia. A dire più di tutto come stanno le cose è l’occupazione dei posti letto: i reparti si stanno riempiendo in maniera costante, l’onda sta salendo giorno dopo giorno.

(Foto: Stefano Cavicchi / Imagoeconomica)

Il 9 marzo il Lazio ha superato la soglia del 30% dei posti letto occupati in Terapia Intensiva. Ci sono picchi come quello registrati in provincia di Frosinone dove i posti di Terapia Intensiva erano occupati al 94%.

I ricoveri continuano a crescere da almeno una settimana. Per i pazienti non critici al momento siamo intorno al 35%, in linea con la soglia del 40%, ma anche in questo caso il numero dei casi è in costante aumento.

Analizzando la tabella dei nuovi casi, ciò che risulta evidente è che in tre settimane i contagi sono raddoppiati.

Mercoledì 17 febbraio i nuovi casi di Covid registrati erano 871. Sette giorni dopo il 24 febbraio, erano saliti a 1.188. Il 3 marzo erano 1.520 e ieri 10 marzo ben 1.654.

Peggioramento costante

Il rapporto tra positivi e tamponi molecolari non è mai sceso sotto il 10%, con un costante peggioramento. Il 24 febbraio è anche il giorno dell’inversione della curva degli attualmente positivi, che in tre mesi erano scesi da oltre 90mila a 34.880. Il 25 febbraio è iniziata la risalita, oggi siamo a 38.876.

Nell’ultima settimana la provincia che ha registrato il maggiore incremento è stata quella di Rieti, con +133% di casi. Poi Frosinone con +55%, Latina con +42% mentre è in controtendenza Viterbo, con un -11%. Roma ha invece sostanzialmente tenuto, con un +9%.

(Foto: Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica)

Non è la percentuale a dover far riflettere. Tanto per essere chiari: se parto da 2 casi di Covid e me ne ritrovo 5 sono cresciuto del +150% ma sempre 5 letti ho occupato; se parto da 100 casi e me ne ritrovo 155 è vero che ho fatto ‘solo’ un +55% ma ho 155 ammalati da gestire.

In giornata l’Unità di Crisi della Regione Lazio ha ammesso che i dati del contagio sono in aumento e “raggiungono i livelli di due mesi fa, con un trend di crescita rispetto alle due settimane precedenti. Lo scenario è previsto in netto peggioramento, bisogna mantenere altissimo il livello di guardia. Non è possibile concedersi nessuna distrazione, il virus con le sue varianti sta riprendendo vigore, la priorità e’ quella di interrompere ora la catena di trasmissione”.

La sede per vaccinare

L’unico modo per rafforzare l’argine contro il Covid, oltre ai comportamenti, è vaccinare. tanto e in fretta.

Quanto sia importante lo ha spiegato in giornata Francesco Gesualdo, pediatra ricercatore dell’area di Medicina Predittiva e Preventiva dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma,

Ha illustrato uno studio statunitense. Dal quale emerge come il ritardo nelle vaccinazioni abbia un grandissimo impatto sulla durata della pandemia. Nello studio statunitense si confrontava una strategia che prevedeva la somministrazione di 1 milione di vaccini al giorno con efficacia del 90%, contro una strategia che ne prevedeva 1 milione e mezzo con un’efficacia del 70%. Il risultato? “La differenza nel modello era impressionante: se si fosse scelta la seconda opzione, quindi un vaccino con una minore efficacia ma immediatamente disponibile e in grado di raggiungere prima una larga fetta di popolazione, l’epidemia sarebbe durata 2 mesi e mezzo in meno e questo avrebbe permesso di risparmiare 1 milione e mezzo di malati, circa 50.000 ricoveri e oltre 6.000 morti“.

Il presidente Camilli con i presidenti di Frosinone, Cassino, Latina

Ma servono i vaccini, servono i vaccinatori, servono i locali. (Leggi qui Allarme scorte nel Lazio: D’Amato spera in Sputnik).

Unindustria è pronta a dare una mano: mettendo a disposizione gli spazi e sensibilizzando. Lo spiega il presidente Angelo Camilli. “Sin dall’inizio della pandemia, un anno fa, il sistema delle imprese ha messo in campo tutte le procedure idonee a prevenire il contagio. Grazie a tutto questo, i luoghi di lavoro, dove già si operava nella massima sicurezza, sono diventati ancora più sicuri. Ora abbiamo deciso di mettere a disposizione della Regione Lazio gli spazi della nostra sede, che potrebbe diventare un hub importante per tutta Roma est e non solo. Vogliamo lavorare, inoltre, su un protocollo che incoraggi le imprese associate a mettersi a disposizione per agevolare in qualunque modo la campagna vaccinale“.

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