La fiera delle amenità e il corto muso

I due candidati governatore che vengono dalla Sanità. Le voci di un soccorso giallo verso l'assessore uscente D'Amato. La saggezza di 'highlander' Allegri: si vince anche 'di corto muso'

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Il direttore del forum di Davos Deve aver visto il video in cui con occhi da sibarita Gigino Di Maio dal balcone di palazzo Chigi annunciava urbi et orbi di aver abolito per decreto la povertà, per invitarlo al forum economico.

Deve aver visto il film Highlander oltre che una partita qualsiasi della Juventus il procuratore Chinè prima di decretare la penalità di quindici punti per la squadra torinese facendo scomparire dai radar praticamente tutta la dirigenza bianconera Allegri escluso, rimasto l’unico sopravvissuto  come highlander appunto.

Deve aver fatto un salto sulla sedia la Meloni quando, dopo essersi da settimane liberata dall’argomento aborto, ha sentito la ministra Roccella proferire dopo la frase “l’aborto è un diritto delle donne” l’avverbio “purtroppo”. Che ha riportato in auge la fatwa femminista che l’aveva assillata nei primi giorni di governo.

La sede della Banca Centrale Europea Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica

Devono aver perso rapidamente il sorriso gli amici croati che prima festanti per l’ingresso nell’euro giubilavano al grido dell’Europa quando già dopo poche settimane, come successo, in tutti gli altri Paesi europei, i prezzi sono iniziati a salire vertiginosamente e senza controllo.

Deve aver avuto un brivido lungo la schiena il cancelliere tedesco Olaf Scholz quando gli hanno detto che di nuovo dei carri armati tedeschi avrebbero marciato in guerra contro la Russia passando per l’Ucraina, tanto da fermarne l’invio.

Deve aver avuto un sussulto il povero Alessio D’Amato quando ha capito che, dopo aver collaborato strettamente da assessore alla sanità con il buon Francesco Rocca presidente della Croce Rossa per tutto il periodo covid consegnandogli svariati milioni per l’organizzazione degli hub vaccinali ed altri servizi, se lo sarebbe ritrovato come avversario per la corsa a presidente della Regione. Eh si perché tra una cosa ed un altra a metà febbraio si voterà per le elezioni Regionali del Lazio eleggendo il nuovo presidente.

Un presidente della Sanità

Francesco Rocca ed Alessio D’Amato (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Ed il primo dato singolare è questo: dopo il terribile periodo covid che ha segnato la storia recente dell’Italia intera invece di operare un cambio radicale che si allontanasse il più possibile all oppressivo periodo di dibattiti sanitari e vaccinali i due candidati principali vengono proprio dal mondo della Sanità.

Un dato molto particolare su cui vale la pena riflettere perlomeno per capire se trattasi di una semplice coincidenza. Ma sappiamo che secondo la teoria della sincronicità le coincidenze non esistono. Oppure potrebbe trattarsi di una scelta consapevole. E nel caso: dettata da cosa?

Intanto entrambe gli schieramenti saranno partiti dal presupposto che far concorrere degli esperti di Sanità sia un plusvalore ipotizzando che le persone abbiano un giudizio positivo della gestione covid. Come in tutte le pandemie, ma in generale, le cose che provocano grandi scosse emotive nella popolazione, nel momento dell’emergenza tutti si chiamano a raccolta e stringono i denti. Ad emergenza passata nasce un giudizio molto più critico sugli avvenimenti e spesso una voglia di allontanarsi da quei temi e quei problemi che hanno funestato gli ultimi periodi. E non è un mio giudizio ma una costante storica. 

Basti pensare che unanimemente molti ritengono che Winston Churchill sia stato il grande protagonista della vittoria alleata nella Seconda Guerra Mondiale dalla quale uscì vincitore non senza sacrifici. Eppure nelle successive elezioni del 1945 fu sconfitto pesantemente dal partito Laburista di Clement Attlee, nome oggi praticamente sconosciuto, che ottenne una larghissima maggioranza parlamentare.

Nemo propheta in patria verrebbe da dire citando i vangeli.

I due presidenti

Francesco Rocca e Alessio D’Amato (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Però qualche distinguo c’è. Uno è un politico ed ha avuto un ruolo decisionale, l’altro un tecnico ed ha avuto un ruolo organizzativo. Chissà se questo farà una ulteriore differenza.

Ma non saranno solo Rocca e D’Amato a contendersi lo scranno presidenziale. I cinque stelle hanno schierato Donatella Bianchi giornalista televisiva ambientalista che preside inoltre il parco delle Cinque Terre in Liguria. Vengono accreditati di una buona percentuale ma non utile a vincere da soli. A questo aggiungiamo che gira insistentemente una voce, corroborata da diverse assenze, molto notate. Le voci dicono che alcuni settori pentastellati si sarebbero mobilitati. Sono in particolare quelli più legati all’attività di governo condotta dagli assessori Lombardi e Corrado: potrebbero far convergere un certo numero di voti su D’Amato. E permettergli così di battere Rocca. Il mistero si infittisce.

Fantapolitica? Vedremo. 

Un po’ come allegri… di corto muso

Rosa Rinaldi

Ma non sono gli unici concorreranno per la presidenza anche Sonia Pecorilli per il Partito Comunista, Rosa Rinaldi per Unione Popolare di Luigi De Magistris e anche un ciociaro doc Fabrizio Pignalberi, molto noto ultimamente  in tv e sui social, sostenuto da Quarto polo e Insieme per il Lazio.

Questi ultimi tre con possibilità ridotte di vittoria ma forse determinanti per i voti che possono sottrarre agli avversari. Non dimentichiamo infatti che si tratta di un elezione a turno unico. Vuol dire che chi prende anche un voto in più al primo turno vince. Per tornare al calcio è un po’ come Allegri quando diceva citando l’ippica che l’importante era mettere anche solo il muso davanti ai cavalli avversari utilizzando l’espressione poi divenuta famosa vincere di corto muso.

Di Maio a Davos e Zelensky a Sanremo

Luigi Di Maio (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Muso o non muso, in ogni caso è stata una settimana strana piena di amenità. Vedere ad esempio Luigi Di Maio invitato a Davos tra i leader mondiali perché cito testualmente “amico dell’Ucraina” quasi fosse un titolo onorifico manco fosse “amico di Maria De Filippi” che vale molto di più. Vedere la juve penalizzata pesantemente fa strano dopo anni di presunti favoritismi, sta veramente cambiando il mondo.

Ma in mezzo a tutta questa ridda di notizie una cosa sola alla fine non ho capito: ma Zelensky a Sanremo… che canzone porta? E soprattutto c’è la giuria popolare o quella dei critici e della sala stampa?

Perché spesso il giudizio dei tecnocrati non corrisponde con quello del popolo.

(Leggi qui tutti gli articoli di Franco Fiorito).

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