Il S.Maria della Pietà rinasce. Ceccano? No quello di Roma

Il Santa Maria della Pietà rinasce. Quello di Roma, non la sua antica succursale di Ceccano. Non è una storia di figli e figliastri. Ma di sprechi, ritardi, cambi di idee, demagogia. Per mettere in difficoltà l'avversario in vista delle elezioni Regionali.

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

L’ex manicomio provinciale Santa Maria della Pietà rinasce. Quello di Ceccano? Macché. Si parla della piena riqualificazione dell’allora Ospedale dei Pazzarelli di Roma, che domina la collina di Monte Mario. Non di quella che fu la sua succursale per oltre settant’anni. Fino a quando la nota Legge Basaglia consegnò al passato gli ospedali psichiatrici. Era il 13 maggio 1978. Dopo sette mesi venne istituito ufficialmente il Servizio Sanitario Nazionale con la Legge n. 833 del 23 dicembre. Che assorbì la numero 180/1978, ispirata dallo psichiatra Franco Basaglia e relazionata dal collega democristiano Bruno Orsini. L’Italia fu la prima nazione al mondo a chiudere i manicomi, creando il servizio pubblico di igiene mentale.  

(Foto: Carlo Dani)

Gli Ospedali pschiatrici giudiziari (Opg), che sostituirono i vecchi manicomi criminali, sono stati poi aboliti nel 2013 e serrati in via definitiva nel 2015. Superati allora dalle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza: le Rems. Ovvero strutture di riabilitazione per detenuti infermi di mente e socialmente pericolosi. A livello nazionale se ne contano 30. Quattro sono nel Lazio. Due di queste in provincia di Frosinone. Tra cui la prima in assoluto inaugurata dal presidente Nicola Zingaretti: quella di Pontecorvo. L’altra, anch’essa provvisoria, a Ceccano. In attesa della realizzazione della Rems definitiva, al posto del demolito ex ospedale di viale Fabrateria Vetus, resta attiva vicina all’odierna Casa della Salute: l’ex Santa Maria della Pietà. E si torna al punto di partenza.  

Roma si e tanto

Qual è la differenza tra la casa madre di Roma e la succursale di Ceccano? Nella Capitale non verrà realizzata “soltanto” una Casa della Salute. Anche un Dipartimento di Epidemiologia e un Museo della Mente. Per non parlare dei 27 padiglioni. Tra cui quelli destinati a centro polifunzionale, ostelli, attività culturali e associazionismo. Non solo: anche alla nuova sede del Nue (Numero unico d’emergenza 112) e al Simav (Centro di simulazione e formazione avanzata). È in corso, poi, la valorizzazione dell’Area Parco: 22 ettari di patrimonio arboreo, costituito da 2.500 specie botaniche. Tutto frutto degli investimenti fatti dai proprietari: la Regione Lazio e la Asl Roma 1. Dalla prima, a partire dal 2016, 14 milioni e mezzo di euro. Dall’Azienda sanitaria, in aggiunta, altri 10 milioni per gli interventi di manutenzione.

Infine, per la pianificazione della centralità urbana, la totale sinergia tra il governatore Nicola Zingaretti, il manager della Asl Angelo Tanese e la sindaca di Roma Virginia Raggi. Cos’hanno fatto? Nel 2018 hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per riqualificare anche altri 25 ettari del quadrante nord della Capitale: nascerà anche un nuovo parcheggio di scambio. Il tutto anche e soprattutto in collaborazione con il XIV Municipio e la sua consulta delle associazioni: 57 sodalizi coinvolti appieno nell’elaborazione del progetto generale. 

A Ceccano invece…

La Rems provvisoria di Ceccano

A Ceccano? Nell’area dell’ex manicomio e ospedale Santa Maria della Pietà, sono state inaugurate una Rems provvisoria e una Casa della Salute da potenziare. La prima il 5 novembre 2015: è costata 1.6 milioni di euro. L’altra, investendo 420 mila euro nella conversione del già nosocomio, il 18 dicembre 2017: oltre un anno e mezzo dopo le previsioni iniziali e ancora da completare.

Il 19 agosto 2019, invece, è terminata la demolizione del “Mostro” di viale Fabrateria Vetus: la grande opera che fu commissionata a un’impresa edile collegata alla famiglia mafiosa dei Cuntrera e, tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Ottanta, restò incompiuta. Dilapidando, con tanto di vano riaffidamento dei lavori, non uno bensì più di 8 miliardi delle vecchie lire.

Al suo posto, al costo di 6.2 milioni di euro, nascerà la Rems definitiva: secondo l’ultimo cronoprogramma, con tutti i “se” e i “ma” derivanti dall’emergenza Covid, entro il 31 maggio 2021. Basti dire che l’abbattimento del “Monumento al degrado” era previsto a partire dal mese di settembre 2015. La nascita della nuova struttura, invece, nell’estate 2016. Verrà realizzata, a questo punto, a distanza di almeno cinque anni: due moduli da 20 posti, ovvero 10.638 metri cubi al posto dei vergognosi 56.452 dell’ospedale mai nato. 

Sprechi e ripensamenti

L’area del demolito ex ospedale di viale Fabrateria Vetus

Non è mai nato perché, dopo aver sprecato 4 milioni degli odierni euro, si decise di realizzarlo al posto dell’ex manicomio di Borgo Santa Lucia. Lasciando per decenni, in uno dei punti di accesso a Ceccano, una delle peggiori cartoline della città. Ora strappata, in attesa per l’appunto della Rems definitiva.

Cosa ne sarà di quella provvisoria di via Marano? Inizialmente il suo futuro era alquanto incerto: si parlava di una ridestinazione d’uso a seconda delle esigenze della Asl. Nell’ultimo decreto firmato dal presidente Zingaretti, prima di svestire gli abiti di commissario ad acta dell’ormai “scongelata” Sanità laziale, qualche indizio in più: dovrebbe diventare una Rems attenuata o una Struttura residenziale psichiatrica. Nel primo caso accoglierebbe i pazienti già stabilizzati a livello psicopatologico. In pratica chi ha già fatto passi da gigante verso il reinserimento socio-lavorativo. Nell’altro caso, invece, chi si è visto aggravare la misura di sicurezza ma avrebbe ripercussioni negative in una residenza più contenitiva. In poche parole, quelli che hanno bisogno di più libertà per sconfiggere i mostri della mente

Il progetto di Isabella

Isabella Mastrobuono

In base alla prima rimodulazione del programma operativo, scattata nel febbraio 2015, la sede della Rems definitiva era stata individuata nell’area dell’ex manicomio e ospedale della “Borgata”. L’allora manager della Asl Isabella Mastrobuono fece sapere che sarebbe stata realizzata nella degradata Ala Mosconi: il rudere retrostante all’odierna Casa della Salute.

Da lì a poco, però, fu chiarito che la location sarebbe stata un’altra: per l’appunto l’area dell’ormai distrutto ex ospedale di viale Fabrateria Vetus. E l’Ala Mosconi? “L’intenzione – spiegò l’allora direttrice generale Mastrobuono a Il Messaggeroè di creare una sorta di incubatore sociale con le associazioni di volontariato che, specie in tempi di crisi, svolgono un ruolo cruciale”. L’idea, però, era quella di destinarla anche a servizi commerciali, ristorazione e vendita di prodotti specifici per malattie croniche: si parlò di un “supermarket della salute”. A distanza di sei anni, però, il rudere è ancora lì.

Il piano del Comune

Di recente, anche a tal proposito, il Consiglio comunale di Ceccano ha approvato all’unanimità un piano d’azione proposto dalla maggioranza guidata dal sindaco Roberto Caligiore. Diventato bipartisan ma non troppo. Perché, anche se richiesto dall’opposizione di centrosinistra, non sono stati eliminati gli attacchi del centrodestra al potere contro il PD regionale. (Leggi qui Ex ospedale, Caligiore bipartisan ma non troppo). 

L’Aula del Consiglio Comunale di Ceccano

Il primo cittadino, oltre che per invocare il potenziamento della Casa della Salute, ha avuto ampio mandato da maggioranza e minoranza. Per fare cosa? Anche per «chiedere – recita il documento – la ripresa dei lavori di ristrutturazione dell’Ala Mosconi, progettazione già approvata e cantierabile. Oltre che un adeguamento di tutta la struttura anche alla luce della volontà della Regione Lazio di investire sulla Sanità». A parte la sarcastica battuta finale, «senza dimenticare – l’altra frecciatina avvelenata – le tante promesse a vuoto della Regione», invocano la ristrutturazione dell’immobile.

La domanda, però, sorge spontanea: per farci cosa? Ed è proprio questo il nocciolo della questione: pretendere dalla Regione, attaccandola, che l’Ala Mosconi venga riqualificata senza proporre un’idea. È come tentare di spillare soldi, chissà per cosa, al patrigno che mandi continuamente a quel paese. E a cui ricordi spesso e volentieri che non è il tuo vero padre. E che avrebbe occhi solo per i figli naturali. In fondo, però, è pur vero che quel patrigno tante promesse non l’ha mantenute. Ma serve davvero a qualcosa rinfacciargliele continuamente?  

La lezione di Roma

L’ex Santa Maria della Pietà di Roma dimostra che ci si può sedere a un tavolo e costruire invece di distruggere. Dimostra che, al di là degli steccati politici, i progetti possono essere proposti e realizzati insieme. Proprio per quell’inflazionata finalità: il bene della collettività.

A cosa serve fare la guerra politica? È presto detto: a far perdere voti all’altro in vista delle prossime elezioni regionali. D’altronde, sia a destra che a sinistra, c’è anche chi continua a ululare alla luna per far riaprire l’ospedale di Ceccano. Undici anni dopo la sua chiusura e oltre tre anni dopo la sua riconversione in Casa della Salute. Bisognava incatenarsi tutti insieme all’ingresso prima che Renata Polverini lo chiudesse. O che Nicola Zingaretti lo riaprisse in un modo che non piaceva. Non si strepita a cose fatte. (Leggi qui Dalla Sanità alla Santità: Ceccano ai margini e si va sul ring).

La centralità urbana nel progetto di rinascita dell’ex Santa Maria della Pietà di Roma

Ecco perché ad Anagni c’è un presidio sanitario e non una Casa della Salute. E, invece di reclamare una degenza ospedaliera in blocco, si può puntare a ottenere una miglioria per volta. Ecco perché nella Casa della Salute di Pontecorvo, dove amministra il centrodestra, nascerà anche un centro diagnostico: la radiologia verrà potenziata con risonanza magnetica, Tac, nuovo mammografo e altre strumentazioni.

L’iniziativa di Pinuccio

In tempi di Covid, è stata presentata una mozione dal consigliere regionale Giuseppe Simeone. Non è del PD né ciociaro: è di Forza Italia, proveniente da Formia ed eletto nel collegio di Latina. Ha portato avanti, senza strali contro il Partito Democratico, l’istanza del già forzista sindaco Anselmo Rotondo, ora passato alla Lega. 

Il sindaco Rotondo e il consigliere regionale Simeone presso la Casa della Salute di Pontecorvo

A Ceccano no: non si può fare. L’amministrazione Caligiore, trainata da Fratelli d’Italia e Lega, deve attaccare sempre e comunque. Affidandosi anche di volta in volta ai suoi referenti: i consiglieri regionali Giancarlo Righini (FdI) e, anche se i “Fratelli” preferirebbero di no, Pasquale Ciacciarelli (Lega). Non che quanto dovuto si debba chiedere per favore, ci mancherebbe. Basterebbe dire quanto serve per fare cosa: punto e basta. Altrimenti il consenso dal patrigno ripudiato, a un certo punto, te la puoi anche sognare.

Come quella volta in cui Caligiore ha detto a Zingaretti che vuole adottare il Monumento Naturale Regionale di Bosco Faito. Perché? Perché «dal 2009 l’ente gestore è totalmente inadempiente». Ora, invece, la Provincia di Frosinone sta proprio sul pezzo: lo dice sempre FdI, che sostiene l’amministrazione guidata dal democrat Antonio Pompeo. (Leggi qui Caligiore 1 e Caligiore 2 su Bosco Faito, la differenza è “Fratello Pompeo”). 

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