Pierferdy, il mostro sacro dei democristiani non pentiti

Il nome di Casini è in corsa per il Quirinale e potrebbe essere la grande sorpresa. In Ciociaria è molto conosciuto, anche per il lungo e solido rapporto con Anna Teresa Formisano. In Parlamento è dal 1983 e si muove, come ha scritto il Corriere della Sera, come un vietcong nella giungla vietnamita. Cosa può cambiare anche nella prospettiva della legge elettorale.

Da queste parti lo conoscono bene in tanti. Perché la Ciociaria è sempre stata una terra democristiana e perché Anna Teresa Formisano per decenni con Pierferdinando Casini ha avuto un rapporto politico privilegiato.

Il nome dell’ex leader del Ccd e dell’Udc è in cima alla lista dei possibili outsider vincenti nella corsa al Quirinale. D’altronde ha le stimmate giuste per l’ascesa al Quirinale, quelle democristiane. E tranne alcune eccezioni (Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, Giorgio Napolitano) al Colle c’è una lunghissima e consolidata tradizione di democristiani mai pentiti. Come Pierferdy, diminutivo affibbiatogli da alleati e avversari.

Come un Vietcong nella jungla

Pier Ferdinando Casini (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Il Corriere della Sera ricorda: “Lui alle Camere è stato eletto dal 1983, e tra quei legni, quei marmi, quei tendaggi pesanti, quelle trappole si muove come un vietcong nella giungla vietnamita. In più è stato la terza carica dello Stato come presidente dell’assemblea di Montecitorio dal 2001 al 2006 e ha presieduto l’Internazionale democristiana dal 2006 al 2015.”

Poi il quotidiano prosegue così: “No, l’offesa sanguinosa, per Pier Ferdinando Casini, è che una sua corsa possa essere sgambettata dai franchi tiratori.«Esiste una possibilità su duemila che io possa, a un certo punto, essere candidato», usa dire ai tanti che lo sondano in queste settimane. «Ma se lo fossi, potete stare certi che non perderei nemmeno il voto degli scranni vuoti. Pensare che io sia vittima dei franchi tiratori», usa affermare in modo semiserio «è un’offesa quasi professionale»: lui è convinto di domarli, quelli che nel segreto dell’urna tendono agguati. Orgoglio di veterano della politica, cresciuto nelle istituzioni. E soprattutto, di tessitore instancabile di contatti personali e trame parlamentari: e se non sono a trecentosessanta gradi, è solo per volontà altrui”.

L’internazionale democristiana

Pier Ferdinando Casini con Maria Elisabetta Alberti Casellati (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)

D’altronde Casini ha solidi rapporti con ex democristiani che oggi militano nel Pd o in Forza Italia. O anche altrove.E spesso nel Transatlantico si confronta con Luigi Di Maio: troppo giovane per essere stato democristiano, ma troppo democristiano per far parte del Movimento Cinque Stelle, che però controlla.

La vera partita per il Quirinale si apre dalla quarta votazione in poi, a meno che le forze politiche non si accordino su un modello Ciampi.

L’unico nome potrebbe essere quello di Mario Draghi, ma al momento non sembrano esserci le condizioni. Però una vittoria di Pierferdinando Casini rilancerebbe pure un profilo centrista che avrebbe effetti magari sul varo della nuova legge elettorale. Forse in senso proporzionale.

In Ciociaria in diversi lo seguiranno con partecipazione. D’altronde la recente tornata delle comunali ha fatto segnare la vittoria di Angelo D’Ovidio a Pastena. Un altro ex Udc.

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