Povera Alatri, insensibile davanti agli ucraini in fuga

L'attacco di Fabio Di Fabio all'amministrazione Cianfrocca. Puntando su uno dei temi che da sempre identifica Alatri: l'accoglienza. Ma di fronte alla tragedia Ucraina "si è abdicato al ruolo di coordinamento, limitandosi a dare un Iban”

Massimiliano Pistilli

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Il nuovo fronte lo apre il capogruppo del Partito Democratico Fabio Di Fabio. Punta su uno dei nervi sensibili di Alatri. Perché colpisce sulla sua storia recente, sulla sua tradizione, su un elemento di orgoglio. Perché Alatri è stata la città della solidarietà e dell’accoglienza: ha trasformato quello che era un Campo di Internamento fascista in un centro per l’accoglienza dei profughi in fuga dall’Istria, dalla Dalmazia, dalla Libia, dal Nordafrica. Ma anche per rifugiati politici in fuga dai regimi comunisti dell’Est. Alatri, in quel centro ospitò il calciatore ungherese László Kubala ed il cestista jugoslavo Isidoro Marsan.

Ora Fabio Di Fabio accusa la nuova amministrazione comunale di centrodestra. La accusa di non avere una strategia né un’azione concreta per l’accoglienza ai profughi provenienti dall’Ucraina invasa dai russi. Dice che si sta facendo poco e per questo sollecita maggiore impegno e condivisione. 

Il monito

Rifugiati nella Metro di Kiev (Photo © Fotoreserg)

Il conigliere Democrat ricorda cosa sta facendo la giunta Zingaretti. “La Regione Lazio ha approvato un avviso per gli aiuti alla popolazione ucraina, stanziando somme da destinare ai Comuni che ne facciano richiesta”. E quindi Fabio Di Fabio sollecita la giunta Cianfrocca ad attivarsi visto che si tratta di aiuti in termini di accoglienza, alloggi, approvvigionamenti, inserimento nel contesto sociale e scolastico. “La giunta ha tempo fino al 31 maggio per richiedere finanziamenti”.

L’ex vicesindaco nelle due amministrazioni di centrosinistra sostiene che questa sia l’occasione per affrontare con una visione organica le iniziative a favore dei profughi. “Funzioni delegate dal sindaco e dalla sua maggioranza a singoli, associazioni, istituzioni religiose nonché al lavoro del servizio sociale” dice Di Fabiop. Che poi colpisce: “Non è con la semplice indicazione di un Iban che una comunità matura come quella alatrense deve rispondere alla presente tragedia umanitaria”.

La speranza e critiche finali

Fabio Di Fabio

Il fatto è che questa volta non c’è stata la mobilitazione. Per Fabio Di Fabio questa volta il Comune ha rinunciato al suo ruolo di sollecitazione e di coordinamento. Ha lasciato tutto al buon cuore ed all’iniziativa dei privati. Mettendo a disposizione solo un conto corrente sul quale far affluire i fondi da girare poi a chi sta sulla linea del fronte dell’accoglienza. E la città? Il suo abbraccio a donne, bambini ed anziani in fuga?

Serve coordinamento e programmazione” prosegue. “Dobbiamo approntare un’organizzazione accurata e sistematica dell’accoglienza che parta dal ruolo centrale del Comune e dei Servizi sociali”. Per lui questa strada non si sta percorrendo.

Il rischio è quello della strumentalizzazione del dolore e della tragedia. Fabio Di Fabio vuole evitarlo e mette in chiaro: “Vogliamo mantenere un atteggiamento costruttivo ma non possiamo non vedere una certa “carenza” di indirizzo politico-amministrativo su questo argomento”.

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