Il Pd rispetta i patti, Prodi affonda il referendum

Nicola Zingaretti mette ancora al primo posto l’alleanza di governo, ma incalza sulla legge elettorale. Di Maio e Renzi aprono. Ma nei Dem cresce l’insofferenza per Conte. Intanto il Professore demolisce il taglio dei parlamentari.

Il segretario Nicola Zingaretti ha detto che il Pd rispetta i patti, anche sul taglio dei parlamentari. Ricordando però che di patti ce ne sono anche altri. Per esempio quello sulla legge elettorale. Luigi Di Maio (Cinque Stelle) apre immediatamente e pure Matteo Renzi (Italia Viva) si dice disponibile a riprendere il confronto. Tutti sanno che il nodo è rappresentato dalla soglia di sbarramento: troppo alta al 5%, non accettabile al 4%, possibile al 3%, ma meglio sarebbe al 2%.

La trattativa avverrà esclusivamente su questo punto, ma c’è anche dell’altro. Nicola Zingaretti ha voluto togliere ogni “alibi” ai Cinque Stelle. Tuttavia nel Partito Democratico in tanti hanno puntato l’indice contro il premier Giuseppe Conte. Accusandolo di non aver mosso un dito per sbloccare una situazione complicata e difficile.

Nicola Zingaretti

Non è la prima volta che Conte si eclissa quando il gioco politico si fa duro. Nei Democrat l’insofferenza nei confronti del premier sta aumentando e Zingaretti dovrà tenerne conto. Soprattutto quando sarà terminato l’election day e si conteranno i risultati. Quello sarà il momento della verità.

Nel frattempo in queste ore stanno “ribalzando” da tutte le parti le considerazioni del professor Romano Prodi, padre fondatore dell’Ulivo. Che ha annunciato il suo no al referendum. (Leggi qui Il coraggio di dire No a questo referendum).

Attraverso una lettera a Il Messaggero. Prodi ha detto: «La modesta diminuzione dei costi (0,007% della spesa pubblica italiana) come effetto del minore numero dei parlamentari non viene quasi più presa in considerazione. Essa rimane sepolta tra le paurose cifre della finanziaria e la nuova dimensione degli interventi europei. Il centro dell’attenzione si sta progressivamente spostando nella più ragionevole direzione di quale sia la migliore organizzazione del Parlamento. Questo per garantire ad esso efficienza e rispetto della Costituzione».

“Elettori disorientati da tante tesi”

Foto: © Imagoeconomica, Raffaele Verderese

«Ed è proprio a questo punto che l’elettore si disorienta di fronte alle raffinate motivazioni dei politici o degli studiosi che sostengono le più svariate tesi. Si tratta di un disorientamento del tutto giustificato. Perché il normale cittadino intuisce che il numero dei parlamentari non è il problema principale del crescente distacco fra il Paese e il Parlamento. Il dimagrimento del Parlamento può essere solo la conclusione di un necessario processo di riesame. Riesame del funzionamento delle nostre istituzioni».

Poi aggiunge: «Il vero problema non sta infatti nel numero, ma nel modo in cui i parlamentari vengono eletti. Anche senza elaborare profonde analisi teoriche, l’elettore si è reso progressivamente conto che deputati e senatori non sono stati eletti, ma sostanzialmente nominati dai partiti e, come tali, coerentemente si comportano. Non avendo alcun necessario rapporto col territorio, non hanno ormai (salvo pochissime eccezioni) alcun legame organico con gli elettori. Non mettono più in atto i periodici incontri con le diverse categorie o i diversi quartieri e paesi degli elettori e non hanno nemmeno un ufficio locale».

Prodi: Non il numero, ma il modo

Romano Prodi © AdnKronos

«Solo una minima parte degli elettori conosce il nome del parlamentare che, almeno in teoria, rappresenta il suo territorio. Semplicemente perché non lo rappresenta. Per il cittadino normale diventa quindi del tutto indifferente se sia meglio avere un deputato ogni novantamila o ogni centoquarantamila abitanti. O se sia davvero un danno che una regione sia rappresentata da un numero di senatori molto ridotto».

Infine, l’affondo definitivo: «Insomma, più ci si avvicina al referendum più esso sembra un residuo di impegni presi in passato, di vecchi slogan. E di campagne folcloristiche accompagnate da immagini di grandi forbici e di poltrone sfregiate dalle forbici medesime. Resta quindi difficile convincerci del fatto che la diminuzione del numero dei parlamentari sia il primo passo per portare i problemi del territorio al Parlamento. E dal Parlamento al Governo».

La posizione di Romano Prodi è largamente condivisa all’interno del Pd e del centrosinistra. Ancora una volta il tema è quello del rispetto dell’alleanza di governo. Per Nicola Zingaretti è un dogma, che però non potrà durare per sempre.

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