Guerre à la guerre. La bomba francese sulla guerra.

Cosa sta accadendo in Francia. E perché ci riguarda da vicino. E per chi dobbiamo fare il tifo, a costo di turarci il naso secondo il punto di vista di Franco Fiorito

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

C’è una bomba che mette più paura di quelle che materialmente stanno devastando l’Ucraina in questa tiepida domenica d’aprile. Non è orribile e crudele come quella che ha ucciso follemente ieri un bimbo di soli tre mesi in un bombardamento ad Odessa. Ma politicamente e per gli esiti della guerra può essere più distruttiva ed esiziale: le elezioni presidenziali francesi.

Si perché proprio oggi i galletti transalpini saranno chiamati a scegliere il loro nuovo presidente tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. E l’esito di questa contesa potrebbe modificare in modo determinante gli equilibri europei in un momento di così grande tensione internazionale.

Macron: europeista convinto, paladino dei poteri, forti filoamericano, anzi filodemocraticoamericano iperatlantista, presidente uscente. Le Pen: dichiaratamente filorussa e filotrumpista, antieuropea ed anti Nato al punto che ne dichiarerà subito l’uscita in caso di vittoria.

Ecco un cambio al vertice delle istituzioni francesi, seppur ritenuto improbabile, avrebbe un effetto deflagrante al pari delle peggiori bombe. 

Il vizio tedesco

Olaf Scholz (Foto © Steffen Prößdorf)

Con l’Inghilterra, autoeliminatasi dall’Europa, il ruolino di marcia dell’istituzione di Bruxelles viene da molto dettato da Francia e Germania che ne rivendicano l’egemonia già da tempo.

La prematura dipartita politica della Merkel vera leader per decenni in Europa ed il cambio con l’attuale cancelliere Scholz hanno in parte scombinato i piani. Ed il cambio di rotta non ha tardato a far sortite i primi effetti proprio in occasione di questo conflitto.

Non è un mistero che il nuovo leader socialdemocratico teutonico, rispolverando un non antico vizio d’oltralpe, quello delle preminenza dei propri interessi nazionali, in occasione delle recenti sanzioni contro la Russia quando si è trattato di imporre stop a gas e carbone abbia rifilato bellamente ai colleghi europei un sonoro “me ne frego”.

L’autodafé italiano

Mario Draghi

Atteggiamento opposto all’Italia che, pure versa nelle stesse condizioni  energetiche, ma ha imboccato a testa bassa la via dell’autodafè sposando per la prima volta nella storia delle sanzioni che faranno peggio a chi le emette che a chi le subisce. Genialità assoluta.

In realtà anche i francesi molto meno boccaloni di noi col cavolo che hanno chiuso veramente le proprie aziende in Russia, una su tutte la Renault presente in Russia tramite la società Avotvaz, ha chiuso per manfrina qualche giorno. E poi ha prontamente ripreso la produzione. Anche qui interesse nazionale.

Facendo sospettare che gli unici che veramente hanno creduto alle sanzioni siamo noi. Infatti la Germania sta tranquillamente comprando gas e carbone senza nessuna ansia, mentre noi siamo impegnati in viaggi della speranza in Algeria, Congo, Angola,  con Draghi e Di Maio novelli Totò e Peppino impegnati a prostrarsi verso Paesi la cui democrazia è perlomeno traballante e la violenza all’ordine del giorno pur di compiacere i democratici d’oltreoceano e la perfida Albione.

Allora risulta chiaro come, un cambio di governo in Francia, toglierebbe l’ultima risorsa alla leadership europea che si è avventurata in questa apodittica adesione ai dettami statunitensi.

L’incredibile Biden

Joe Biden

D’altronde come non provare fiducia per un presidente come Joe Biden che, solo in questa settimana, è riuscito, oltre ai suoi soliti discorsi insensati a cui siamo abituati, prima a girarsi dopo un intervento per dare la mano a qualcuno nonostante il palco fosse evidentemente vuoto rimanendo inoltre diversi secondi con la mano protesa verso il vuoto. Video che ha fatto il giro del mondo. E poi nei giorni di Pasqua, come ha testimoniato la Cnn è stato assistito da un funzionario che vestito da coniglietto pasquale lo seguiva interrompendolo quando iniziava a dire scempiaggini o indirizzandolo fisicamente quando sembrava troppo stordito. E ribadisco la Cnn nemmeno i cattivoni di Fox news.

Come non provare naturale fiducia dunque nel nostro amico cariatide Biden e nella sua buonafede e soprattutto quella del figlio Hunter leggermente coinvolto negli affaires del gas ucraino e in quelli dei centri di produzioni di armi chimiche. La famiglia del Mulino Bianco direi.

Effetto Parigi

Ecco le elezioni francesi potrebbero interrompere questa catena diretta di ordini dagli Usa e far ripensare le propria posizione alle istituzioni europee che, forse, scorgerebbero come i più attivi nell’alimentare il conflitto cioè Usa e UK sono quelli che meno hanno da perdere in termini immediati.

Allora i francesi sono davanti ad un bivio. Ingoiarsi di nuovo Macron che in questi cinque anni ha subito più proteste e scioperi di qualsiasi altro presidente della storia o rischiare con la novità Le Pen che però con questo marchio di fabbrica destrorso viene vista dai benpensanti come un pericolo.

Tutti dicono che l’ago della bilancia lo faranno i voti di Mèlenchon, terzo classificato, rappresentante della sinistra radicale. Reduce da un buon successo ma tutto dovuto alle critiche contro le politiche sociali del governo Macron.

Di sinistra quindi questi elettori e non certo affini alla Le Pen, troveranno forse più assonanza con Macron turandosi il naso. Ma se invece dovessero scegliere per l’astensione come anche possibile questo potrebbe ridurre di molto il vantaggio di Macron, probabilmente non tanto da farlo perdere, ma da dargli una bella strizza forse.

Il dibattito non raccontato

Infatti il dibattito televisivo di questa settimana è stato molto interessante. In Italia praticamente si è letto solo dell’affondo di Macron su un prestito da una banca russa della Le Pen e sulla influenza che questo potrebbe esercitare su di lei.

Ma detto da uno che da anni lustra le scarpe ogni mattina ai Rotschild e frequenta Davos ed il Bilderberg più di un chierichetto la messa, è sembrato tipo il bue che dava cornuto all’asino.

La Lepen ha ribattuto sul divieto al velo islamico ed a Macron che gli diceva “come lo controlli poi mandi i gendarmi?”, lei ha risposto “esattamente come li hai mandati tu a controllare quelli senza mascherina”. Assentando un colpo di destra.

Ma la vera partita è stata sulle questioni economico sociali dove Macron, diciamolo, in cinque anni è stato un vero disastro. I gilet gialli che hanno tenuto in scacco la Francia per mesi, le rivolte delle banlieue, degli agricoltori, dei pensionati. Per finire con la Corsica che da mesi è praticamente in uno stato di prerivoluzione con assalti alle prefetture a suon di molotov.

Dunque si torna al paradossale io spero nei voti di sinistra di Mèlenchon. Ma Mèlenchon li ha presi perché schierato contro le politiche iperliberali di Macron. Un bell’asino che si morde la coda.

Come finirà, che probabilmente Macron vince ma cala di molto il numero dei partecipanti al voto come importante segno di sfiducia. Alcuni intervistati dicevano oggi “voterò Macron ma il giorno dopo dobbiamo scendere in piazza per protestare contro di lui”. Roba che tafazzi gli faceva un baffo.

Confusione italiana

Giuseppe Conte (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

La confusione è regnata sovrana anche in italia. Tra schieramenti precostituiti e qualche sorpresa tipo Giuseppe Conte che su La7 da Lilli Gruber ha detto “siamo distanti da Le Pen ma i temi che pone vanno affrontati”. Al che la Gruber ha ribattuto “mi scusi ma lei è totalmente ambiguo”. E lui virilmente ha risposto “comesefosseantani!”.

Renzi come al solito in bocca ha avuto solo la parola Macron che ha ripetuto di più dei ti amo di Umberto Tozzi nell’omonima canzone. Così come il Pd. La destra in ordine sparso. Come sempre. Mezza lepeniana, mezza forse.

L’importante comunque alla fine è che anche in Francia rivinca la sinistra moderata democratica e tollerante, senno sono cavoli amari. Perché la storia che i giornali ed i giornalisti di tutto il mondo stanno raccontando liberamente e con pluralismo assoluto potrebbe modificarsi rapidamente.

Non dimenticatevi Assange

Julian Assange (Foto: David G Silvers)

E tanto scoppiamo di tolleranza e pluralismo che solo quattro gatti si ricordano di pubblicare la notizia che tra pochi giorni la Gran Bretagna acconsentirà all’estradizione di Julian Assange verso gli Stati Uniti dove lo attendono lunghi anni di pena per il reato di aver pubblicato la verità.

Crudele la battuta di un mio amico su twitter che diceva “Assange rischia 175 anni di carcere per aver rivelato crimini di guerra, se li avesse commessi sarebbe presidente”. Molto corrosiva ma senza dubbio efficace.

Ma noi siamo tolleranti. Forse io un po’ meno, perché chiudo con una battuta di Dostoevskij che in questo periodi di “cancel culture” non va tanto di moda, ma che a me è sempre piaciuto molto, che pure se nato un paio di secoli fa scriveva:

la tolleranza arriverà ad un tale livello che alle persone intelligenti sarà vietato fare qualsiasi riflessione per non offendere gli imbecilli.”

Adeso infatti mi taccio. 

Vive la France. À la guerre comme alla guerre!

(Leggi qui le altre analisi di Franco Fiorito).

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