Niente fascia per Franco: «E allora l’erba in città tagliatevela voi, pure con la fascia»

I telegrammi del Conte della Selvotta sulla politica Cassinate. L'affronto della fascia a Franco Evangelista. Anzi: il doppio affronto. E lui dice "Allora l'erba tagliatevela da soli, pure con la fascia"

Domenico Malatesta
Domenico Malatesta

Conte della Selvotta

FRANCO SENZA FASCIA, S.ANGELO IN THEODICE IN RIVOLTA

Chi è quello straniero con la fascia tricolore? Non è Franco Evangelista! Come mai?

I devoti alla Madonna della Pietà a Sant’Angelo in Theodice, ridente frazione di Cassino con antiche fantasie autonomiste, hanno avuto un dubbio. Ma come, non c’è lui con la fascia tricolore come ogni anno accanto al parroco alla processione?! Non accadeva dai tempi del sindaco Scittarelli.

Franco Evangelista, consigliere comunale di Forza Italia, responsabile della delegazione comunale di Sant’Angelo in Theodice nonché nativo e residente nella frazione, domenica scorsa non ha potuto indossare l’ambita fascia tricolore e seguire la processione in rappresentanza del sindaco. Un altro consigliere comunale, di un altro Partito, spesso ribelle in Aula, lo aveva anticipato nella richiesta al sindaco.

E’ stato l’avvocato Antonio Valente (Noi con l’Italia), con origini locali, a ritirare in Comune la fascia per indossarla domenica rifilando così uno sgarbo (enorme) a Franco Evangelista, tuttofare per la manutenzione. «Senza di me, la città sarebbe sporca, ma molto sporca, anche senza luci e senza verde» ripete a tutti.

Franco senza fascia!! Ed è scattato il tam tam nella frazione. Tanto da far arrabbiare gli altri consiglieri comunali della località. Come il presidente d’aula Dino Secondino e il fontaniere-giardiniere Angelo Panaccione. E su whatsapp sono volate parole solidali per Franco il quale ha scritto: S.Angelo ringrazia!!

 

LE FASCE SONO FINITE

E Franco in costante ribellione con il sindaco e con altri del suo Partito si è innervosito non poco quando ha saputo che sempre domenica scorsa le fasce tricolori erano finite. Una è stata fatta indossare a Maria Iannone, la neo assessore, per rappresentare il Comune di Cassino al Certamen di Arpino (e non era necessaria essendo un evento studentesco). Un’altra la sfoggiava il consigliere Alessio Ranaldi per la processione alla festa dell’Ascensione a San Michele di Cassino.

«E a me niente? E l’erba ve la tagliate voi adesso, anche con la fascia», disse. Ricevendo la solidarietà del consigliere Francesca Calvani ma non di Rossella Chiusaroli devota ad Antonio Valente. Anzi, la Rossella, dicono i maligni comunali, ha avuto l’ardire di chiedere il rendiconto delle spese della manutenzione fatte dal consigliere tuttofare Franco Evangelista. Il quale si è arrabbiato ancora di più.

«Ma come i cittadini mi ringraziano per il lavoro che faccio per la città e i colleghi di maggioranza mi attaccano. E il sindaco sta zitto». Ipse dixit.

 

IL DUBBIO DI CMD’A: DISSESTO O A CASA

«Essere, o non essere» (To be, or not to be nell’originale inglese) è una frase dell’Amleto di William Shakespeare. La battuta viene pronunciata dal principe Amleto all’inizio del soliloquio nella prima scena del terzo atto della tragedia.

Parole di Amleto:”Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.”

Carlo Maria D’Alessandro (in breve CMD’A), sindaco pro-tempore di Cassino, avrà ripassato questa mattina in macchina nel viaggio verso la capitale il dubbio amletico.

Vale fare questo dissesto e passare per il sindaco che ha fatto il dissesto oltre alle altre cantonate? O tirare a campare come hanno fatto i precedenti?

Poi al cospetto dei ministeriali e dei contabili per l’ardua risposta: ma quale dissesto?

È il dubbio anche dell’oracolo M.A., defunto parlamentare e precariamente risorto vice responsabile nazionale degli Enti Locali di Forza Italia. “Forse meglio tutti a casa e ricominciamo daccapo”. Pensò.

 

FORZA ITALIA PIGLIATUTTO

La rivolta della maggioranza consiliare al comune di Cassino. Perché Forza Italia non si sente ben rappresentata. E gli alleati hanno fatto l’appello: FI ha il sindaco, il presidente del consiglio, il vice presidente del Consorzio dei Servizi Sociali, l’assessore all’Ambiente e la delega alla Manutenzione, il dirigente ai Lavori Pubblici, Urbanistica e Ambiente, la delega ai cimiteri.

I maligni della maggioranza dicono: Forza Italia ha più incarichi che consiglieri e si dicono sottorappresentati. E noi civici e di altri partiti alleati?

E così il forzista Franco Evangelista vuole raccogliere le firme per sfiduciare Rossella Chiusaroli da capogruppo di Forza Italia. Se firmano in 4, lei chiederà la sfiducia al presidente d’aula Dino Secondino.

 

IL DIKTAT DELLA LEGA

I leghisti Robertino Marsella e Claudio Monticchio dissero al sindaco e a M.A.: o ci fate fare il nostro progetto sulla sicurezza finanziato da due anni (l’unico di questa maggioranza approvato) per 850mila euro o il bilancio e il dissesto ve lo votate da soli. Prendere o lasciare.

I due stanno riflettendo sul diktat leghista. E non è finita: perché vogliamo la riconferma di Carmelo Palombo con le deleghe di Assessore e di Vice Sindaco.

Delusione per qualche aspirante assessore per occupare la settima casella lasciata vuota da CMD’A per rispetto dei ribelli. Perchè CMD’A ha anche un cuore e pensa non solo al presente ma anche al futuro: quei due ribelli di consiglieri mi potrebbero servire in caso di altre ribellioni, vicine e lontane. Meglio aspettare.

Ma l’assessore Benedetto Leone ormai non ci pensa più alla fascia di vice primo cittadino. Ma se imposta da M.A., allora sì.

 

LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI E DEI PESCI

Con il termine moltiplicazione dei pani e dei pesci ci si riferisce a due miracoli di Gesù descritti nei Vangeli.

E quei miracoli li vogliono moltiplicare M.A. e CMD’A per salvare l’asilo pro-tempore. Distribuendo incarichi a consiglieri e loro famigli (i maligni dicono anche ‘familiari’ ma è solo una malignità: non è possibile). Una proposta politica non disdegnata dai frequentanti quell’asilo.