Nel Lazio la resa dei conti preventiva tra Berlusconi e Salvini

Lo scontro per la definizione del candidato del Centrodestra per le elezioni Regionali del Lazio nasconde lo scontro futuro tra Berlusconi e Salvini. Ecco perché

Il vero problema per il centrodestra è che non riesce a trovare una sintesi davvero unitaria, davvero convinta, davvero forte.

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi sa che se resta in campo difficilmente il centrodestra potrà essere competitivo nel Lazio per provare a battere Nicola Zingaretti.

Certamente l’idea Pirozzi è venuta a Francesco Storace e Gianni Alemanno, ma poi il grande sostenitore dell’uomo dello Scarpone è diventato Matteo Salvini, numero uno di quella Lega che guai a chiamarla anche nord. Salvini non sopporta Silvio Berlusconi, non ha gradito che l’ex Cavaliere abbia prima pensato di candidare Umberto Bossi e poi di sfilargi Roberto Maroni per provare a metterlo in difficoltà. Su Pirozzi sta facendo muro provando ad incassare un altro risultato politico dopo quelli ottenuti in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia.

Se Berlusconi, oltre al governo di coalizione nell’ambito del centrodestra, può guardare anche alle larghe intese con il Pd di Matteo Renzi, Matteo Salvini allo stesso modo può pensare ad un accordo con il Movimento Cinque Stelle di Luigi Di Maio.

Questa possibilità terrorizza politicamente Berlusconi. Nel Lazio però il centrodestra non può permettersi di perdere, perché dal Lazio potrebbe innescarsi un effetto domino in grado di rendere ancora più evidente che in realtà la coalizione non esiste. E’ solo un cartello elettorale e neppure tanto solido.

Maurizio Gasparri è un nome autorevole all’interno di Forza Italia, ma tra gli azzurri non tutti la pensano allo stesso modo. Questo è un ulteriore elemento di difficoltà. Antonio Tajani, Francesco Giro, Claudio Fazzone stanno guardando anche al loro orizzonte politico.

Tajani rimane una delle possibilità migliori di Berlusconi per l’affidamento di formare un governo, sia di centrodestra che di larghe intese. Matteo Salvini però la pensa diversamente, mentre Giorgia Meloni si mantiene più cauta. Come se tutto questo non bastasse bisognerà definire le candidature nei collegi maggioritari, altro elemento di tensione.

La candidatura alla presidenza del Lazio sconta tutte queste incertezze e difficoltà e diventa terreno di battaglia. Alle elezioni di Roma la frattura tra Berlusconi da una parte e Salvini-Meloni dall’altra consegnò il Campidoglio ai Cinque Stelle di Virginia Raggi. Si può determinare la stessa situazione, perché Berlusconi e Salvini non si fidano l’uno dell’altro.

Entrambi pensano che sia meglio stare all’opposizione se è l’altro a dettare la linea.

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