L’altezza alla quale la politica di Cassino sa guardare

Senza ricevuta di Ritorno. La raccomandata del direttore su un fatto del giorno. Cassino è una città ferita da problemi che toccano la sua capacità industriale, di attrarre investimenti nazionali, offrire cultura agli studenti stranieri. Ma si concentra su dibattiti di altro genere.

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Cassino è la seconda città della provincia di Frosinone per numero di abitanti, fino a qualche tempo fa era la prima per l’economia prodotta.

Nel suo distretto c’è quello che a lungo è stato il principale stabilimento metalmeccanico del Lazio; oggi ha perso importanza al punto che il Ministero dello Sviluppo Economico aveva dimenticato di aprire al Lazio il tavolo Nazionale dell’Automotive.

Il crollo dai 12mila dipendenti Fiat ai circa 3mila scarsi di Stellantis significano 9mila stipendi in meno; altrettante famiglie che non spendono, non investono per mettere su casa o comprarsi la macchina oppure andare in vacanza.

Il rettorato dell’Unicas

Cassino ha uno dei principali poli universitari della Regione: è uscita indenne da un severo piano di risanamento, merito della qualità dei suoi insegnamenti. È solo grazie a loro che Fincantieri ha deciso di investire qui. Ma l’azienda di Stato ha appena vissuto un fondamentale cambio al vertice: in questi giorni nessuno si è domandato se questo porterà via da Cassino quell’investimento per trasferirlo nella Motor Valley in Romagna.

Allo stesso modo in cui nessuno, in queste settimane, si è domandato cosa occorresse all’università per essere ancora più attrattiva di quanto già lo sia verso gli studenti stranieri.

È in atto una guerra ad Est che poco alla volta sta coinvolgendo la Nato: il che significa che per la prima volta dal 1945 rischiamo di diventare prima linea in un conflitto globale; Cassino ha la sede di un reggimento di fanteria ed a due passi, Sora, ce n’è uno di importanza strategica sotto il profilo militare.

Foto: Dario Pignatelli © Imagoeconomica

Nessuno ha detto una parola, si è preoccupato per la sicurezza e per i possibili scenari.

È commovente, in questi giorni, nei quali nessuno ha parlato di Stellantis, Pil che precipita, investimenti a rischio, università dimenticata, rischio di guerra, che la politica si dia tanta pena per parlare di un albero di leccio che è stato tagliato in base ad un progetto di ristrutturazione del centro cittadino.

Forse è lì che è tarata l’altezza alla quale la politica cassinate (maggioranza e opposizione) sa guardare: all’altezza di un albero, e non dell’Europa. Della quale – chissà perché – Cassino ha il Santo patrono.

Senza Ricevuta di Ritorno.

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