E Pallone impugna il risultato delle elezioni in Regione

Il coordinatore regionale di Noi con l'Italia - Udc pronto ad impugnare il risultato delle elezioni Regionali. "La nuova legge non rispetta la Costituzione".

La percentuale che ha raggiunto in casa è tra le più alte in Italia: 4,36% alle Regionali in provincia di Frosinone. Alfredo Pallone non stappa lo champagne né organizza feste: pianifica il prossimo passo da far compiere nel Lazio a Noi con l’Italia.

La quarta gamba dell’alleanza di Silvio Berlusconi non ha centrato l’obiettivo in molte parti d’Italia. La media è stata del 1,3% molto lontana dalla soglia del 3% necessaria per ottenere i seggi proporzionali: in Parlamento entrano i 15 piazzati nei collegi blindati Uninominali.

«Non è il progetto ad essere sbagliato: sono stati i tempi, i modi e soprattutto i veti incrociati posti da chi ha avuto paura».

È in aeroporto dove attende il volo per partecipare ad una riunione sul futuro dell’aviazione civile in Europa: ora è consigliere d’amministrazione all’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile. Prima è stato deputato europeo, vice porta parola della delegazione italiana nel Ppe, capogruppo in Regione, potentissimo coordinatore regionale del PdL, esponente di punta del Psi ai tempi di Bettino Craxi e della Milano da bere quando Berlusconi era un costruttore e le tv ancora tutte da inventare. in mezzo secolo di politica ha visto di tutto.

 

A chi si riferisce quando parla di veti incrociati: chi ha avuto paura?

«Potevamo centrare un risultato maggiore. Francamente, in cinque settimane era impossibile fare di più. A Frosinone, nel Lazio ed in tutte le altre parti d’Italia. Il 4% abbondante che abbiamo raggiunto nella mia provincia sarebbe stato replicabile dappertutto: ma con un po’ più di tempo per rendere visibile il nostro progetto politico».

 

E senza i “veti incrociati…”?

«Tutti ricordano cosa accadde la scorsa estate nella fase cruciale del dibattito che avrebbe riportato in Forza Italia molti di noi che avevamo deciso di uscirne per senso di responsabilità qualche anno prima, in un momento storico nel quale ritenemmo che il Paese non potesse rimanere senza governo».

 

E se qualcuno non ricordasse la scorsa estate?

«Non fingiamo di non capire».

 

Il riferimento è all’agosto 2017: Alfredo Pallone è per una settimana a Ponza in compagnia di Antonio Tajani. Sono amici da antichissima data e in quel momento il presidente del Parlamento Ue è l’ambasciatore incaricato di Silvio Berlusconi di riportare a casa i transfughi che alcuni anni prima seguirono Angelino Alfano nel Nuovo Centrodestra prima ed in Alternativa Popolare poi. L’incontro deve rimanere riservato. Invece c’è chi riesce a scoprirlo (leggi qui Tajani e Pallone insieme a Ponza: attenti a quei due).

Subito, dall’interno di Forza Italia partì il fuoco di sbarramento con cui impedire l’operazione. I livelli locali temevano di dover fare i conti con il ritorno dei personaggi di spessore. Che avrebbero ripreso gli spazi nel frattempo occupati da altri.

 

«E invece non sarebbe stato così!» si arrabbia Alfredo Pallone.

 

Vuole sostenere che non avrebbe fatto ombra, rientrando in Forza Italia?

«I ‘vecchi’ come me non hanno più niente da chiedere alla Politica. Semmai hanno da dare. Nel momento in cui Alfredo Pallone ha lasciato Forza Italia è venuto a mancare chi riusciva a conciliare la popolarità di Antonello Iannarilli con il pragmatismo politico di Mario Abbruzzese. Quando ho smesso di fare da camera di compensazione si sono annullati a vicenda e oggi nessuno dei due è più sulla scena politica».

 

Le candidature hanno esasperato lo scontro anziché attenuarlo?

«Casi come quello che hanno portato all’abbandono compiuto da Gianluca Quadrini andavano evitati da prima. Occorre peso specifico se si vuole essere ascoltati a Roma. Ed occorre una capacità di visione almeno a medio termine: certe cose vanno previste e gestite. Vogliamo dire che Quadrini in Forza Italia non sarebbe stato utile?»

 

Invece è venuto tra le sue braccia. Oggi i quasi cinquemila voti portati dall’ex capogruppo di Forza Italia in Provincia le hanno permesso di eleggere un consigliere regionale in Noi con l’Italia.

«È vero. È stato eletto a Roma. Ma senza i voti che abbiamo portato noi da Frosinone, senza i voti di Quadrini e Roscia, nessuno sarebbe stato eletto. Ma per quello che vale questa elezione…»

 

Intende dire che questa legislatura regionale durerà poco?

«Intendo dire che questa legislatura è nulla»

 

A cosa si riferisce?

«Lo saprete presto»

 

In realtà Alfredo Pallone si riferisce al parere del costituzionalista Alfonso Celotto, interpellato sulla costituzionalità della nuova legge elettorale con cui abbiamo votato quest’anno nel Lazio. Ha detto con chiarezza che quella noma non sta in piedi. Quello che nessuno vuole confermare è che Pallone, domenica notte durante lo spoglio, di fronte ai big di NcI riuniti non lontano da quella piazza del Gesù dove aveva sede la vecchia Democrazia Cristiana, abbia chiesto un numero di telefono ben preciso. Quello del professor Felice Besostri.

Chi è? Parlamentare dei Ds dal 1996 al 2001, Felice Besostri è l’avvocato che ha ottenuto l’abrogazione delle recenti leggi elettorali: è lui ad avere ottenuto l’abrogazione parziale del Porcellum e dell’Italicum.

 

Impugnerete la legge elettorale regionale ed il risultato elettorale?

«Stiamo valutando il da farsi. Ma che si sia votato con una legge che non sta in piedi è chiaro. Il parere in questo senso del professor Alfonso Celotto è inequivocabile: questa legge prevede un premio di maggioranza che è paradossale quanto inutile, in grado di distorcere la rappresentatività del voto con un sacrificio sproporzionato rispetto al legittimo obiettivo».

 

Risulta che abbiate chiesto appuntamento al professor Besostri e che vi siate autotassati per sostenere le spese 

«Se lo sapete già, io non posso smentirlo. Siamo di fronte ad una situazione analoga a quella che ha portato all’abrogazione di parte del Porcellum e dell’Italicum»

 

Il vostro consigliere regionale farà da stampella a Zingaretti?

«Non abbiamo ancora affrontato il tema. È chiaro però che per il Lazio vale lo stesso appello al senso di responsabilità che il Presidente della Repubblica ha fatto alle forze politiche a proposito del governo nazionale che deve essere formato».

 

È un’apertura a Zingaretti, come quella fatta da Fazzone e dal Cinque Stelle?

«È una dichiarazione di responsabilità. Ed è una dichiarazione con la quale noi diciamo con chiarezza che non intendiamo fare inciuci».

 

Quindi siete pronti a sostenere Zingaretti?

«Sono pronto a prendere  l’aereo e se non spengo il cellulare mi lasciano in aeroporto. Buonasera».

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