Perché i Cinque Stelle possono dividere Letta e Zingaretti

Le posizioni sulla guerra in Ucraina di diversi parlamentari pentastellati mettono in allarme il segretario del Pd, che prepara un Campo largo alternativo. Ma nel Lazio è diverso e la Piazza Grande di Zingaretti non può prescindere dal Movimento.

Da oltre un anno, da quando cioè ci furono le traumatizzanti dimissioni di Nicola Zingaretti da Segretario nazionale del Pd, Enrico Letta e lo stesso Nicola Zingaretti proseguono all’unisono. Il fondo il Campo largo che è oggi il mantra di Letta non è molto diverso dalla Piazza Grande sulla quale Zingaretti ha costruito la propria cavalcata verso la Segreteria.

Dall’elezione del presidente della Repubblica, però, Letta ha cominciato ad avere dei dubbi sul comportamento del Movimento Cinque Stelle. Confermati in queste ore dal fatto che tanti pentastellati (ma anche ex pentastellati) non sono stati presenti in Parlamento durante il collegamento di Zelensky.

Mai equidistanti

Enrico Letta (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Enrico Letta è stato chiarissimo: non può esserci equidistanza, non è possibile mettere sullo stesso piano le ragioni della Russia (l’aggressore) e dell’Ucraina (il Paese invaso).

Nel partito esponenti come Andrea Marcucci (Base Riformista) sono ancora più netti di Enrico Letta, anche perché pochissimi giorni fa ci sono stati degli espliciti attacchi della Russia di Putin al ministro della Difesa Lorenzo Guerini, difeso magistralmente da Mario Draghi.

Nel Pd in tanti si meravigliano di come nel Movimento nessuno provi a prendere in mano la situazione: il riferimento è soprattutto al capo politico Giuseppe Conte. Fra l’altro Luigi Di Maio è il ministro degli Esteri. L’alleanza con il Movimento Cinque Stelle è ritenuta fondamentale nel Pd (e da Enrico Letta) per poter competere con il centrodestra. Ma non a tutti i costi, non sacrificando le impostazioni europee e filo atlantiste del Partito.

Nel Lazio è diverso

Nicola Zingaretti con Roberta Lombardi e Valentina Corrado (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

A livello regionale però è diverso. Non soltanto perché Nicola Zingaretti e Bruno Astorre sono stati i primi a teorizzare e ad applicare la teoria di una collaborazione vera tra Partito Democratico e Cinque Stelle. In giunta ci sono da tempo Roberta Lombardi e Valentina Corrado.

Ma anche ultimamente, proprio con riferimento alle elezioni comunali di Frosinone, Zingaretti ha detto a Francesco De Angelis che nel Campo largo i Cinque Stelle ci devono stare da protagonisti.

Isolamento a 5 Stelle

Tra dodici mesi si torna a votare anche alla Regione Lazio, dove ancor di più serve un’alleanza forte di tutti coloro che si riconoscono nel fronte progressista. Ma la guerra in Ucraina sta cambiando anche la politica italiana. Se i Cinque Stelle dovessero continuare in un atteggiamento “di lotta e di governo” su un tema così delicato, allora Enrico Letta potrebbe perfino prendere altre decisioni.

Non è sicuramente casuale che negli ultimi mesi abbia ripreso un confronto serio sia con Matteo Renzi che Carlo Calenda. Potrebbero esserci altri spazi nel Campo largo immaginato da Enrico Letta. Che verrebbero ad aprirsi proprio se non dovessero più esserci i grillini. Non ci sarebbero invece nella Piazza Grande di Zingaretti nel Lazio. Che è una storia diversa.

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