“Niente Jeeg per Roma. Ma alleanze vere e un Pd che guidi”

Massimiliano Smeriglio disegna lo scenario elettorale per arrivare al Campidoglio. E mettere in campo tutte i progetti e le azioni per far rinascere Roma. Ma con una scriminante: il ritorno del Pd alla sua vocazione di guida per alleanze certe.

Niente supereroi, solo un serio e largo consorzio di idee con una guida precisa. Per vincere a Roma serve un’alleanza progressista che includa il Pd di Nicola Zingaretti. E serve un Pd che si riprenda quella centralità che ha smarrito. Un Pd che allo specchio veda la sua natura di partito nocchiero. E che come collante sappia indicare le priorità strategiche. E con esse i temi su cui dibattere e le risorse da cui attingere per svilupparli al di fuori del concionismo. Massimiliano Smeriglio la mette a fuoco così, la situazione di Roma e del suo appuntamento elettorale. Lo fa in un articolo pubblicato dal Manifesto e con la concretezza brutale che contraddistingue tutti i momenti in cui decide di analizzare un fenomeno.

Al di là delle scuole di pensiero e delle libere iniziative di singole e toniche intelligenze, manca la cerniera partitica della formazione leader. Non di un uomo in calzamaglia o un robot d’acciaio che prenda carico di tutte le istanze. A Roma serve una crasi di progetti che abbia un progettista in capo. «A Roma le forze progressiste possono vincere le elezioni comunali ridando speranza alla nostra città. Tuttavia vorrei esprimere una preoccupazione. Leggo messaggi di persone che stimo che sull’argomento trasudano certezze granitiche».

Una visione d’insieme

Il Campidoglio

L’ex vice di Nicola Zingaretti in Regione Lazio prima di centrare l’elezione al Parlamento Ue, mette ora nella sua analisi tutto il suo battage di eurodeputato indipendente. Di uno cioè che alle visioni d’insieme è abituato. E che scruta orizzonti sempre più ampi da una posizione non troppo partigiana.

«C’è il giro di ascolto nella città di Monica Cirinnà. C’è l’attivismo generoso di Amedeo Ciaccheri e di Liberare Roma. Ma non c’è l’alleanza. E non c’è perché, mi duole dirlo, non c’è il Pd. Non è un’accusa, piuttosto un grido di allarme. Perché senza il ruolo centrale, autorevole, paziente del Partito più importante dell’alleanza, rischiamo di farci male». (Leggi qui Ciani pronto a candidarsi. E Sassoli conferma il suo No).

Nel concreto esistono degli step precisi per vincere a Roma, e sono sia presupposto per la vittoria che postilla per sostanziarla. «Quale idea di città, quale modello di sviluppo, quali poteri, quante risorse. E che tipo di governance tra Campidoglio, Municipi e Area metropolitana. E poi ancora come dettagliare su scala cittadina le opportunità del Recovery fund. Questo su transizione ecologica, piattaforme, infrastrutture immateriali, conoscenza e inclusione sociale».

Progettare e intercettare il Giubileo

NICOLA ZINGARETTI MASSIMILIANO SMERIGLIO FOTO: © IMAGOECONOMICA BENVEGNU’ GUAITOLI

L’idea di partecipazione deve dunque avere un range temporale medio lungo. E deve necessariamente incrociarsi con i grandi spot temporali che attendono la Capitale. Primo fra tutti il Giubileo fra 5 anni. Ecco perché è necessaria la guida di un partito che sia capace di amministrare su lunghi percorsi. Partito come il Pd che Smeriglio (ancora) non vede.

«Avviare un processo partecipato di progettazione della città dei prossimi dieci anni, passando per il Giubileo del 2025. Questo sarebbe già un pezzo della campagna elettorale e del nostro modo di includere e dare visibilità a chi ha idee e visione».

La chiosa è sardonica amara. Perché millenarismo e profetismo non abitano nel mondo che Smeriglio vede. E nella Roma che spera di vedere. «L’attesa dell’uomo (mai della donna) del destino è un errore grave. Uno perché rischia di non esserci nessun super candidato. Due perché non basta l’uomo solo al comando. Serve una impresa collettiva, una squadra larga, larghissima. Alla Capitale serve un’alleanza non Jeeg Robot».

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