Mike, l’ottimista contro i numeri di Fca

Foto: © Imagoeconomica - Sergio Oliverio

I numeri della prima Trimestrale di Fca. Il Ceo Mike Manley è ottimista. E prevede che nel corso dell'anno la situazione migliorerà. Ecco perché

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

I dati economici trimestrali? Brutti ma attesi

In principio fu il premier Giuseppe Conte con la storia dell’anno bellissimo. In seguito fu Gigino Di Maio con il suo boom economico. Oggi tocca a Mike Manley. Anche il CEO – che in italiano vuol dire grande capo – di Fca si è lasciato andare all’ottimismo sfrenato nonostante i conti del gruppo automobilistico siano tutt’altro che belli da vedere ed analizzare.

     Fiat Chrysler Automobiles chiude il primo trimestre 2019 con un utile netto delle Continuing Operation a 0,5 miliardi di euro, utile netto adjusted a 0,6 miliardi di euro, EBIT adjusted (il risultato prima del pagamento delle tasse) a 1,1 miliardi di euro e margine al 4,4%. Il gruppo conferma i target per l’anno in corso. I ricavi si sono attestati a 25,733 miliardi di euro. L’utile netto è in calo del 47% rispetto allo stesso periodo del 2018. Che vuol dire per noi profani? Che le cose non è che vadano molto bene, che i numeri dello scorso anno si sono dimezzati, ma che comunque si resta in terreno positivo.

     Questi numeri però non fanno paura, anzi, dalle parti del Lingotto, o della City, o di Auburn Hills erano più che attesi. «Questo trimestre è stato in linea con le nostre attese, ma nella seconda metà dell’anno si vedranno benefici nell’area Emea ed i numeri saranno migliori. Il 2019 è un anno solito come risultati dopo i forti venti contrari registrati nel 2018 in alcuni settori». Questo il cuore del discorso di Mike Manley, poche parole che hanno fatto cambiare lo scenario in borsa: il titolo Fca da paziente moribondo, si è trasformato in una guarigione straordinaria.

Ok l’ottimismo, ma la realtà?

     Ma tutto ciò, nella vita reale, nella giornata dei lavoratori di Cassino Plant e soprattutto nella loro busta paga, in cosa si traduce?

L’andamento dell’economia, per chi ne sa, è facilmente leggibile. E se oggi un manager come Manley ha detto quelle cose, un motivo ci sarà. Anche perché a lui non lo deve votare nessuno. Le cose cambieranno nei prossimi mesi: l’industria avrà uno slancio diverso, il riposizionamento del brand su un mercato cruciale come quello cinese e la continua crescita americana saranno una parte importantissima del business.

     E l’Italia? Ed i lavoratori? E Cassino Plant? Tra gli stabilimenti italiani quello di Piedimonte San Germano è secondo solo a Melfi a livello di risultati e prospettive. I modelli da produrre ci sono, così come gli aggiornamenti di quelli esistenti a versioni ibride. C’è solo bisogno di tempo e quel tempo coincide con l’ottimismo di Manley.

Certo, guardando ad oggi i giorni della cassa che si fa a Cassino l’ottimismo appare un mero esercizio aziendalista, ma tanto per dirne una il Suv Maserati è pronto ed attende solo di essere messo sulle linee.

Stelvio è l’ancora di salvezza

     Ed allora proviamo anche noi ad essere ottimisti come fa il buon Mike e lo facciamo leggendo un solo dato che emerge dalle immatricolazioni italiane. E’ solo Stelvio a portare avanti il marchio del biscione ed è su questa auto che si intende puntare. Il SUV della casa italiana, infatti, è arrivato a quota 1.095 unità vendute in Italia ad aprile registrando una crescita del 9% rispetto ai dati raccolti nel corso dell’aprile del 2018.

Se consideriamo che le vendite totali sono state 2200, restano altre 1100 auto da dividere tra Giulietta e Giulia, che ormai hanno un ruolo davvero marginale e se per la compatta era preventivabile, per Giulia si stanno assumendo i caratteri del fallimento.

     D’altronde Sergio Marchionne aveva tratteggiato bene i contorni di Giulia, definendola come un’auto fatta con troppa fretta, così come aveva sottolineato la grandezza di Stelvio.

Ora tocca a Manley. Sta a lui dimostrare che il suo ottimismo non è come quello del premier Conte e nemmeno come quello del ministro Di Maio.

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