Ed il sindaco Marzi restò da solo a cena

L'ex sindaco attende quasi un'ora a cena da Neglia il suo successore. Ma Michele Marini non si presenta. Marzi cena solo. E l'incontro del chiarimento crea invece una nuova frattura

Un antipasto con gamberetti al vapore, poi alici del Cantabrico, infine un altro dei manicaretti che escono solo dalla cucina di Giggino Neglia nel centro storico di Frosinone. Sul tavolo, una bottiglia di Belvento, vermentino di Toscana intorno ai dodici gradi: accortezze per palati fini. Ma l’avvocato Domenico Marzi, il sindaco che ha ammodernato Frosinone avviando la stagione dei grandi lavori pubblici, venerdì sera ha cenato solo: il commensale che attendeva a tavola non si è presentato. Aveva appuntamento con un altro ex sindaco: Michele Marini, suo storico vice e poi suo successore.

La cena della pace

GIGINO NEGLIA

Doveva essere la cena del chiarimento. Quella con la quale seppellire per sempre malintesi e rancori. Gettare le basi per una stagione nuova. E magari spianare la strada ad un dialogo nuovo nel centrosinistra che tra pochi mesi si presenterà di nuovo alle urne nel tentativo di dare un erede politico a Domenico Marzi e Michele Marini.

Maglioncino beige in caldo cachemere, elegante ma informale, Memmo Marzi si è presentato alle otto della sera al ristorante La Stella. Aveva prenotato un tavolo per due, appartato. Nessuno sapeva chi dovesse essere il suo commensale. Dopo mezzora di attesa ha preso lo smartphone ed inviato un messaggio: “Io sono qui”. Nessuna risposta.

Ha scambiato quattro chiacchiere con il chef, un paio di battute con il direttore delle Bonifiche nel Lazio Andrea Renna e qualche pettegolezzo con l’imprenditore Massimo Pizzuti. Poi, dopo un altro quarto d’ora di attesa ha ordinato: “Giggì, inizia a portare”. Via con gli antipasti, un primo di pesce, il secondo “No basta, non ce la faccio più”.

Al tavolo è rimasto qualche minuto Renna, meno ancora Pizzuti. Memmo ha cenato da solo.

Le incomprensioni inutili

Foto: Edoardo Palmesi

Quella tra Domenico Marzi e Michele Marini è stata una lunga storia di amore e veleni. Anni vissuti gomito a gomito, condividendo scelte e responsabilità. Poi, dopo dieci anni al governo di Frosinone, il passaggio di fascia tricolore tra il sindaco Marzi ed il suo storico vice Marini sembrò una cosa naturale. Ma fu l’inizio di in lento raffreddarsi dei rapporti, fino a diventare freddezza e distacco. Culminando, cinque anni più tardi, in una clamorosa contrapposizione: il sindaco uscente Michele Marini candidato al bis con il sostegno di mezzo centrosinistra, il suo predecessore Domenico Marzi candidato su un altro fronte con l’altra metà del centrosinistra.

Finì come nel celebre proverbio dei due litiganti: a godere in quel caso fu Nicola Ottaviani con il suo centrodestra che da allora governa la città.

A rendere più profonda la frattura fu il fatto che nessuno tentò di sanarla. Nessuno cercò di mettere pace né umanamente, né politicamente. I numeri dicono che al secondo turno tutto il centrosinistra votò compatto Marini: non bastò. Michele si sentì tradito ed usurpato di un bis che era alla portata.

Nei cinque anni successivi Marini si ritirò in un suo ideale Aventino. E quando arrivò il momento di sostenere la candidatura di Fabrizio Cristofari come sindaco, si guardò bene dall’impegnarsi a portargli i voti. Perché il presidente dell’Ordine dei Medici era uno di quelli che fu tra i protagonisti della spaccatura avvenuta cinque anni prima.

La pace necessaria

Ora si torna alle urne. Con un centrodestra che non potrà ricandidare Nicola Ottaviani, il sindaco che ha tagliato più nastri nella storia amministrativa di Frosinone. Saranno i civici a fare da ago della bilancia, in sospeso tra i due fronti politici.

Michele Marini lo sa. E per questo ha annunciato che si candiderà ancora una volta. A costo di far perdere di nuovo il centrosinistra.

Memmo Marzi lo sa. E per questo aveva organizzato la cena. Per mettere una pietra sopra ad un passato distante dieci anni. E che di danni politici al Pd ne ha già fatti in maniera infinita. E se non fossero bastati, almeno per mettere una pietra sui rancori personali. Che Marzi da anni assicura “personalmente non ne ho”.

O meglio, non ne aveva. Essere lasciato solo a tavola, seppure con delle ottime alici ed un profumato Belvento di Toscana, è un affronto che difficilmente riuscirà a tollerare.

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