Gaeta, la cenerentola di fronte alla matrigna Civitavecchia

C'è amarezza a Gaeta dopo il via all'accordo per valorizzare l'autostrada del mare da Civitavecchia per i prodotti ortofrutticoli romani. Lo stesso che avrebbe potuto fare Gaeta con i prodotti del Mof di Fondi

Il professore Damiano Di Ciaccio è docente in pensione di Economia Aziendale. Ha un passato politico nella Dc e nella Margherita, sotto la loro bandiera è stato più volte Consigliere e Presidente del Consiglio Comunale di Gaeta. È arrabbiato. Perché oggi è Presidente dell’Associazione degli Operatori Portuali di Gaeta. Ed ha letto le dichiarazioni del dinamico presidente dell’Autorita’ di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. Secondo il quale “Civitavecchia ha tutte le caratteristiche per diventare, ancor di più, il gateway dell’import/export intercettando, in particolar modo, le merci provenienti e dirette in Spagna e in nord Africa”. (Leggi qui L’economia del mare e l’Agroalimentare scommettono sul sistema Civitavecchia – Gaeta).

Perché è balzato sulla poltrona il professor Damiano Di Ciaccio? Perché «questa “mission” avrebbe potuto perseguirla il porto di Gaeta in rapporto ed in funzione di quello che era (forse non lo è più) il secondo mercato ortofrutticolo d’Italia, il Mof di Fondi».

Per il presidente degli Operatori Portuali di Gaeta il protocollo firmato dall’avvocato di Francesco Maria di Majo e dal direttore generale del Centro Agroalimentare di Roma Fabio Massimo Pallottininon è altro che la naturale conclusione di una valida idea di delocalizzazione dei vecchi mercati generali di Roma, dalla zona dell’Ostiense all’attuale area di Guidonia. Che è ottimamente collegata con l’Autostrada del Sole, con lo svincolo di Roma Est, il grande raccordo anulare e, dunque, per l’autostrada per Civitavecchia”.

Una grande occasione mancata

La politica pontina è rimasta inerme nel momento in cui il Car di Guidonia ha “svuotato”, quanto basta, il Mof di Fondi. Che invece – per il presidente Di Ciaccio – aveva bisogno di un’inderogabile medicina: “il potenziamento  infrastrutturale e viario con l’A1 attraverso la reclamizzata e mai realizzata Fondi-Ceprano da una parte  e un asset di collegamento con il sud-pontino e, dunque, con il porto commerciale, nel frattempo ampliato, di Gaeta”.

Per il professore Damiano Di Ciaccio è stata persa una grande occasione. Perchè il Mercato Ortofrutticolo di Fondi  “ha una vita più lunga del Car di Guidonia” e poi perché “prima della realizzazione del Car il Mof aveva una rete di distribuzione fra le più importanti di Italia ora in sofferenza sia per merce in entrata che in uscita. Prodotti che arrivano da Sicilia, Abruzzo, Molise mentre in uscita grossi distributori acquirenti da Roma in su».

Tutto a Civitavecchia

La firma dell’altro giorno riaccende le polemiche tra Civitavecchia e Gaeta. Inserite nello stesso sistema portuale. Ma Civitavecchia la fa da padrone sul porto di Gaeta: nonostante cospicui finanziamenti del Cipe per il suo potenziamento, nulla è stato fatto per l’adeguamento della rete infrastrutturale. «Le conseguenze si leggono nell’accordo di Guidonia: l’ortofrutta da e per Spagna e Nord Africa, transiteranno dal porto di Civitavecchia mentre rimangono al palo, per responsabilità non proprie il Mof di Fondi e l’intero sistema portuale di Gaeta».

Con un gettito annuo di circa 580 milioni di euro, il porto di Civitavecchia è risultato sesto nella classifica dell’Iva sulle merci in importazione, assicurata allo Stato dai vari scali marittimi. Il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha assegnato 8,2 milioni all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale: soldi che restano a… Civitavecchia.

Si tratta di fondi, per certi versi, già impegnati. Come conferma il presidente Damiano Di Ciaccio: dei fondi assegnati dal Governo, 5,4 milioni restano a Civitavecchia per migliorare la viabilità di raccordo a servizio della darsena traghetti; i rimanenti 2,8 milioni dovranno essere suddivisi tra i tre porti del network portuale: ancora Civitavecchia, Fiumicino e – cenerentola – lo scalo di Gaeta.

Per farci cosa? La realizzazione di “opere di efficientamento infrastrutturale”. «Da quello che io ho capito  – rincara la dose ancora il presidente dell’associazione degli operatori portuali Di Ciaccio – si preannuncia ancora un altro bluff per Gaeta. I fondi sono destinati per finanziare la sola progettazione per la delocalizzazione degli attuali cantieri navali e per il miglioramento del waterfront. Neppure un euro per il porto, come se non esistesse

L’Iva dei petroli

Civitavecchia è immensamente più vasta. Allora sulla base di cosa reclama ora Gaeta? «Il contributo è frutto di entrate Iva in importazione. A quelle entrate lo scalo di Gaeta ha contribuito fortemente. Forse più di Civitavecchia, in quanto l’imposta si applica sulle merci e sui prodotti petroliferi». Cioè le merci che più transitano per il terminale di Gaeta.

Il professore oggi domanda cosa significa progettazione per delocalizzazione cantieri? Ai dirigenti dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale ricorda che «purtroppo per noi, la delibera “Frattasi” (dal nome del commissario Prefettizio che guidò il comune tra il 2006 e 2007) è completamente conclusa e c’è stata la presa d’atto da parte del consiglio comunale durante il mandato del sindaco Antonio Raimondi. La verità è un’altra: Comune l’ex Autorità portuale del Lazio sono fortemente inadempienti per la sua mancata applicazione. Anzi per questa omissione, l’Authority non può rinnovare le concessioni ai cantieri».

 La preoccupazione è per lo scarso peso che riveste il porto di Gaeta a favore di Civitavecchia. E poi «per la solita mancia al Comune per contribuire a riqualificare il waterfront dimenticando le precarie condizioni in cui versa lo stato di completamento del porto, il nostro porto».

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