Il Protocollo Gargano, «Qualcosa non quadra alla Fiotech»

La carta che non quadra è il protocollo 2523 del 13 luglio 2015. E’ un documento su carta intestata del Cosilam – Consorzio Industriale per lo Sviluppo del Lazio Meridionale. I destinatari sono la Regione Lazio, la società Fiotech, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, il Comune di Cassino. In quel documento l’allora direttore generale Nino Gargano mette nero su bianco che qualcosa non lo convince nel rilascio dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale. E’ il documento rilasciato dalla Regione, indispensabile alla Fiotech per esercitare a Cassino la sua attività di lavorazione e stoccaggio dei rifiuti ospedalieri pericolosi e non. (leggi qui)

A quel documento fa riferimento in queste ore il sindaco di Cassino Carlo Maria D’Alessandro quando dice che qualcosa non lo convince.

 

IL PROTOCOLLO GARGANO

Nel protocollo 2523 custodito negli archivi del Cosilam, l’allora direttore Nino Gargano scrive che ha appena ultimato una ricognizione delle ditte che scaricano nel depuratore industriale che il Consorzio gestisce a Villa Santa Lucia. In quell’estate del 2015 sta entrando in vigore una legge nazionale con la quale anche i depuratori dei Consorzi devono chiedere la certificazione Aia: ecco perché Gargano sta controllando ogni dettaglio.

Ma si accorge di un’incongruenza. Nota che la Fiotech ha ottenuto l’Aia (senza la quale non può lavorare) con la Determinazione Regionale  G00476 del 26 gennaio 2015 per l’attività di cui al punto 5.1 allegato IIX parte II del Decreto Legislativo 152 del 2006 – Stoccaggio e trattamento rifiuti sanitari Pericolosi e non pericolosi.

Nino Gargano scartabella tutta la pratica e nota che per ottenere quell’Aia, Fiotech ha esibito l’autorizzazione rilasciata dal Cosilam il 25 giugno 2014 relativa allo scarico delle acque reflue provenienti dall’impianto.

E allora? «Lo scrivente Consorzio non ha mai rilasciato alcuna autorizzazione alla data sopra citata. Ha rilasciato un’autorizzazione provvisoria il 17 ottobre 2013 con il Prot.3331 allo scarico delle acque reflue assimilate alle domestiche e acque reflue industriali previo trattamento, provenienti dall’attività di autolavaggio di camper, e roulotte, rilasciata alla F&F srl».

Nel protocollo 2523 Gargano annota anche un’altra stranezza. Mette in sicurezza il suo ente e scrive «Il Cosilam non ha mai ricevuto convocazioni per partecipare a Conferenze dei Servizi (è il tavolo che riunisce tutti gli enti con competenza su uno stesso argomento nda) per l’istruttoria Aia della Fiotech».

 

IL SILENZIO DEL COMUNE

Il Protocollo Gargano si chiude con un altra annotazione. Ma soprattutto con una segnalazione chiara al Comune di Cassino su ciò che deve fare a quel punto.

L’annotazione dice che Fiotech non ha mai chiesto alcuna voltura con cui intestarsi l’autorizzazione data alla F&F. Pertanto, per Nino Gargano quella società non è autorizzata a scaricare nel depuratore consortile di Villa Santa Lucia. E’ per questo che chiede al Comune di Cassino «quale titolare della rete fognaria, a disporre l’immediata chiusura del punto di immissione delle acque dell’azienda F&F srl».

 

BRITISH UNDERSTATEMENT

Anche la Fiotech sta verificando le sue carte. La società è stata rilevata di recente e dalla ricognizione dei documenti compiuta prima del passaggio, risultava tutto in regola. Ora l’avvocato Riccardo Di Vizio (studio a Cassino e consulente dello studio internazionale DViuris) sta effettuando una nuova due diligence su tutto il carteggio. Nulla filtra. Nello stile dello studio: parlano gli atti.

Indiscrezioni dicono che l’autorizzazione allo scarico delle acque industriali nel depuratore Cosilam non sia un problema. Perché? Per il semplice motivo che l’impianto con cui lavorare circa 60mila tonnellate di rifiuti ospedalieri a Cassino non utilizza acqua. Funziona con una sorta di cannone ad aria compressa che sbriciola tutti i materiali e li riduce in frammenti. Niente acqua, niente scarichi,, niente autorizzazioni.

L’unica acqua da scaricare nel depuratore, stando al progetto, è quella delle piogge o dei gabinetti per il personale. E per quella è sufficiente – se è vero il Protocollo Gargano – una voltura dell’autorizzazione F&F.

 

Ma Carlo Maria D’Alessandro pare che non ne sia convinto.

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