I grandi cambiamenti all’orizzonte con la fusione Fca – Psa Peugeot

Ci saranno cambiamenti radicali con la fusione Fca - Psa Peugeot. Una diversa filosofia dell'Automotive, razionalizzazione dei costi. E soprattutto dei modelli. Impensabile che rimangano sia Giulia che 508. E poi...

Chi dice che non ci saranno cambiamenti ci ha capito un bel niente. Cambierà tutto. Cambierà in fretta. Anche per Cassino Plant. La fusione tra Fca e Peugeot darà il via ad una rivoluzione destinata a cambiare il settore dell’Automotive.

Gli esperti stimano che ci vorranno quattro anni ed un costo una tantum vicino ai 3 miliardi di euro. Serviranno per amalgamare Fiat Chrysler Automobiles con i suoi dieci marchi (Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Fiat, Fiat Professional, Jeep, Lancia, Maserati, Ram), centodue stabilimenti (dall’assemblaggio alla componentistica) e poco meno di 200mila dipendenti, con Peugeot Société Anonyme ed i suoi cinque marchi (Citroen, Ds Automobiles, Opel, Peugeot, Vauxhall), quarantacinque stabilimenti e poco più di duecentomila dipendenti.

John Elkann © Imagoeconomica, Sergio Oliverio

Non sarà una semplice addizione. Non sarà semplice. E non sarà un’addizione. Le economie di scala, la razionalizzazione dei modelli, la fusione della rete commerciale determineranno nel medio periodo enormi risparmi. Coinvolgendo Cassino Plant, interessando in maniera sostanziale tutto l’indotto automotive del cassinate, toccando anche realtà come Prima (componenti in plastica) che ha la sede centrale del gruppo a Torrice, e Magneti Marelli (elettronica) che ha un plant a Paliano.

La vera rivoluzione non sarà questa. Sarà invece l’ingresso ‘corpo e anima’ nel mondo dell’hybrid e dei motori elettrici. Nel giro di pochi anni sarà tutto diverso. Esattamente come aveva profetizzato Sergio Marchionne nella sua visione globale: in tutto il mondo resteranno cinque o sei costruttori, il vero business non sarà più assemblare le auto, il vero business sarà la tecnologia applicata all’informatica. Sarà la guida intelligente, il software che frena l’auto se c’è un ostacolo improvviso davanti, accende e spegne i fari regolandoli in base alle condizioni di luce, attiva e disattiva i tergicristalli regolandoli in base all’intensità della pioggia. E poi suggerirà in modo automatico il percorso migliore in base alle condizioni del traffico, verificherà se il conducente è stanco ed emetterà un allarme in caso di colpi di sonno, correggerà l’angolo di sterzata se si abborda male la curva.

Buona parte di questo già c’è ma è solo l’inizio. Il punto di arrivo sarà un auto che potenzialmente si occuperà di tutto. Noi dovremo solo salirci a bordo e dirle dove vogliamo che ci porti.

La sede Fca di Mirafiori © Imagoeconomica, Sara Minelli

Soprattutto, la vera rivoluzione sarà il passaggio al green. Questo mondo non ce la fa più a sostenere un modello basato su miliardi di persone che si spostano da una parte all’altra scaricando in aria tonnellate di micro polveri. È per questo che l’Europa ha imposto dal primo gennaio prossimo il taglio netto ai 118 grammi di anidride carbonica finora consentiti ai motori per ogni chilometro percorso. Ha abbassato la media di emissioni a 95 grammi di anidride carbonica per chilometro. La corsa alle auto ibride o elettriche sta tutta qui. Perché altrimenti scattano le salatissime sanzioni Ue.

Quello che dobbiamo capire è che le auto elettriche hanno ben poco da spartire con quelle attuali. Non sono delle macchine alle quali viene tolto il motore a scoppio e ne viene messo uno al quale si cambiano le Duracell ogni volta che si scaricano. Sarà tutto diverso. Niente Duracell ma un pianale fatto di elettrodi: la batteria prenderà la forma della macchina. I primi ad arrivarci sono stati i cinesi. Poi Elon Mask con le sue rivoluzionarie Tesla. Ora ci sta arrivando anche l’Europa.

I francesi di Psa porteranno in dote le loro tecnologie applicate alla costruzione dei pianali – batteria. Li fanno meglio di Fca. Non solo: i francesi del gruppo Peugeot li hanno sviluppati così bene che i loro pianali possono essere adattati sia al sistema di batterie elettriche e sia ai motori tradizionali.

Cambieranno gli investimenti. Verranno messi insieme a quelli francesi per concepire le nuove auto, i nuovi modelli.

Alfa Romeo Giulia e Peugeot 508, in prospettiva una è di troppo

Fabbrica Italia, il piano da 5 miliardi di investimenti, che coinvolge anche Cassino Plant per realizzare le Alfa Romeo Giulia e Stelvio in versione hybrid e plug in resterà? Al momento la risposta è sì. Ma resta da vedere quale sarà la mission dello stabilimento. Se i modelli Giulia e Stelvio resteranno nel listino e fino a quando. Perché è impensabile che possano restare a lungo in produzione sia Alfa Romeo Giulia che Peugeot 508.

Il governo ne sa poco più di niente. Al punto che il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli questa mattina ad Agorà su Raitre brancolava nel buio. «Chiederemo ad Fca continuità sul piano industriale e gli investimenti e la produzione in Italia. L’unione di due grandi gruppi come Fca e Psa può avere economie di scala su costi, ma la riduzione non deve ripercuotersi o incidere sui lavoratori nel nostro Paese». Traduzione: ne sapevamo niente, speriamo che non taglino i nostri.

Nulla gli era stato detto nemmeno l’altro giorno. Lo ammette lo stesso minisitro dicendo «qualche giorno fa ci siamo incontrati al tavolo dell’automotive. Questo accordo, se rispetterà il piano industriale e occupazionale nel nostro Paese, è una buona notizia e la capacità di sviluppo nel settore automotive può portare a benefici». Traduzione: chiederemo a Fca se conferma i suoi investimenti in Italia.

Non è un caso che questa mattina, poche ore dopo l’annuncio dell’accordo con Psa Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil, abbia espresso le sue perplessità ai microfoni di Radio anch’io su Rai Radio1. Ha detto che c’è «fortissima preoccupazione per gli stabilimenti. In Italia c’è una capacità produttiva installata di 1,5 milioni di auto, ma ne vengono prodotte meno della metà. I nostri stabilimenti sono pieni di cassintegrati».

La linea Giulia a cassino Plant

Cassino Plant è tra questi, sua redditività in questa fase è molto bassa. Non a caso Fiom parla di una fusione che è «molto rischiosa». A guidarla sarà uno dei manager più preparati su scala mondiale: il franco-portoghese Carlos Tavares attuale amministratore delegato di Psa e e prossimo Chief Executive Officer di Fca-Psa. Ai francesi è stata già garantita la salvaguardia di tutti i siti produttivi.

Chi dice che non ci saranno cambiamenti a Cassino Plant non ci ha capito granché.

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