L’elezione diretta spaventa tutti. Meno male che c’è Grillo

Nicola Ottaviani, Carlo Maria D’Alessandro, Roberto De Donatis, Giuseppe Morini, Fausto Bassetta: i sindaci sono eletti direttamente, come i consiglieri comunali.

Mario Abbruzzese, Mauro Buschini, Marino Fardelli: pure i consiglieri regionali vengono eletti direttamente.

Non il presidente e i consiglieri provinciali, per effetto di una legge, la Delrio, che ha stravolto quegli enti locali confidando nel risultato positivo di un referendum che invece è naufragato.

Anche gli europarlamentari vengono votati direttamente dagli italiani. Non senatori e deputati: Francesco Scalia, Maria Spilabotte, Marino Mastrangeli, Nazzareno Pilozzi e Luca Frusone non sono stati eletti direttamente dalla gente, ma in virtù di sistemi elettorali poi bocciati dalla Consulta. Nulla di strano: la democrazia è il rispetto delle regole.

E’ in discussione alla Camera una bozza di legge elettorale metà proporzionale e metà maggioritaria, che però sul piano sostanziale prevede che nessuno potrà governare da solo, che se i Cinque Stelle dovessero avere la maggioranza relativa e l’incarico di formare il governo ben difficilmente troverebbero alleati. A quel punto l’incarico potrebbe essere dato al Pd e Matteo Renzi magari riuscirebbe a formare un governo con il sostegno di Silvio Berlusconi (Forza Italia). Forse è per questo che sono subito scattati i franchi tiratori. Inoltre, Fratelli d’Italia, Articolo 1 MdP, Sinistra, Socialisti e gli altri partiti minori potrebbero non raggiungere la soglia del 5% e restare fuori.

Ma gli stessi parlamentari o aspiranti tali, al di là delle dichiarazioni ufficiali sono apparsi perplessi: Francesco Scalia, Nazzareno Pilozzi, Francesco De Angelis, Mario Abbruzzese.

Il richiamo del listino bloccato resta fortissimo e candidarsi nell’uninominale senza paracadute vorrebbe dire rischiare di “bruciarsi”.

Quando Beppe Grillo ha cominciato a cannoneggiare la proposta di legge in diversi hanno tirato un sospiro di sollievo. I Cinque Stelle d’altronde non potevano certo accontentarsi di una vittoria di Pirro.

E se alla fine restassero il Consultellum per il Senato e l’Italicum corretto dalla Consulta per la Camera?

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