Macché acqua pubblica: a Latina ora rischiano di vedersi scippare tutto

La strada si fa subito in salita per i Comuni della provincia di Latina che hanno deciso di valutare se sia più conveniente riprendersi tutta la gestione dell’acqua oppure continuare a gestirla insieme ad un socio privato. A differenza di Frosinone (che ha dato tutto in mano ad un privato e la gara è stata vinta dal colosso Acea) lì è nata la società mista Acqualatina che è per il 51% dei Comuni e per il 49% di un partner privato (IdroLatina, società del gruppo francese Veolia) ed il 3 agosto i sindaci hanno deciso di autorizzare due conti con i quali vedere se è possibile passare alla gestione interamente pubblica rilevando proprio quel 49% (leggi qui il precedente). Una quota sulla quale ha già messo gli occhi l’onnipresente Acea (leggi qui)

In attesa della prossima assemblea dei sindaci però c’è un’altra riunione: che potrebbe togliere ai Comuni le loro quote di Acqualatina e ribaltare così la maggioranza, facendo diventare la società principalmente privata e con i cittadini in minoranza.

La riunione è prevista tra il 6 ed il 7 settembre, avverrà nello studio legale Eredi Bonelli di Roma. E’ il più grande studio italiano, con un fatturato di 135 milioni e 57 avvocati al suo interno e rappresenta gli interessi di una banca. Si tratta di Depfa Bank, cioè l’istituto tedesco (sbarcato in Italia dal ’96, specializzato nel mercato dei finanziamenti ipotecari, con operazioni da almeno 5 milioni di euro) dalle cui casse sono usciti nel 2007 circa 115 milioni di euro con i quali i Comuni hanno affrontato le spese necessarie per ripianare i conti e sostenere gli investimenti insieme al privato.

Negli anni scorsi alcuni di quei Comuni hanno sottoscritto una clausola, valida nel caso in cui Acqualatina non riuscisse a pagare le rate del prestito: considerate le situazioni delle casse comunali, i tagli fatti dallo Stato, le continue emergenze alle quali fare fronte, se non ce la facessero scatterebbe la ‘clausola di pegno’. In pratica Depfa Bank rinuncerebbe ai soldi ma si prenderebbe le azioni dei Comuni.

All’epoca è stata considerata una clausola che metteva i Comuni al sicuro da rischi di dissesto. Oggi invece si scopre che è il cavillo con cui la società può essere tolta ai sindaci e passare ai privati: Veolia e Depfa Bank infatti supererebbero ad occhi chiusi il 50% del pacchetto azionario.

In ballo ci sono le quote di Latina, Cisterna di Latina, Terracina, Minturno, Fondi, Sperlonga, Sonnino, Lenola, Santi Cosma e Damiano, Sabaudia. Il pegno sulle loro azioni della parte pubblica di Acqualatina varia dagli 800mila euro di Latina fino ai 70mila euro per i Comuni più piccoli.

Perché Depfa Bank – che finora ha avuto fiducia in Acqualatina – ora convoca i debitori? Perché ritiene che si sia in presenza di quello che il contratto definisce «un evento rilevante che può compromettere la restituzione del mutuo». E quale sarebbe l’evento rilevante? Acqualatina non ha ancora approvato né il bilancio né la tariffa 2016-2019. Sulla tariffa c’è la stessa situazione registrata a Frosinone (leggi qui il precedente)

Il vero nodo però è un altro: capace di far saltare il tavolo e tutta l’operazione con cui far diventare interamente pubblica Acqualatina. Perché: se i sindaci approvano il bilancio salta tutta la strada che conduce verso la ri pubblicizzazione del’acqua, se i sindaci non approvano il bilancio entra in campo Depfa Bank, si prende le azioni e la società diventa a maggioranza privata.

Scacco matto. O quasi.

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