Quello che capì soltanto Giovanna quando Benedetto XVI lasciò il soglio

Una frase in latino nel mezzo di un evento ordinario e l'evento più straordinario accadde: ma lo intuì solo una donna

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

“Rosa, rosae, rosae, rosam…”. Da decenni ci sentiamo ripetere che quello è il loop della sconfitta per chiunque volesse abbrancare salda e tetragona la cintola del futuro. Se vieni da lì gli studiati del web ti guardano come una specie di trilobite cambriana da gustarsi in una teca. E tuo cuggino ingegnere e web designer ti manda il fegato in pappa ogni volta che distrattamente ti fa sapere quanto prende al mese con gli sgorbi su Autocad e i cantieri terminali del fu Bonus 110%. Lo ascoltiamo ormai con gli occhi arrovesciati al cielo, quel mantra: il latino è una lingua morta come morto è chi affida al suo studio le sorti della sua esistenza. Poi qualcuno si era accorto della cretineria di quella lettura ed era arrivato il discorso salvifico del “metodo”, una specie di ammenda tardiva a traino di nuove skill.

Quello con il quale i licei non ti danno direttamente il pane, però ti preparano ad essere il fornaio più attrezzato di tutti. Vero, ma alla fine il latino è “solo” una lingua. Morta ma non dappertutto, morta solo per i morti che “noncielodicono” e viva, vivissima quando serve. E può capitare che chi la conosce alla fine fa bingo, il bingo più grosso della sua vita. Ed annuncia al mondo cose immense. “Padre Federico, ho capito bene? Il Papa si è dimesso?”. E dall’altro capo del telefono: “Hai capito bene, va via dal 28 febbraio”.

La serenità di padre Lombardi

Giovanna Chirri ha sempre spiegato che quel giorno, l’11 febbraio del 2013, il portavoce Vaticano padre Federico Lombardi aveva un tono “molto sereno”. Come tutti i vaticanisti la giornalista fece quello che, a raccontarlo, sembrava una cosa lieve e fatale, ma che invece era regola di tigna e spesso proficua. La Chirri spiegò che lei a quello scoop planetario che lanciò immediatamente sull’Ansa ci era arrivata battendo la pista mogia di un fatto minimal.

Una cosa che sembrava fatta apposta per nascondere una bomba e frenarne, almeno all’inizio, la deflagrazione. Confondendola con il piatto protocollo del Vaticano, roba da preti, monache e, appunto, vaticanisti. Che da noi sono buoni solo nelle settimane di Conclave. La notizia lei la diede “seguendo un evento di scarsissima presa mediatica com’era il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto”.

L’annuncio al Concistoro sui Martiri

Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica

“Nella lingua e con i codici della Chiesa, racchiudeva un annuncio sconvolgente”. Sì, accucciata nelle pieghe di un evento di prammatica ci stava la grammatica di un sisma che, sul soglio di Pietro, si era verificato solo altre sette volte, nessuna mai prima nell’era moderna. Joseph Ratzinger, nomatosi Papa Benedetto XVI, rinunciava al vicariato di Cristo.

La spaventosa forza di quell’annuncio innescò due cose molto naturali: da un lato colse impreparati tutti i media, abituati a pasturarsi solo dei comunicati ufficiali ed eventualmente tradotti. Dall’altro mandò all’aria, almeno per il momento, ogni castello eziologico. Nessuno si chiese subito perché davvero il Papa avesse rinunciato al papato. Si limitarono tutti ad assorbire l’onda d’urto di quello che in barba al lessico british di padre Lombardi venne definito un “fulmine a ciel sereno”.

Lo disse Angelo Sodano, decano del Sacro Collegio e mai come in quel caso alfiere di uno sconcerto terrigeno che per mezz’ora lo rese l’alto prelato più umano del pianeta. Uno che dava valore alle cose e che non le metteva nella sordina ipocrita di un noncurante ”io lo sapevo, era nell’aria sai?”.

“Vai, trasmettiamo”: l’Ansa sul tetto del mondo

Giovanna Chirri, classe 1959, non ci pensò solo un istante, e scattò. Lo fece semplicemente perché lei il concistoro lo aveva seguito, parola per parola. E seguendo magari pigramente il filo di un discorso qualunque aveva colto parole che non erano qualunque. Ed avrebbe raccontato a Tag24: “Nella concitazione attacco il telefono, credo senza neppure salutare. ‘Vai, trasmettiamo’, dico alla collega, e dopo pochi secondi il flash è sulla rete dell’Ansa. E la notizia viene rilanciata subito dalle grandi agenzie internazionali”.

Poi quel che Giovanna aveva capito era rotolato addosso alla Giovanna che stentava ancora a capirlo ed erano arrivate le lacrime. “A questo punto scoppio a piangere e tra un singhiozzo e l’altro scrivo qualche altro dettaglio su come è uscita la notizia”.

Cosa disse di preciso Papa Ratzinger

Cosa disse di preciso Papa Benedetto XVI nell’annunciare che stava per tornare ad essere Joseph? In tarda mattinata e dopo le votazioni cardinalizie parlò. Attenzione, parlò in latino. E quelle parole tonde e pingui di sibilanti, addomesticate da una vocina flebile, “vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum”, in italiano suonarono più o meno così. “Le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”.

Attenzione, quella sarebbe potuta essere un’affermazione pleonastica che non necessariamente fosse cardine di una scelta. Quanti padri lamentano dolori e logorio ma poi tornano a badare ai loro figli cessato il legittimo momento di sconforto dialettico?

Ma no, Giovanna Chirri aveva colto anche il preambolo, roba che Calonghi-Badellino scansati. “Non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vita communicem”. Un ut ed un congiuntivo finale di posizione e proposizione che aggiungevano una spiegazione, un obiettivo. Ed era un motivo straordinario. Quello che suggellava che sì, il Papa stava per dire qualcosa di cruciale. E definitivo. E gigante. “Vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa”. Non poteva che essere quello: il Papa stava mollando.

Il lancio, le edizioni straordinarie, le reazioni

Giovanna Chirri

Alle 11.46 partì il lancio e il mondo seppe che non ci sarebbe stato più un papa, quel papa là, il teologo ortodosso dal rigore intellettuale immenso. Il filosofo di Dio messosi a guardia di quella che Ratzinger considerò sempre la sola ragione dell’esistenza della Chiesa: la fedeltà ad una tradizione in cui la buccia per prima doveva preservare l’integrità della polpa.

Tra le prime reazioni ci fu quella di Giorgio Napolitano, che dal Quirinale ed in un carosello folle di edizioni straordinarie e di conduttori isterici, parlò di “coraggio e senso di responsabilità”. Ognuno la mise come meglio poteva, quella notizia monstre, e la vecchiaia divenne motivo cardine, da quanto pareva movente.

Chi era più addentro corse a rispolverare gli appunti su un nascente dualismo con i prog della Cei. Qualcun altro benedisse la moglie che dallo scrittoio a casa non aveva tolto quei carteggi roventi ma barzotti. Quelli su Monaco, quando da arcivescovo il non più papa pare avesse coperto 4 abusi sessuali.

La visita a Montecassino, da dom Vittorelli

Quattro anni prima, al culmine del conservatorismo in Vaticano, Benedetto XVI era stato a Montecassino e Cassino. Dove l’allora abate Pietro Vittorelli lo aveva accolto anche nel nome di una ferrea stima che, secondo alcuni, più tardi avrebbe funto da comburente per la sua, di caduta.

Caduta per vie giudiziarie del 191mo successore di San Benedetto poi assolto da ogni accusa ma morto subito dopo aver ricevuto giustizia. Pare gli facesse trovare sempre una caraffa dell’amato succo d’arancia, dom Pietro al Papa. Ma quell’undici febbraio al Pontefice le vitamine non giovarono. Era stanco e ne trasse una scelta, una rotta.

Le storie parallele e successive al momento in cui Benedetto XVI lasciò il papato sono tante, e più o meno le conoscono tutti. Tutti quelli che le devono conoscere, almeno, e magari fare una mezza ammenda.

Uno scoop mondiale nato al liceo

Quello che non tutti sanno, o che non hanno voluto cogliere, è altro. Per esempio che Giovanna Chirri ha fatto il liceo classico, il Visconti di Roma. E che al liceo ha imparato una lingua talmente morta che, quando ha avuto un guizzo di vitalità, si è rivelata per quella che era, che è e che sempre sarà. La più viva di tutte.

Perché per essere viva una lingua non la devono parlare tutti: basta che la parlino quelli che la usano e la comprendano quelli che la ricordano. Una lingua che 11 anni fa le ha permesso di informare il mondo di una cosa mondiale. E senza Autocad, Seo, AI, popup o web master. “Rosa, rosae, rosae, rosam…”.

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