In Europa con il fiatone: il Lazio tra infrazioni e fondi da spendere

La relazione sul livello di Europa presente nel Lazio. Presentata oggi in Aula. Nove procedure di infrazione e 9 richieste di chiarimenti. Destinato oltre il 78% dei fondi previsti. Impegnato solo il 51%

Nove procedure di infrazione e nove richieste di chiarimenti che rischiano di diventare altrettante nuove contestazioni. L’Unione Europea punta il dito verso la Regione Lazio. Sono 18 i fronti aperti. È quanto emerge dalla relazione annuale con cui cui la Giunta informa il Consiglio regionale sul suo livello di partecipazione alle politiche europee.

Procedure e Pilot

Le Procedure di Infrazione sono lo strumento attraverso il quale la Commissione europea controlla il rispetto delle norme Ue negli Stati membri. Le richieste di chiarimenti sono parte del sistema EU Pilot: il meccanismo con cui tentare di risolvere i problemi prima che diventino così gravi da portare all’apertura formale della procedura di infrazione. 

Le case ai rom

Tra i 9 casi di pre-infrazione che potrebbero coinvolgere la Regione Lazio, l’Ue ha inserito i criteri di assegnazione delle Case Popolari.

L’Unione Europea ha chiesto una serie di informazioni. Sospetta che le popolazioni rom siano discriminate: infatti tra i requisiti per ottenere la casa c’è la residenza e lo sfratto. Ma per la loro natura i rom non possono dimostrare né l’una né l’altra.

Alla Regione Lazio viene contestata l’incompatibilità della Legge regionale 12 del 1999 (Disciplina delle funzioni amministrative regionali e locali in materia di edilizia residenziale pubblica) con la Direttiva 2000/43/Ce. 

Il caso Malagrotta

Un’altra procedura di pre-infrazione Ue è quella che riguarda la chiusura e la fase post-operativa della discarica di Malagrotta.

Nella relazione della Giunta si dice che la Commissione europea, a fine 2016 ha avanzato una richiesta di informazioni in merito alla chiusura e alla fase post-operativa della discarica. Inoltre, l’Europa chiedeva di essere aggiornata anche su eventuali procedimenti amministrativi e giudiziari in corso.

Il caso è nato da una serie di denunce sulla discarica di Malagrotta, in funzione dal 1974 al 2013. Il timore è legato al fatto che quell’impianto possa costituire un pericolo per la salute umana e per l’ambiente. Paure legate alla fuoriuscita di percolato: il liquame che si genera con la fermentazione dei rifiuti.

La Regione ha prodotto una relazione sullo stato degli interventi effettuati. Risulta che sono stati completati la rete di emungimento del percolato e l’impianto di messa in sicurezza. Ora c’è un numero sufficiente di pozzi per attingere le acque di falda ed è partito il capping, cioè la copertura dei rifiuti fino a realizzare una collina con terra ed alberi. Si è in attesa delle valutazioni della Commissione. 

Quattro discariche incontrollate

Dalla relazione portata in Aula risulta che nel Lazio ci sono ancora 4 discariche abusive o incontrollate da regolarizzare.

Per capire se sono tante o poche è necessario leggere prima alcuni numeri. Dai quali si scopre che l’Italia è stata condannata (dicembre 2014) al pagamento di una somma forfettaria pari a 40 milioni di euro più una penalità pari a 42,8 milioni ogni 6 mesi per 198 discariche di rifiuti non conformi. A fine 2014 si trovavano ubicate in 18 Regioni.

Al momento di quella condanna il Lazio aveva 21 siti irregolari di cui uno con rifiuti pericolosi. E oggi? A maggio 2019 risulta regolarizzata la discarica di Oriolo Romano, localita’ Ara Baccano.

Sulle discariche classificate ancora irregolari sono in corso interventi a Villa Latina, località Camponi: talmente avanzati che si pensa di chiedere la cancellazione dall’elenco già a giugno.

A Riano, località Piana Perina, sono in corso le operazioni di rinterro delle trincee e delle buche ‘pulite’, a rimozione delle terre inquinate, lo smaltimento e l’identificazione dei rifiuti rinvenuti, l’installazione di piezometri con cui monitorare le acque di falda. In questo caso la Regione stima di poter chiedere la macellazione della discarica dall’elenco entro il due dicembre.

A Trevi nel Lazio, località Casette Caponi, è in corso la gara per la caratterizzazione definitiva del sito. Anche qui si stima di poter chiedere la cancellazione dalla procedura entro il 2 dicembre prossimo.

A Trevi nel Lazio è localizzata anche la quarta discarica al centro dell’attenzione. È quella di località località Carpineto. Pure qui è in corso la gara per la caratterizzazione definitiva ed i tempi stimati sono gli stessi per la gemella in Casette Caponi.

Troppo rumore 

Tra le procedure di infrazione avviate dall’Unione Europea ce n’e’ una sulla non corretta applicazione della direttiva per la gestione del rumore ambientale.

Gli adempimenti richiesti riguardano il Comune di Roma ed il Comune di Latina. Su quest’ultima la regione ha fatto presente all’Ue che il Comune di Latina nel corso del 2018 ha completato tutti gli adempimenti previsti. Roma si è attivata e stima di completare gli adempimenti entro luglio 2019.

La documentazione inviata dalla Regione è tutt’ora al vaglio della Commissione.

La acque reflue

Un’altra procedura di infrazione è legata all’attuazione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane. Su questa pende un ricorso alla Corte di Giustizia.

La Regione ha indicato una serie di attività in corso di esecuzione: sulla base dello stato a cui sono arrivate si stima che entro la fine del 2019 verrà raggiunto il livello di conformità per l’agglomerato di Orte. Ci vorrà più tempo (entro la fine del 2021) per gli agglomerati di Anagni e Fontana LiriArce.

Per l’agglomerato di Roma il termine previsto per il completamento dei lavori è il 31 dicembre 202.

L’acqua potabile

Un’altra procedura aperta è quella sulla qualità dell’acqua potabile destinata al consumo umano. Il 24 gennaio 2019 la Commissione Europea ha aggravato la procedura. La Regione ha risposto alle contestazioni della Commissione fornendo gli ultimi dati dell’Asl di Viterbo. Da quei numeri risulta che i Comuni che presentano sforamenti sono 10 e non 16 come scritto nel parere Ue.

Nel mirino ci sono Bagnoregio, Fabrica di Roma, Farnese, Grotte di Castro, Monte Romano, Nepi, Proceno, Ronciglione, Vetralla, Villa San Giovanni.

I Comuni di Nepi e Vetralla presentano solo piccoli sforamenti ed è previsto un intervento di potenziamento per l’impianto di potabilizzazione di Nepi; ulteriori accertamenti sono programmati per l’impianto di Vetralla.

Nei confronti degli altri Comuni, la Regione Lazio prevede il raggiungimento della conformità per tutti i siti interessati entro i prossimi 9-10 mesi.

Maledetto smog

Lo smog continua ad avvelenare l’aria di molti centri. Al punto che il superamento dei valori di polveri sottili pm 10 è oggetto di un’altra procedura.

Al centro ci sono gli agglomerati di Roma e la Valle del Sacco. Un anno fa la Commissione europea ha aggravato la procedura depositando un ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea. La regione ha risposto prevedendo un aggiornamento del piano di risanamento della qualità dell’aria. Dovrebbe concludersi tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

C’è inoltre un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente e Regione Lazio, siglato a novembre 2018: prevede misure per il miglioramento della qualità dell’aria e il trasferimento di 4 milioni di euro dal ministero.

L’attuazione dell’accordo è iniziata nel 2019 e proseguirà almeno fino al 2025. Entro quell’anno la Regione prevede il rientro nei limiti di legge dei valori di PM10.

Le risorse Ue

Non solo procedure ma anche fondi. Dalla relazione risulta che il Lazio ha destinato il 78,35% delle risorse previste dalla programmazione europea 2014/2020 nei vari fondi istituiti. Si tratta di poco più di 2,1 miliardi di euro su circa 2,7 miliardi. Il dato è aggiornato a venerdì scorso.

La tabella allegata nella relazione evidenzia che solo il 51,53% dei 2,7 miliardi è stato impegnato (1,396 miliardi), il 21,44% è stato pagato (581 milioni di euro), mentre la spesa certificata ammonta a 494,5 milioni di euro.

«Dobbiamo camminare – ha detto l’assessore Sartore – perché il differenziale tra impegni e risorse destinate è di un bel po’. Bisogna correre sugli impegni giuridicamente perfezionati, perche’ altrimenti avremmo un disimpegno. Invece sulla certificazione abbiamo un po’ piu’ di tempo, fino al 2023».

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