Assunti 105 prima delle elezioni solo per i voti, Inps e Inail evasi: Salvati indagato

Quattro filoni giudiziari per le 105 assunzioni fatte poco prima delle Comunali 2017 a San Giovanni Incarico. Indagato l'ex sindaco Salvati con due ex assessori ed ex segretario. La Procura "Assunti solo per avere voti e consenso". Evasi Inps e Inail. Negano.

Centocinque assunzioni fatte al solo scopo di ottenere voti e consenso alle elezioni comunali del 2017: sono finiti nel mirino del procuratore capo di Cassino Luciano D’Emmanuele i contratti stipulati dal Comune di San Giovanni Incarico nel mese di aprile di un anno e mezzo fa. Appena un paio di mesi prima delle votazioni cittadine.

Si tratta di 105 contratti di lavoro ‘a chiamata‘, fatti solo a persone del posto, per piccoli lavori di pubblica utilità: senza selezione pubblica.

L’ipotesi sulla quale la Guardia di Finanza della tenenza di Arce sta lavorando è il ‘peculato‘: avere utilizzato denaro pubblico per ottenere un interesse personale, un reato che scatta se a farlo è una carica pubblica usando i soldi ricevuti per svolgere la propria funzione.

In questo caso gli indagati sono l’ex sindaco Antonio Salvati, due assessori della sua giunta (Roberto Toti e Antonio Carnevale), l’ex segretario comunale Andrea Nappi. Hanno ricevuto un avviso di garanzia a conclusione degli accertamenti.

Stipendi non pagati

Le indagini erano partite subito dopo le elezioni. A vincerle fu il fronte opposto a quello di Salvati, eleggendo nuovo sindaco Paolo Fallone.

Poche settimane dopo essersi insediato s’era trovato uno striscione affisso davanti al municipio ed una manifestazione di protesta: erano i 105 assunti che reclamavano i pagamenti.

Il sindaco non poteva pagare gli stipendi. Perché quelle assunzioni erano avvenute in violazione al Decreto Legislativo 81 entrato in vigore già da due anni. E con il quale viene vietato alle Amministrazioni Pubbliche di assumere lavoratori ‘a chiamata‘ ed in maniera ‘intermittente‘. O si fanno le selezioni o i concorsi: ma non si possono fare le chiamate dirette. Un modo con il quale il Legislatore ha voluto evitare che a qualche sindaco venisse in mente di chiamare a lavorare solo gli amici.

I cittadini però non vanno appresso a Decreti e Circolari: a San Giovanni Incarico hanno sospettato che Paolo Fallone stesse facendo un dispetto e bloccasse i pagamenti per gettare cattiva luce sull’amministrazione Salvati.

In 15 vanno dall’avvocato Ivan Santopietro ed avviano una causa di lavoro contro il sindaco ed il Comune.

Contributi e assicurazioni evase

Arriva la Guardia di Finanza in municipio. Il sindaco Fallone viene preso a verbale e spiega cosa è accaduto. Consegna anche alcuni verbali che gli sono stati appena notificati: li manda l’Inps e l’Inail, contestando al Comune di non avere pagato i contributi pensionistici a quei 105 lavoratori e nemmeno l’assicurazione sugli infortuni.

Totale, 300mila euro circa. I finanzieri fotocopiano, il sindaco impugna le cartelle.

Quattro procedimenti paralleli

Il caso a quel punto segue quattro procedimenti paralleli. C’è il caso dal Giudice del Lavoro per i 15 che hanno fatto causa. C’è il procedimento Tributario: le cartelle con i 300mila euro impugnati. E poi c’è il caso Contabile: il danno arrecato alle Casse Cittadine e su cui è competente la Corte dei Conti. Infine il caso penale per il possibile peculato.

I nodi stanno arrivando al pettine tutti insieme. Oggi la Procura della Repubblica di Cassino ha ufficialmente indagato per peculato l’ex sindaco Antonio Salvati, i due assessori, l’ex segretario Comunale: li vuole sentire ed avere la loro versione, se non porteranno elementi nuovi il procuratore Luciano D’Emmanuele è intenzionato a trasmettere il fascicolo alla sezione Udienze Preliminari e chiedere un processo.

Sospetta che si siano «appropriati di denaro pubblico, prelevato dalle casse comunali, in forza di un “artifizio” consistito nell’adottare la delibera di Giunta relativa alla stipula dei contratti in assenza dei requisiti previsti dalla legge, al solo fine di ottenere consenso elettorale in occasione delle imminenti elezioni».

Il Procuratore sospetta anche la violazione delle norme sui Contributi previdenziali: poco dopo la sottoscrizione dei contratti, prima delle elezioni, c’era stato il pagamento di una prima tranche di stipendi ma a questa «sollecitudine dimostrata in occasione del pagamento delle somme in favore dei lavoratori si è contrapposta l'”inadempienza” agli obblighi di legge in materia di lavoro e di legislazione sociale». Cioè non risultano versate Inps e Inail ed è reato penale. Pertanto «agli indagati sono state contestate anche le violazioni conseguenti alle gravi irregolarità amministrative poste in essere in materia di contribuzione obbligatoria previdenziale ed assistenziale».

Gli altri nodi

L’altro giorno poi il giudice Tributario ha accolto il ricorso contro i 300mila euro di cartelle: entro 60 giorni depositerà le motivazioni per l’annullamento e dirà chi è tenuto a pagare, al posto del Comune, quei soldi.

Ora è stato trasmesso il fascicolo alla Corte dei Conti, lo ha fatto la Guardia di Finanza di Arce: ipotizza un danno erariale di poco superiore ai 50mila euro.

Abbiamo fatto lavorare chi aveva bisogno

Antonio Salvati e gli altri indagati, assistiti dall’avvocato Ivan Santopietro, respingono le accuse.

«Siamo accusati di aver fatto lavorare tanti disoccupati che ne avevano necessità, per oltre 3 anni, in particolare anche prima delle elezioni comunali del Giugno 2017 per ottenere voti. Queste sono solo le accuse fatteci da Fallone con le sue denunce a cui la Procura doverosamente ha dato corso per eventuali ipotesi di reato, ma non è la verità, essa sarà scritta dai giudici che in maniera terza decideranno»

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