Elezioni, come il Gioco dell’Oca (di C.Trento)

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

 

CORRADO TRENTO
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In realtà gli spazi di manovra ci sono e il Partito Democratico li sta analizzando tutti. La proposta di riforma elettorale, affondata dai “ franchi tiratori” alla Camera, tornerà in commissione affari costituzionali martedì. Ma nessuno crede davvero che si possa arrivare ad una nuova intesa tra Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Forza Italia e Lega.

Il senatore Francesco Scalia in queste ore “ soggiorna” al Nazareno. Dice: «Ha ragione Matteo Renzi: una legge c’ è, con soglia di sbarramento al 3% per la Camera e all’ 8% per il Senato. Certamente c’ è bisogno di alcuni accorgimenti tecnici». Il riferimento è chiaro: per la Camera c’ è l’ Italicum “ corretto”, per il Senato il Consultellum.

E pare essere proprio quest’ultimo il sistema elettorale preferito da Matteo Renzi: proporzionale puro, senza premio di maggioranza e senza capilista bloccati. Per poter accedere alla ripartizione dei seggi, su base regionale, occorre superare la soglia di sbarramento dell 8% per le liste non coalizzate e del 3% per le liste coalizzate, sempre che la coalizione superi il 20%. È prevista la preferenza unica.

Al Senato ogni collegio ha una dimensione regionale. Ovviamente per la Camera andrebbe adattato e parametrato sull’Italicum corretto. Dopo un’ iniziale accelerazione c’ è stata una brusca frenata sull’opzione delle elezioni anticipate. A questo punto è possibile che si arrivi alla scadenza naturale, prevista per febbraio 2018.

Francesco Scalia nota: «Il Movimento Cinque Stelle ancora una volta si è dimostrato inaffidabile e del tutto incapace di reggere alle proteste della base. Fra le altre cose, a Roma i pentastellati hanno già fallito nell’amministrazione della città. E a Torino, fin quando si è trattato di portare avanti l’ ordinaria amministrazione, nessun problema: considerando però che Piero Fassino ha lasciato una città “ gioiello” . Alla prima difficoltà invece sono emersi i problemi».

Sul piano strettamente politico è probabile che il Pd a questo punto possa provare, proprio sulla legge elettorale, a recuperare il rapporto politico con i partiti più piccoli.

Ma bisogna registrare pure il no di Giuliano Pisapia al dialogo con Renzi in questo momento. Anzi, Pisapia ha chiesto le primarie per decidere il candidato.

Al di là degli scenari e dei tecnicismi, però, con Italicum e Consultellum torna l’ impostazione iniziale.

Alla Camera ci sarebbero un centinaio di collegi e quello della provincia di Frosinone corrisponderebbe ai confini territoriali della provincia. Le liste sarebbero formate da un candidato capolista e da un elenco di candidati e l’elettore potrebbe esprimere fino a due preferenze di sesso diverso, tra coloro che non sono capilista.

Quindi verrebbero proclamati eletti dapprima i capilista nei collegi, i cosiddetti capilista bloccati, e successivamente i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze.

Nel Pd tornerebbe la sfida tra Francesco Scalia e Francesco De Angelis, a meno che non trovino un accordo. Mentre Maria Spilabotte viaggia per proprio conto. Nazzareno Pilozzi direbbe la sua in ogni caso.

Mentre per quanto riguarda Forza Italia un Consultellum adattato alla Camera cambierebbe nuovamente la situazione delle candidature. E il consigliere regionale Mario Abbruzzese tornerebbe in pole position per una designazione a Montecitorio.

Insomma, la situazione torna al punto di partenza.

 

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