Scalia, De Angelis e il gatto di Deng

Alla fine ha vinto lui. Come sempre. Perché ha saputo fiutare l’aria prima degli altri, capire dove stesse per spirare il vento politico, dove avrebbe dovuto orientare la vela per ottenere senza sforzo il massimo della spinta. Francesco De Angelis è stato abilissimo, ancora una volta. Si è dichiarato orfiniano convinto, pubblicamente e in tempi non sospetti. Poi, dopo tre settimane dal suo abbraccio politico a Matteo Orfini, compiuto in un bagno di folla nel Salone di Rappresentanza della Provincia, quel presidente nazionale del Partito Democratico, sempre in ombra e sbiadito, è diventato il reggente al posto di Matteo Renzi.

Non sbaglia una mossa Francesco. Quando la tempesta politica sta per arrivare è il più abile nel fiutare il vento e sfruttarlo. Sa sempre dove posizionarsi. Il suo posto è lì dove c’è la componente più piccola, all’interno delle maggioranze. In modo da essere lui il più forte, nel gruppo più debole, lì dove si comanda.

Lo ha fatto con Michele Meta: è diventato assessore regionale alle Piccole e Medie Imprese e Commercio. Lo ha fatto con Goffredo Bettini: è diventato parlamentare a Bruxelles. Lo ha rifatto con Ignazio Marino: ha ottenuto la candidatura bis ma questa volta il trucco l’avevano imparato e l’hanno fatto arrivare secondo.

Meta, Bettini, Marino, sono solo tappe. E’ stato D’Alemiano quando il leader Maximo non comandava ma era influente. Bersaniano quando la ditta aveva bisogno di sostegno. Mai sul carro del vincitore, sempre su quello della carovana che lo fiancheggia. Carro più piccolo ma meno folla a bordo. E lui così è sempre il primo: quello al quale tocca scegliere la fetta migliore.

Incoerente? Per niente. Francesco De Angelis è l’elogio della coerenza politica. Di quel pragmatismo che un tempo veniva insegnato nella scuola di Partito, alla quale riuscì ad essere ammesso da ragazzino per due motivi: infanzia in Cecoslovacchia con il papà che aveva portato tutti ad Est per respirare il sole dell’avvenire; capacità indiscussa nel gestire la politica e le piazze.

Lì alla scuola delle Frattocchie Francesco da Ripi ha imparato una cosa. Fondamentale. Ha letto le massime di Deng Xiaoping, l’uomo che stando in seconda fila ha rivoluzionato la Cina spianandole la strada per diventare ciò che è oggi. Deng nel 1962 pronunciò il celebre discorso in cui disse: “Non importa se il gatto sia bianco o nero, a me importa che cacci i topi“.

E’ pragmatismo. Quello con cui sta contagiando Francesco Scalia. Perché – strano caso – Francesco vince sempre quando gioca in coppia con l’altro Francesco. Cioè ciò di più diverso da lui che possa esistere nello scenario politico.

Ancora una volta è chiaro che questa regata elettorale si stanno preparando a disputarla in coppia. Scalia è renziano dalla seconda Leopolda, De Angelis è arrivato dopo qualche edizione. Ma il pragmatismo renziano dice che tutti i voti sono voti, come il gatto. La logica delle correnti invece dice che due candidati di Renzi a Frosinone, uno alla Camera ed uno al Senato, sarebbero stati davvero troppo. Così Francesco De Angelis è diventato orfiniano. E ora c’è posto per entrambi. L’importante è non ostacolarsi: aprire la scia a turno e alla fine tagliare insieme il traguardo. Così come avvenne nelle elezioni del passato Regione – Parlamento Ue (Scalia – De Angelis), Provincia – Regione (Scalia – De Angelis), Senato – Senato (Scalia – Spilabotte in quota De Angelis)

Alla fine hanno vinto loro.

§
error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright