Ecco perché Renzi non voterà la sfiducia a Durigon

Una scelta ipergovernista per non creare problemi a Mario Draghi. Ma anche un modo per non fare favori a Letta e Conte. Oltre che per mantenere un ponte con Salvini e Berlusconi. Fatto sta che senza i voti di Italia Viva difficilmente ci saranno i numeri. Giorgetti e Zaia pensano già al sostituto (Massimo Bitonci), ma dovranno fare i conti con l’asse dei due Matteo. Anche loro.

Matteo Renzi  e Italia Viva non voteranno la sfiducia a Claudio Durigon. Non lo faranno perché sarebbe in ogni caso un “terremoto” che avrebbe effetti nella maggioranza che sostiene il Governo di Mario Draghi. Non lo faranno perché non hanno alcuna intenzione di fare un favore al Pd di Enrico Letta e al Movimento di Giuseppe Conte. Per chi non lo ricordasse, è stato Renzi a mandare a casa Conte e a favorire l’ascesa di Mario Draghi.

Renzi non vota contro il Governo

Claudio Durigon (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Non lo farà perché probabilmente intende mantenere un filo diretto con la Lega di Matteo Salvini per future manovre politiche, delle quali si parla. Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio attacca Matteo Renzi un giorno sì e l’altro pure. Ha scritto: “Muto. Matteo Renzi continua il suo religioso silenzio sul caso di Claudio Durigon. Non scrive nulla sui social, non ne parla durante gli interventi pubblici, grazie anche al fatto che i giornalisti non gli pongono alcuna domanda sul sottosegretario all’Economia”. 

Mentre il quotidiano comunista Il Manifesto racconta: “Matteo Renzi pronto a soccorrere Matteo Salvini sul caso Durigon. Mentre l’ex rottamatore evita di attaccare il sottosegretario leghista che ha proposto di re-intitolare il parco di Latina ad Arnaldo Mussolini, viene meno la sponda dei renziani alla mozione di censura che verrà presentata a settembre dai giallorossi se Durigon non si sarà dimesso. O se il premier Draghi o il ministro dell’Economia Daniele Franco non avranno provveduto a rimuoverlo oppure a togliergli le deleghe al Mef”.

Intanto il coordinatore di Italia Viva Ettore Rosato afferma: «Non voteremo un documento di censura che sarebbe contro il governo. Non farei mozioni neppure contro un grillino». Questo vuol dire che, senza i voti di Italia Viva, i numeri sono a rischio sia alla Camera che al Senato.

In panchina si scalda Bitonci

Massimo Bitonci

Sempre il Manifesto fa sapere che nel fronte nordista della Lega (che ha come riferimenti Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia) “cresce intanto il pressing silenzioso per arrivare alla sostituzione di un uomo simbolo della nuova Lega, quella che ha messo radici nel centrosud raccattando spesso ex fascisti”. Per il posto di Durigon sale il nome di Massimo Bitonci, veneto, sottosegretario al Mef nel Conte 1 e non ripescato nel governo Draghi per lasciare spazio al laziale.

Ma intanto, dopo Ferragosto sul caso Durigon Pd e Cinque Stelle torneranno alla carica. La posizione di Matteo Renzi complica le strategie del centrosinistra. E questo è un elemento sul quale riflettere anche in prospettiva. Si parla da tempo di una possibile intesa tra Forza Italia e Italia Viva con una prospettiva da Partito Popolare Europeo. Con la sponda della Lega di Matteo Salvini.

Una cosa è certa: se la mozione contro Durigon dovesse essere respinta, Matteo Renzi diventerebbe ancora una volta il Signore delle maggioranze parlamentari. Un elemento sul quale Enrico Letta e Giuseppe Conte dovrebbero riflettere molto. A Renzi non frega nulla del fascismo o dell’antifascismo. E a questo punto neppure delle percentuali dei sondaggi.

Gioca le partite in Parlamento.

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