Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 13 gennaio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questa giornata di giovedì 13 gennaio 2022

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende in questa giornata di giovedì 13 gennaio 2022

TOP

SALVINI-TOTI

Matteo Salvini e Giovanni Toti

Il Capitano della Lega sta giocando benissimo, anche se la strategia non è ancora completamente definita. Ma intanto ha detto che il Carroccio resterà al Governo con o senza Mario Draghi a Palazzo Chigi. (Leggi qui Quirinale, Berlusconi non molla: “Draghi resterà a Palazzo Chigi”).

Triplice messaggio. A Giorgia Meloni: alle elezioni anticipate non si va. A Silvio Berlusconi: la Lega lo voterà soltanto se ci saranno i voti veri (e non presunti) perché possa diventare Capo dello Stato. A Enrico Letta: il Pd dovrà continuare a fare i conti con il Carroccio.

Poi ci sono le parole del capogruppo alla Camera Molinari, che ha parlato della necessità di un piano b qualora dovesse saltare l’ipotesi Berlusconi. Segno che la Lega ha il controllo della situazione. Giovanni Toti, leader di Coraggio Italia, sta facendo la stessa operazione dal centro. Non vuole essere lui quello che affossa il centrodestra, ma neppure andarsi a schiantare nel nome di Silvio Berlusconi.

Indipendenti, autonomi, autorevoli, tattici. 

PIERLUIGI BERSANI

Pier Luigi Bersani (Foto Sara Minelli © Imagoeconomica)

Alla domanda se rientrerà nel Pd, Pierluigi Bersani ha risposto che mai come in questa fase occorrerebbe un partitone di tutto il centrosinistra, un contenitore tipo Ulivo.

Bersani è stato il più innovatore tra i ministri della storia recente della Repubblica e come segretario del Pd è quello  che ha vinto le elezioni, anche se imbrigliato in un sistema tripolare mai visto prima. Inoltre è l’unico ad aver capito subito che non poteva esserci altra strada se non quella di un accordo tra il Pd e il Movimento Cinque Stelle. Qualcuno prima o poi dovrà dargliene atto.

Pierluigi Bersani invoca l’Ulivo perché la situazione è la stessa: il centrosinistra è minoritario, non può competere con il centrodestra sul piano elettorale. Il gap va colmato sul livello politico, aprendosi alla società civile e favorendo un’alleanza con forze lontanissime. E’ qualcosa che parte da Piazza Grande di Zingaretti e dal Campo Largo di Letta ma che va decisamente oltre.

L’uomo della Ditta.

FLOP

SILVIO BERLUSCONI

Foto: Imagoeconomica / Stefano Carofei

Hanno ragione quelli che ritengono che il leader di Forza Italia guardi alla presidenza della Repubblica come ad un Oscar alla carriera. Quasi un atto dovuto. Questo non vuol dire che il fondatore degli “azzurri” e del centrodestra non possa provare a giocarsi le sue carte, ma quello che sta emergendo in queste ore è che non è affatto scontato che lo votino tutti i suoi alleati più stretti. (Leggi qui Quirinale, Berlusconi non molla: “Draghi resterà a Palazzo Chigi”).

Perché nella Lega come in Fratelli d’Italia, in Coraggio Italia come nell’Udc ci sono dubbi. Perfino in Forza Italia non tutti sono convinti. Perché il suo profilo resta troppo divisivo. E quando qualche giorno fa ha detto che se Draghi diventa presidente della Repubblica Forza Italia esce dalla maggioranza, ha confermato che per lui gli assetti politici sono strategie del momento.

Dando forza alle ragioni di chi non intende sostenerlo nella corsa a Palazzo Chigi.

Diplomazia zero.

DARIO FRANCESCHINI

Dario Franceschini

L’indiscusso imperatore delle correnti del Pd è fermo nella partita per il Quirinale. Non soltanto perché il suo Partito, diversamente dalle altre volte, non ha i numeri per poter prendere l’iniziativa. E’ fermo perché in questi ultimi anni nei Dem si sono affermate le linee di Nicola Zingaretti e di Enrico Letta.

Le correnti continuano ad avere un forte potere di interdizione, ma faticano ad essere propositive. Tutte, nessuna esclusa.

Dario Franceschini ha tutte le caratteristiche di un democristiano che può mettere d’accordo il diavolo e l’acquasanta, ma in questa fase non riesce a dimostrarlo. E’ tagliato fuori. Potrebbe rientrare nella complicata corsa al Quirinale? Ci sono troppe altre soluzioni davanti a lui.

Neppure in panchina, in tribuna.

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