Quel maledetto Pronto Soccorso che non c’è

Forse nulla avrebbe salvato la pensionata che ieri è morta nell'ospedale di Anagni per una crisi cardiaca improvvisa mentre aspettava il marito in dialisi. Ma questo non toglie che Anagni ha diritto ad un presidio sanitario degno di questo nome per fronteggiare urgenza ed emergenza

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Cosa hanno in comune Anna Maria Ascenzi e Anna Petricola? Risposta facile, purtroppo; sono morte tutte e due nell’ospedale di Anagni. Una tre anni fa, dopo una puntura di insetto. L’altra ieri, dopo un infarto fulminante. (Leggi qui Il messaggio a Zingaretti ed ai suoi tecnici partito da Porta Cerere).

La premessa è d’obbligo. La signora Petricola, molto probabilmente, non si sarebbe salvata. I medici intervenuti hanno parlato di un infarto fulminante. Anche se fosse successo nella sala del Pronto Soccorso di un ospedale superattrezzato, non sarebbe (forse) cambiato nulla.

L’ingresso del fu ospedale di Anagni

Resta lo sconcerto per una donna di 71 anni che ieri mattina è morta nell’ex ospedale di Anagni, mentre stava aspettando che il marito terminasse un ciclo di dialisi. Una tragedia che ha riportato immediatamente alla memoria quanto era successo nel 2018. Anche in quel caso un’emergenza; una signora, la povera Anna Maria Ascenzi, portata di gran carriera all’ex ospedale, in pieno shock anafilattico. Anche in quel caso, soccorsi tanto volenterosi quanto inutili. 

La città senza Pronto Soccorso

Che in città ci sia bisogno di un vero Pronto Soccorso  (o di qualcosa di molto simile) è una cosa che ad Anagni si ripete da anni. La novità è che a dirlo, ultimamente, è stato anche il sindaco di Frosinone. Che in un convegno tenutosi pochi giorni fa ad Anagni, ha definito senza mezzi termini “scellerata” la scelta di togliere, con quello di Anagni, un punto di riferimento imprescindibile per la sanità della zona nord della provincia.

Magari Nicola Ottaviani lo avrà detto anche per senso di ospitalità nei confronti del padrone di casa, il sindaco Daniele Natalia. Oppure per il fatto che sa bene come tra non molto tornerà sulla stessa piazza ma con la veste di candidato del centrodestra al parlamento.

Resta l’emergenza. Resta che, come è accaduto l’estate scorsa, dopo una chiamata al 118 per un malore, l’ambulanza arriva dopo mezz’ora. Quella volta, per fortuna, si era trattato solo di un calo di pressione. Se si fosse trattato di un altro infarto, adesso racconteremmo di un’altra tragedia.

Così com’è non è efficace

Come hanno detto ieri mattina alcuni dei dipendenti della struttura anagnina, protetti da un rigoroso anonimato, “la verità è che il Pat, così com’è, non serve a nulla per rispondere alle esigenze di urgenza ed emergenza. Com’è ora siamo ad un poliambulatorio e poco altro. Con gli stessi soldi si potrebbero assumere 5 medici in più, che potrebbero offrire un servizio decisamente diverso”.

L’evidenza è che l’intgero comprensorio ha bisogno di un ospedale di prossimità. Un centro con pochi posti letto, che consenta però di avere risposte rapide nelle situazioni di urgenza, se non di vera e propria emergenza. “Altrimenti, continueremo a chiederci, dopo ogni morto,  cosa si poteva fare”.

Difficile dare loro torto.

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