La Pace è la risposta dei cristiani al male degli attentati

«Il terrorismo e la violenza non devono intimorire i cristiani. Non dobbiamo chiuderci nella paura. Non dobbiamo permettere che tramonti in noi la speranza in un domani di pace. La paura non è la risposta che il Signore vuole da noi»: la voce di Ambrogio Spreafico è ferma. Come la sua autorità impone. E’ la voce del presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. Quell’ufficio, rappresenta il genio – pontieri della Chiesa italiana verso le altre religioni.

Il vescovo affida il suo messaggio all’Agensir, l’Agenzia di Informazione Religiosa sostenuta dalla Conferenza Episcopale. Lo fa all’indomani degli attacchi alle chiese copte in Egitto.

Un messaggio forte. Perché il vescovo Ambrogio non parla a titolo personale. Né della diocesi di Frosinone, né della Commissione che presiede. Parla a nome di tutte le comunità cristiane cattoliche d’Italia. La sua voce è indirizzata alle “sorelle” e ai “fratelli” della comunità copta.

Nel suo messaggio dice «Una grande ferita si è aperta proprio all’inizio di questa Settimana Santa e, tra l’altro, nell’anno in cui la celebriamo nella stessa data con tutte le comunità cristiane. Sono martiri che si sono accompagnati alla passione di Gesù».

E’ triste monsignor Spreafico. Sa che quell’attentato va a colpire mesi di dialogo intessuto con pazienza, costruito un passo alla volta. Conosce bene il senso di odio e di rancore che semina la polvere da sparo.

 

Eccellenza, il sangue viene sparso nella speranza, degli attentatori, che ne richiami altro. In che modo si può evitare che questo male sia seme di altro male?
Vivendo questa Settimana così come indicato nel Vangelo che abbiamo letto domenica scorsa. Pietro impugna la spada di una delle guardie andate ad arrestare Gesù e la brandisce per difenderlo. Gesù invece dice basta di fronte alla violenza: tanto a quelli che vogliono arrestarlo e tanto a quelli che lo vogliono difendere. Dice basta. A Pietro ordina “Rimetti la spada al suo posto perché quelli che usano la spada moriranno di spada”. Non credo che abbiamo risposte migliori della Sua. Credo che questa sia la risposta dei cristiani ed è la nostra profezia nel mondo di oggi.

 

Pochi giorni fa il suo collega Lorenzo Loppa, vescovo di Anagni, celebrando i funerali di Emanuele Morganti, il ventenne massacrato ad Alatri, ha detto che «c’è troppa violenza in questa società. Una violenza che arriva da lontano e che ha fortemente inquinato i pozzi della convivenza umana». La violenza è arrivata nel cuore dell’uomo?
Viviamo in un mondo violento. Il sangue versato al Cairo ma anche nei giorni immediatamente precedenti, a Stoccolma, non fanno altro che ricordarcelo. C’è tanta violenza, troppa violenza. Anche nella vita di tutti i giorni. Non è solo la violenza dei gesti. C’è anche la violenza delle parole. C’è la violenza dei post che si mettono in rete. La terribile violenza subita dal povero Emanuele ne è un’altra dimostrazione. Noi cristiani non possiamo sopportare un mondo così e dobbiamo ribellarci a questa logica.

 

Come possiamo ribellarci, se non possiamo impugnare la spada, così come fece Pietro?
Seguendo Gesù, impareremo a contrastare con le parole, con i gesti, con la gratuità del nostro amore, la forza della violenza del mondo. Impareremo a dire ancora che la Pace è possibile.

 

Papa Francesco andrà a Paliano per celebrare le Messa in Coena Domini. E poi, dopo qualche giorno, andrà al Cairo. Temerario?
Papa Francesco non si intimorirà davanti alla violenza del terrorismo.

 

Lei che presiede la commissione chiamata costruire faticosamente i ponti del dialogo con le altre religioni, perché ritiene che sia così importante la presenza di Papa Francesco alla Conferenza Internazionale sulla Pace promossa al Cairo dall’università al-Azhar, fondata nel X secolo, uno dei principali centri d’insegnamento religioso dell’Islam sunnita?
Ho conosciuto personalmente il Grande imam della moschea del Cairo, el-Tayyib. Il nostro compito è quello di costruire ponti capaci di unire gli uomini e le donne delle grandi religioni mondiali. Quegli uomini e quelle donne che sono disponibili ad affermare una opposizione netta alla violenza. Quegli uomini e quelle donne che sono pronti a percorrere nel dialogo una via di pace. I cristiani sono questi: uomini e donne che costruiscono la pace.

 

Chi mette le bombe vuole seminare la paura
E noi non dobbiamo lasciarci intimorire. Non dobbiamo chiuderci nella paura. Non dobbiamo permette che tramonti in noi la speranza in un domani di pace. La paura non è la risposta che il Signore vuole da noi.

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