Grandi manovre Zingaretti – Di Maio. Nonostante il macigno della Raggi

Foto © Benvegnu' Guaitoli, Imagoeconomica

I leader di Pd e Cinque Stelle lavorano agli scenari settembrini, nei quali potrebbe non esserci posto per Giuseppe Conte. Dall’accordo lungo l’asse Palazzo Chigi-Quirinale ad un governassimo guidato da Mario Draghi. Ma resta “l’odio” tra il leader Dem e la sindaca di Roma. Però Grillo e Bettini non demordono.

Hanno sentito l’esigenza  di ribadire perfino nelle ore ferragostane le loro posizioni. Nicola Zingaretti e Virginia Raggi si destestano. E neppure amabilmente.

Il segretario del Pd ha sottolineato un concetto già espresso almeno migliaia di volte. Quando ha detto: «Mai sosterremo la rielezione e la ricandidatura della Raggi». E lei, la sindaca di Roma, al Tg3, ha affermato: «Mai ho chiesto favori a Nicola Zingaretti». Insomma, entrambi hanno fatto capire bene che l’accordo Pd-Cinque Stelle non potrà riguardare loro.

VIRGINIA RAGGI. FOTO © CARLO LANNUTTI / IMAGOECONOMICA

Eppure Roma non è un Comune qualsiasi. È la Capitale italiana e andare divisi non è il massimo per due Partiti che non soltanto governano insieme, ma che stanno provando a creare i presupposti per una coalizione stabile. Anche alle regionali, per contrastare l’avanzata della Destra sovranista della Meloni e di Salvini.

Fra l’altro adesso è chiaro che per mesi Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio hanno mandato avanti gli “sherpa” per arrivare a disegnare uno scenario di intesa. E allora quali sono le possibili manovre settembrine? Una su tutte: indebolire Giuseppe Conte, fino a metterlo nella condizione di poter lasciare il posto da premier.

Luigi Di Maio sogna Palazzo Chigi dal primo istante, da quando iniziò le trattative con la Lega di Matteo Salvini. Poi proprio lui si rese conto che non era possibile e si inventò (perché se lo è inventato Di Maio) Giuseppe Conte. Oggi Di Maio presidente del Consiglio con il sostegno del Pd potrebbe rappresentare il primo tassello di un’intesa che veda un esponente Dem al Quirinale per il dopo Mattarella. Dario Franceschini per esempio.

Il ministro Dario Franceschini ed il Segretario Nicola Zingaretti. Foto © Paola Onofri / Imagoeconomica

Oppure, considerando che questo Governo non ha uno straccio di piano economico per cercare di fronteggiare un possibile “tsunami” in arrivo, lo scenario alternativo ci pure sarebbe: Mario Draghi premier di un governissimo, con Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti vicepresidenti.

Il fatto però è che per questo Governo sono fondamentali anche i voti di Italia Viva di Matteo Renzi, il quale non è esattamente uno che  sta a guardare. Pd e Cinque Stelle stanno però trattando a tutto campo dopo il voto dei pentastellati sulla piattaforma Rousseau.

Resta però Roma: tra Zingaretti e Raggi nessuna possibilità di apertura. Anche se Beppe Grillo da una parte e Goffredo Bettini dall’altra non si arrendono.

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