E allora penso… Positivo

Alessioporcu

Mai sottovalutare i dettagli. E nemmeno i consigli che ti dà il medico. Soprattutto se inizia a darteli con una voce diversa dal solito. Per il resto... penso da positivo

Sono i dettagli a fare la differenza. Bisogna avere la pazienza di volerli cercare. Ma quando li individui, loro ti premiano: ti danno un articolo che gli altri non hanno. Questi poi, erano dettagli impossibili da non notare: alle 6 del mattino, appena sveglio per coordinare i titoli di E la stampa bellezza, mentre la macchinetta del caffè va in pressione, lo specchio restituisce un’immagine deformata. Non per modo di dire, la parte destra della faccia riflessa sul vetro questa mattina è deforme. Le labbra sembrano quello di Valeria Marini nei giorni migliori, lo zigomo destro sembra preso in prestito da Ridge di Beautiful. Tutto è gonfio.

Lo sguardo abituato a mille imprese etiliche tranquillizza: Poco male, tornerà a posto. Di corsa allora a sistemare i Titoli e dopo avere dato il via alla pubblicazione, subito in macchina: l’appuntamento al Drive Test è per le ore 8 così togliamo i dubbi una volta per tutte. Per tre giorni di fila ho avuto contatti stretti con persone che si sono rivelate positive, ogni volta un tampone ha restituito subito la tranquillità ‘Negativo’ 3 su 3. Il mio medico, dottore vecchia scuola (lui direbbe di campagna), ha ordinato ‘Vai a fare il molecolare e tagliamo la testa al toro‘.

Manco Rocky mentre invoca Adriana

Rocky Balboa

Fatto. Ma al rientro l’occhio destro ha sonno, tende a chiudersi. Uno solo? Lo guardo allo specchietto retrovisore: oltre al labbro di Valeria Marini, lo zigomo di Beautiful, ora c’è il sopracciglio di Rocky Balboa mentre invoca Adriana dopo avere assaggiato un paio di diretti del biondino che aveva promesso di spiezzarlo in due.

Questa volta la chiamata al medico ci sta tutta. Non avevo mai sentito Giovanni Giorgio con la voce preoccupata e quasi suadente: lui non cerca di convincerti, ordina. “Ora tu senti a me, ti prendi subito quattro pasticche di Bentelan e corri senza perdere nemmeno un minuto al Pronto Soccorso. Ma ti senti che non riesci nemmeno a parlare?”? Vabbe, sempre apprensiva sti medici.

A Cassino al Santa Scolastica c’è un po di fila, nulla di che. Triage. Cortese e professionale, da dietro gli occhiali mi domanda: Lei cosa ha? Tanto siamo distanti signorina, tolgo la mascherina penso di avere una reazione allergica , ho già 4 mg di Bentelan in corpo. Non fa altre domande: nemmeno nome, cognome, mai stato qui, gruppo sanguigno, come gradisce che restituiamo la salma alla famiglia. Molla pure la cartellina che ha in mano e in meno di dieci secondi sono allungato su un lettino, con una cannula innestata nella vena destra, gli elettrodi alle caviglie sinistra, una puntura da iniettare endovena ed una intramuscolo. Preferisce braccio o gluteo? Dove si fa prima, grazie.

A cosa accidenti sarò diventato allergico?

Pensa positivo

Uno dei reparti Covid nella Asl di Frosinone

Nel frattempo un’altra signorina inizia a ravanare nelle mie narici. Guardi sono risultato negativo giovedì, venerdì e due volte sabato, stamani ho fatto il quinto in cinque giorni. Invece no, il Covid ha bussato pure a questo portone: positivo. Una bella rogna. L’ospedale di Cassino non è più Covid Hospital, devo subito essere isolato e bisogna sanificare la sala. Via tutti.

Intanto inizia la trafila. Sono collegate le due cose: l’angioedema della reazione allergica ed il coronavirus? Intanto le belle notizie non vengono mai da sole: il cardiogramma conferma le lesioni d’organo al cuore, paga quasi 40 anni di chilometri alla ricerca delle notizie, di voci da ascoltare, tragedie da vedere, troppo stress, troppi pranzi e cene, troppi litri di caffè. Per fortuna gli ho tolto quei Toscani che con il loro fumo denso lo rendevano come il motore Perkins delle vecchie Giulia anni Settanta, rumoroso ma affidabile.

Morale della favola? Inizia il consulto se fare o meno le monoclonali. Nel frattempo vengo confinato in una stanza con due compagni di sventura, con l’ordine di non mettere il naso fuori nemmeno se sconfinassero le truppe dal Donbas.

Quella frontiera che abbiamo dimenticato

Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

È un posto di osservazione privilegiato: non visto puoi vedere tutto attraverso l’udito. Senti quello che insulta gli infermieri perché pretende di fumare una sigaretta: una sola, sono nervoso. Un altro vuole la finestra aperta alimenti sclero. C’è chi implora e chi maledice. C’è una voce di medico, una donna, che ad un certo punto alza di due ottave il tono e comincia a prometterle a destra ed a manca: non ci sarà bisogno di alcunché perché ognuno torna al suo posto, nessuno vuole più fumare né tenere aperta la finestra. Potenza delle donne.

C’è una donna, una paziente, che strilla disperata. Ma lo fa con il ritmo di chi vive in un mondo tutto suo e quello è l’unico modo con cui sa comunicare. Pensi alla pazienza che devono avere quegli uomini e quelle donne che stanno sotto al camice: non devono solo avere studiato per anni, non devono poi essersi esercitati per altrettanto tempo, la loro grande forza sta nel vivere ogni giorno accanto al dolore senza abituarsene ma conservando la loro umanità.

In un attimo rivedi quei volti segnati dalle mascherine, quei corpi diventati tutti uguali dietro strati di tute impermeabili al droplet, quegli occhi stanchi per i turni senza riposo. Il mainstream non li mette più al centro e la gente non alza più la bandiera ‘Andrà tutto bene‘.

In clausura e positivo

Foto © Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

Le ore passano: il fatto di non essere Covid Hospital impone di dare la precedenza agli altri. Non perché siano più importanti ma perché quando faranno gli esami a te poi dovranno stoppare ogni cosa per sanificare.

È sera, ma i volti di quelli sotto al camice sono sempre sorridenti: non lo vedi perché c’è la mascherina ma lo avverti, dal tono della voce, dalle parole che scelgono per tirarti su il morale. (Leggi qui)

Arriva il momento. Il verdetto è chiaro: non ci sono le condizioni per fare le monoclonali in sicurezza. La causa della reazione allergica va investigata. Intanto, da subito clausura totale. Per me è una pacchia: nella mia stanza, con il mio computer, con una pila di eparina e cortisone da prendere agli orari giusti ed un medico che mi dice “Mi raccomando, ogni sera mi deve aggiornare”. Libero di spalare articoli come il fuochista impala carbone nella fornace della locomotiva.

Poco male, posso tornare a scrivere: penso che è bello sapere che puoi contare su persone così se la tua salute, quella du quelli a cui vuoi bene, per un motivo qualsiasi finisce in bilico. Penso da positivo.

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