Ruggero Marazzi, l’uomo dei terremoti: ad Amatrice passando da L’Aquila ed Haiti

ROMINA VINCI per 50&PIU’ MAGAZINE

«Domenica è il mio ultimo giorno di ferie, quasi quasi sono contento di tornare a lavorare!», scherza Ruggero Marazzi, con quell’ironia che lo caratterizza. È un’ironia pacata e riesce a non essere mai fuori luogo. Anche adesso, mentre ci stiamo dirigendo sui luoghi colpiti dal terremoto, lui sa come rompere la tensione che regna in macchina mentre curva dopo curva ci avviciniamo ad Accumoli.

Un percorso, del resto, che a lui sta diventando familiare, visto che dall’alba di mercoledì lo sta compiendo tutti i giorni. Ruggero è il responsabile della Protezione Civile di Frosinone, ma è anche un Disaster Manager con oltre trent’anni di esperienza. Dall’Irpinia all’Aquila, dall’Albania ad Haiti, Ruggero ha dato il suo contributo nelle emergenze che hanno caratterizzato gli ultimi decenni della nostra storia. Quando suo figlio era piccolo e vedeva in tv la notizia di un terremoto, correva a spegnere la televisione, pensando così che suo padre potesse non accorgersene, potesse non partire, potesse restare a casa con lui.

E’ difficile il lavoro di Ruggero, sempre in prima linea quando ci sono le emergenze; è difficile anche stargli accanto, rimanere a casa ad aspettarlo, davanti ai telegiornali costantemente sintonizzati sui luoghi della distruzione. Partiamo con la colonna mobile poco prima delle 10, ci è voluto tempo per caricare i pick-up con tutto il necessario da portare su.

La distanza Frosinone-Accumoli è di oltre duecento chilometri, impieghiamo più di tre ore per percorrerli. La Salaria è abbastanza libera, i rallentamenti sono dovuti soprattutto ai mezzi di soccorso grandi che viaggiano ad una velocità molto lenta. Alle 11 siamo già usciti dal casello autostradale quando arriva la notizia di una nuova scossa, pare che sia crollato il ponte di Amatrice (n.d.r. successivamente capiremo che il ponte è ancora in piedi, ma barcollante), la città è sempre più isolata. «Le scosse sono ancora troppo forti, pensa a quanta intensità c’è ancora sotto terra», mi fa riflettere Ruggero.

E’ arrivata la comunicazione del dipartimento che ad Accumoli sono bloccate le ricerche, perché è pericoloso continuare a scavare, alcuni edifici pericolanti potrebbero crollare a causa delle scosse. «Devi fare delle corse sopra le macerie quando senti tremare, è troppo rischioso», dice. Una possibile soluzione al vaglio è quella di demolire preventivamente questi edifici, così da evitare ulteriori crolli.

Ruggero non cela la rabbia, rabbia per quelle tragedie che si potevano evitare. «In molti paesi ancora non ci sono piani anti terremoto, ma ci rendiamo conto? Perché, perché non si sono attivati nonostante la normativa li imponga?».

Illica, dove la notte è(ra) giovane. Alle 12.30 ci troviamo all’imbocco di Illica, una frazione di Accumoli. Ci sono stati cinque morti. Per arrivare c’è una strada stretta nella quale se si incrocia una macchina si fa una gran fatica a passare. Arrivati sul posto l’impatto è estraniante. Le tende sono state montate in un campo in pendenza, accanto c’è una piazzola che ospitava i giochi per i bambini, e che ora è stata adibita a cucina/mensa. Tra lo scivolo, l’altalena e il dondolo sorgono panche e tavolini. C’è una tavolata centrale con le panche, poi alle spalle dei tavolini di plastica a quattro posti. Sembra una sagra di paese, c’era anche una locandina con i vari eventi, Illica, dove la notte è giovane. Estate illichese 2016, recitava una scritta gialla su un foglio nero attaccata al muro, ed invece alle spalle, ora, c’è un ammasso di macerie.

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