La rabbia di Zingaretti all’Ideal Standard: «Atto criminale, non la passeranno liscia»

Nicola Zigaretti chiede di essere accompagnato a Roccasecca. E tuona: «atteggiamento criminale, irresponsabile, violento, inconcepibile». «Solleveremo una grande vertenza nazionale»

«Ideal Standard ha avuto un atteggiamento criminale. Se pensava di chiudere qui la faccenda ha sbagliato i suoi conti: questo è un affronto non solo a cinquecento famiglie ma ad un intero territorio. Questa multinazionale ha un marchio e gli italiani devono sapere cosa hanno fatto qui nel Lazio i signori che vogliono vendere i prodotti con questo marchio. Se dobbiamo comprare le pagine pubblicitarie dei quotidiani nazionali per raccontare tutto, siamo pronti a farlo».

 

LA VISITA FUORI PROGRAMMA

Nicola Zingaretti arriva a sorpresa nel piazzale dello stabilimento di Roccasecca. È appena stato nell’ospedale di Cassino e sta andando ad inaugurare la Casa della Salute di Ceccano: al suo staff chiede di portarlo a Roccasecca.

Gli operai sono riuniti nel parcheggio, in presidio permanente da quando l’azienda gli ha mandato la lettera con cui annuncia la chiusura degli impianti. Insieme gli ha consegnato le congratulazioni per gli eccellenti risultati raggiunti ed il premio di produttività. Una beffa.

Zingaretti non ci sta. Scende dalla macchina e va in mezzo a quei lavoratori.

Nessuna diplomazia: Ideal Standard ha snobbato il tavolo convocato dal Ministero e PER Zingaretti questo è un affronto. «L’ azienda ha avuto un atteggiamento criminale, irresponsabile, violento, inconcepibile. Perché già è dura quando si chiudono gli impianti industriali in crisi ma qui non ci sono impianti in crisi: qui c’è uno stabilimento che produce qualità, registra utili ed è in attivo. Noi questi licenziamenti e questa chiusura non li permetteremo».

 

 

NIENTE PROMESSE MA UN GIURAMENTO

Non è venuto a fare promesse Nicola Zingaretti. Non assicura che adesso rientrerà a Roma e risolverà tutto lui facendo una telefonata o scrivendo una lettera. Mette le cose in chiaro e rivela la verità nuda: «Abbiamo iniziato questa battaglia seguendo tutti i passi previsti. Ma l’azienda non si presenta. Ha paura del confronto. Perché dovrebbe venire a dirci che ha sbagliato la sua scelta di profitto. Hanno sbagliato i loro conti».

Poi dice quello che i lavoratori aspettavano di sentire dal primo giorno: «Non sono qui per portarvi la mia solidarietà. Sono venuto qui per dire che siamo pronti a farci carico fino in fondo della situazione: qualsiasi cosa si debba fare la Regione c’è ed è con voi. Oggi c’è un incontro con il ministro e sono pronto a guidare una delegazione ovunque sia necessario. Non vi ‘prometto’ ma vi ‘giuro’ che noi faremo tutto il possibile per impedire che questi cancelli chiudano. Vi giuro che questa battaglia la faremo insieme». Scatta l’applauso.

 

 

VERTENZA NAZIONALE

La rabbia del Governatore è evidente. Per la prima volta la piazza sente che non è sola in questo angolo di periferia del Lazio, vicino all’autostrada ma lontano dai riflettori. «Quando ci si confronta con una multinazionale di queste dimensioni ci si sente piccoli, deboli, fragili. ma noi non molleremo»

Nicola Zingaretti sa che le multinazionali vivono di immagine. È lì che vuole andare a colpire. «Siamo pronti ad investire per far sapere agli italiani che quel logo sta umiliando 500 famiglie, siamo pronti a comprare le pagine sui quotidiani nazionali per far sapere all’Italia cosa sta accadendo a Roccasecca, per dire a tutti che questi lavoratori sono parte di una comunità che combatte con loro. Non si illudano di chiuderla qui questa storia. Questa invece deve diventare una grande vertenza di tipo nazionale. Già il tavolo al ministero è un segnale che la vertenza non si chiude né a Roccasecca né in Ciocaria ma nella sede del Governo della Repubblica».

 

QUI C’È ANCORA DEMOCRAZIA

A far andare su tutte le furie il Governatore è anche la lettera scritta nei giorni scorsi dal Ceo di Ideal Standard agli operai degli altri stabilimento del gruppo. Nella sostanza gli dice di stare tranquilli perché tanto si chiude Roccasecca.

Ma a fare rabbia è la motivazione. Quella che nei giorni scorsi ha portato il vescovo Gerardo Antonazzo a denunciare il turbocapitalismo che punta a guadagnare entro la fine dell’anno per poi puntare su un altro progetto, dimenticando la funzione sociale dell’impresa (leggi qui Il pastorale di monsignor Gerardo Antonazzo).

Trema la voce al Governatore quando dice «Proprio ora che i dati dicono che anche in Ciociaria iniziano a riprendere le esportazioni, dicono che inizia a risalire il Pil, inizia ad aumentare la produzione nel manifatturiero, una grande azienda come questa, dalla sera alla mattina decide che vuole chiudere e andarsene? Forse non hanno capito che queste cose in una democrazia non si possono fare. E comunque in questa democrazia c’è ancora chi pensa che questi comportamenti siano inaccettabili. E noi non li accettiamo».

 

 

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