“Sfiducia pilotata”: Ottaviani pensa all’autoribaltone (di C. Trento)

Comune di Frosinone. Clamorosa ipotesi sul tavolo del primo cittadino Farsi mandare a casa per concorrere per il terzo mandato

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Dimettersi tra Natale e Capodanno per ricandidarsi al terzo mandato da sindaco. Come tutti gli scenari “top secret”, del piano ne sono a conoscenza pochissimi. E la parola d’ordine è quella di evitare qualunque tipo di commento, perché anche una mancata smentita può sembrare come una mezza ammissione. Però è esattamente questo scenario che sarebbe sul tavolo del sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Il quale, secondo autorevoli indiscrezioni, ne avrebbe parlato con i fedelissimi: l’assessore Riccardo Mastrangeli e il presidente del consiglio comunale Adriano Piacentini.

Ma c’è un punto, niente affatto semplice: per concorrere nuovamente alla carica di primo cittadino Ottaviani deve essere sfiduciato. Quindi, dovrebbe farsi sfiduciare. Ergo, servirebbero 17 consiglieri disposti ad interrompere la consiliatura. Non è semplice, non sarà semplice. Eppure è esattamente questo scenario che sarebbe sul tavolo del sindaco di Frosinone.

Tecnicamente si chiama “sfiducia pilotata”. La formula ha tutti i crismi per diventare il nome in codice di un’operazione politica senza precedenti al Comune di Frosinone.

La previsione normativa

Il punto di riferimento è il decreto legislativo 18 agosto 2000, numero 267. Si tratta del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. L’articolo in questione è il 51, quello che regola la durata del mandato del sindaco di un capoluogo di provincia, del presidente della Provincia e dei consigli.

Al comma 3 recita:

«È consentito un terzo mandato consecutivo se uno dei due mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno, per causa diversa dalle dimissioni volontarie».

Tra le cause diverse dalle dimissioni volontarie, ce n’è una sola applicabile a questo tipo di situazione: la mozione di sfiducia, che deve essere approvata dalla metà più uno dei consiglieri comunali. In sostanza servono 17 firme. O alzate di mano in aula.

I due anni e sei mesi del secondo mandato scadono a dicembre, a Natale.

Motivi e scenari

Il 20 luglio è vicino: se le Camere non saranno sciolte per quella data, è impossibile il voto anticipato per le politiche. Ma c’è di più: nei corridoi dei Palazzi romani che contano in diversi ora scommettono che addirittura la legislatura potrebbe arrivare al termine. Nonostante il clima da “guerriglia perenne” tra Lega e Cinque Stelle.

Da qualche mese Ottaviani è un sindaco del Carroccio e potrebbe essere tenuto in considerazione per una candidatura a Montecitorio o a Palazzo Madama. Però se una prospettiva del genere slitta, allora si aprono spazi diversi.

Malumori e programmi

Ma per quale motivo Ottaviani starebbe vagliando un’ipotesi del genere? Da quello che filtra il sindaco è stanco e deluso dalla scarsa condivisione (è un eufemismo) di diversi consiglieri dimaggioranza delle opere amministrative. Mentre l’aspetto politico è sempre in primo piano, tra richieste di rimpasto di giunta, scomposizione e ricomposizione dei gruppi consiliari, equilibri politici monitorati con il bilancino.

Il nuovo stadio, il Parco del Matusa, la riqualificazione dello Scalo, la riconversione dell’area ex Permaflex sono temi fondamentali per Ottaviani, il quale vorrebbe vedere identica concentrazione in tutti gli amministratori di maggioranza. Evidentemente non la avverte.

E uno scenario di una candidatura per il terzo mandato da sindaco può rappresentare una prospettiva concreta.

Strategie e variabili

Certo è che qualora davvero dovesse concretizzarsi uno scenario del genere, difficilmente Ottaviani sceglierebbe la formula di una coalizione larga, come ha sempre fatto. Con otto o dieci liste, molte delle quali civiche.

Punterebbe invece su uno schema più snello, con tre liste, concentrando al massimo le candidature. Consapevole anche del fatto che difficilmente stavolta potrebbe chiudere la partita al primo turno. Quindi parametrerebbe tutto sul ballottaggio.

La conseguenza è che non ricandiderebbe tutti gli attuali esponenti della maggioranza.

Il punto debole del ragionamento potrebbe essere proprio questo. Perché Ottaviani sarebbe stretto, qualora decidesse davvero di andare vanti lungo la strada della “sfiducia pilotata”, tra la necessità di trovare 17 consiglieri pronti a sfiduciarlo e la prospettiva di candidare successivamente esponenti di sua fiducia.

Ragionamento che va visto pure dall’altro punto di vista, quello dei consiglieri: perché sfiduciare il sindaco, andare a casa e correre il rischio di non essere ricandidati prima che rieletti? Anche e soprattutto in considerazione del fatto che in diversi sono consapevoli della circostanza che non sarà affatto semplice essere confermati nei ruoli di consigliere o di assessore.

Una situazione per certi versi surreale. Perché la traduzione semplice è la seguente: sfiduciare il proprio sindaco per cercare di farlo rieleggere per il terzo mandato. Mentre per Ottaviani la priorità sarebbe quella, nell’eventuale terzo mandato, di concentrarsi completamente sul piano amministrativo. Disinteressandosi delle alchimie politiche che alla fine si traducono in equilibri di giunta e di consiglio.

Resta il fatto che sulla “sfiducia pilotata” il centrodestra potrebbe spaccarsi.

Il ruolo delle opposizioni

In una eventualità del genere cosa farebbero Pd, Cinque Stelle, Socialisti, Frosinone in Comune e Lista Cristofari? In teoria dovrebbero spingere per la mozione di sfiducia e per elezioni anticipate. Ma può anche darsi che tra i motivi che potrebbero convincere Ottaviani ad accelerare per la “sfiducia pilotata”, ci sia pure il convincimento che il centrosinistra potrebbe non essere pronto per elezioni anticipate.

Nel gioco incrociato dei paradossi, però, sarebbe altrettanto surreale se i consiglieri delle minoranze non votassero per la mozionedi sfiducia al sindaco.

In autunno Nicola Ottaviani approfondirà questo tema e prenderà una decisione. Ma sarà una lunghissima estate calda. Durante la quale i confini tra maggioranza e opposizioni saranno davvero molto labili.

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