La trappola perfetta di Zingaretti al Pd

La partita della candidatura a sindaco di Roma non è chiusa. Potrebbero supplicarlo (in ginocchio sui ceci) di scendere in campo. Ma a quel punto al Governatore del Lazio potrebbe convenire di restare a guardare la Caporetto di un partito impossibile da guidare.

Ma l’ipotesi di una candidatura a sindaco di Roma di Nicola Zingaretti è tramontata davvero? Se lo stanno chiedendo in molti in queste ore: dal vicedirettore de Il Tempo Francesco Storace (che i meccanismi e le dinamiche delle Regionali li conosce molto bene) ad esponenti importanti del Pd (Dario Franceschini in testa).

La scossa al contrario

La discesa in campo di Roberto Gualtieri non ha dato la scossa sperata e il quadro che si sta delineando è il seguente. Virginia Raggi è in campagna elettorale da sempre e la solidarietà manifestata nei confronti del leader leghista Matteo Salvini (vittima di insulti e minacce via social) sta lì a dimostrare che la sindaca è già proiettata al ballottaggio. In realtà per la Raggi sia il primo che il secondo turno saranno dei ballottaggi.

Lei si sta rivolgendo ai romani, bypassando completamente il Movimento Cinque Stelle, “costretto” ad appoggiarla per… statuto.

Ma la vera sorpresa è Carlo Calenda, che continua a tenere botta e che è l’unico che sta mettendo in difficoltà il neo segretario del Pd Enrico Letta. Se Calenda dovesse arrivare al ballottaggio tutti gli schemi dei Democrat salterebbero, perché si capirebbe chiaramente che un altro schema di centrosinistra è possibile. E sarebbe perfino più “simpatico”.

Il salvatore Zingaretti

Il centrodestra deve scegliere, ma alla fine sarà compatto. Perfino se Guido Bertolaso dovesse ripensarci, accettando di fumare il kalumet della pace con Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. In questo contesto Roberto Gualtieri potrebbe rivelarsi il vaso di coccio tra i vasi di ferro. Inoltre, se il Pd dovesse rimanere fuori dal ballottaggio, la stessa leadership di Enrico Letta ne risulterebbe pesantemente indebolita. E’ per tutti questi ragionamenti che l’ipotesi di un ritorno in campo di Nicola Zingaretti non può essere esclusa.

Nicola Zingaretti (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Chiaro però che in una eventualità del genere il Governatore del Lazio chiederebbe carta bianca. Certo di ottenerla. Ma forse si sta delineando pure un altro scenario possibile. Se alla fine Nicola Zingaretti dovesse restare alla Regione Lazio e a Roma il Pd dovesse rimediare l’ennesima sconfitta storica, le dimissioni da segretario di “Zinga” verrebbero lette in maniera diversa.

Come la certificazione dell’impossibilità di guidare un Partito come i Democrat. Non una fuga dalla vittoria, ma una fuga dal parossismo delel correnti. Forse sarebbe quella la più grande vittoria  politica di Nicola Zingaretti.

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