Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 19 agosto 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di giovedì 19 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di giovedì 19 agosto 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

Un lungo colloquio telefonico con Vladimir Putin con all’ordine del giorno un solo argomento: evitare una catastrofe umanitaria in Afghanistan. Ma la sostanza politica sta nell’intuizione del presidente del consiglio italiano: Mario Draghi ha voluto lanciare un ponte con il Cremlino per cercare di recuperare una situazione compromessa dalla cecità degli Usa in tutti questi anni.

Una cecità che ha portato all’isolamento di Mosca, lasciando quindi campo libero all’avanzata della Cina. E’ lo stesso concetto espresso da Macron, quando ha detto che Usa e Russia hanno gli stessi interessi in quell’area: contenere l’avanzata della Cina. È quello che sta succedendo in tante parti del mondo e della vita globale del pianeta.

Dall’Economia alla Sanità, alla geopolitica. Adesso in Afghanistan il precipitoso ritiro dell’Occidente dopo venti anni di occupazione spalanca le porte alla Cina. E la Storia (quella con la S maiuscola) dice una cosa chiara: solo la Russia contiene la Cina.

Da Palazzo Chigi con furore.

LORENZO LOPPA

Lorenzo Loppa (Foto: Filippo Rondinara)

Nell’omelia pronunciata in occasione della festività di San Magno, il Vescovo Lorenzo Loppa ha affrontato il tema del metano bio che si può ricavare dagli avanzi di cucina. Dimostrando una modernità di approccio e una ampiezza di vedute fuori dall’ordinario. (Leggi qui Il vescovo non si nasconde: “Il bio metano è questione di sapienza”).

Un Vescovo storicamente è un elemento fondamentale di qualunque tipo di comunità. Lui, Lorenzo Loppa, ha sempre inteso il suo ministero “calato” nella società e nel contesto in cui opera. Lo ha sempre fatto. Sul lavoro, sull’ospedale. Stavolta ha proseguito affrontando il tema del biodigestore, “oggetto di tante diatribe” ha detto.

Ma la modernità di Loppa sta in un concetto espresso: i rifiuti si producono e non si può pensare di farli sparire. Vanno trattati, in sicurezza. E quindi tutte quelle soluzioni individuate e quelle persone che se ne occupano vanno incentivati. Non demonizzati. Non è più tempo di caccia alle streghe, è tempo di effettuare un salto di qualità che migliori la comunità nella quale si vive.

Sarebbero augurabili alcuni parametri di sapienza”. Infatti è proprio così. Occorre la sapienza di mettersi in discussione, di arrivare a trovare soluzioni. Basta con le crociate e con le guerre sante ideologiche. Si tratta di capire che quello della gestione e dello smaltimento dei rifiuti è un argomento fondamentale. Non si può fare finta che non esista. E se ci sono soluzioni fruibili che limitano l’impatto ambientale, vanno prese in considerazione e attuate. Parole di grande sapienza.

La messa è finita, andate in pace.

FLOP

CONTE-GRILLO

Giuseppe Conte e Beppe Grillo

Nel tentativo (goffo) di mettere in difficoltà il ministro degli esteri Luigi Di Maio, l’ex premier Giuseppe Conte, adesso capo politico dei Cinque Stelle, ha rilasciato una dichiarazione che, come direbbe Ezio Greggio, ha fatto accapponare i capelli a tutti i leader delle Cancellerie occidentali.

Questa: “Necessità di un serrato dialogo con il nuovo regime talebano, che si è dimostrato abbastanza distensivo”. Il tutto mentre i Talebani sparavano sulla folla per disperdere le manifestazioni e cercavano casa per casa quelli che avevano collaborato con l’Occidente e le donne. Il tutto dopo le dichiarazioni dei giorni precedenti. Gianni Riotta aveva avvertito: “Non ci si può fidare dell’ipocrisia dialettica dei Talebani”. Ma Giuseppe Conte ha la vocazione del tuttologo e del sofista. Fatto sta che è successo il finimondo. Il Pd lo ha sconfessato subito. Mentre Maria Elena Boschi ha detto: “Meno male che a Palazzo Chigi c’è Draghi”.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha preso le distanze dall’ex premier, asfaltandolo: “È importante agire in maniera coordinata nei confronti dei Talebani. Dobbiamo giudicarli dalle loro azioni, non dalle loro parole. Abbiamo a disposizione qualche leva, sia pur limitata, su di loro come l’isolamento dalla comunità internazionale e la prosecuzione dell’assistenza allo sviluppo fornita finora. Dobbiamo mantenere una posizione ferma sul rispetto dei diritti umani e delle libertà, e trasmettere messaggi chiari tutti insieme“.

Contemporaneamente sul blog di Beppe Grillo arrivava una pesante accusa alla gestione occidentale della ritirata dall’Afghanistan. Critiche che non risparmiano neanche il ministro degli Esteri, definito come una “Yes-man”, e il capo politico del M5S Giuseppe Conte, sostenitori di quella che viene definita “un’avventura suicida e scellerata”.

L’intervento non è stato firmato da Beppe Grillo, ma da Torquato Cardilli accademico ed ex diplomatico italiano. Che ha definito gli Usa “un paese di cowboy, di pistoleri, di petrolieri, banchieri e speculatori cinici non aveva tenuto in nessuna considerazione l’esperienza negativa dell’Inghilterra e dell’Urss che, in epoche diverse, avevano invaso il Paese, perso la guerra e furono costrette alla ritirata dall’Afghanistan contando i loro morti inutilmente”.

L’obiettivo di Grillo era quello di far vedere che nei Cinque Stelle comanda lui, che Conte e Di Maio non contano nulla. E così il comico genovese ha rispolverato qualunquismo e populismo in quantità industriali. Neppure intervenendo personalmente però.

Dilettanti allo sbaraglio.

MAURIZIO LANDINI

Maurizio Landini

Forse alcune cose non sono chiare. La prima: non siamo fuori dall’incubo Covid. Basta vedere le curve dei contagi e dei decessi. La seconda: la Costituzione garantisce tutti i diritti, ma questo non comporta mantenere posizioni superate dalla storia. Non in tempi di pandemia.

E sulla questione del Green Pass i sindacati stanno dimostrando di essere rimasti fermi agli anni 60-70. Come del resto nella gestione iniziale della pandemia, si sono concentrati a tutelare chi ha un posto di lavoro fosso, non tutti gli altri che oscillano dal precariato  alle partite Iva.

Maurizio Landini, leader della Cgil, ripete questo mantra: “Sia chiaro, il sindacato sta invitando tutti i lavoratori a vaccinarsi e non abbiamo nulla di principio contro il Green Pass, ma in nome di ciò non è accettabile introdurre una logica punitiva e sanzionatoria nei confronti di chi lavora”.

Landini ha criticato le multe previste nel decreto per il personale scolastico che si presenti al lavoro privo di green pass e la norma che di fatto equipara le mense aziendali ai ristoranti.

Ha scritto Giuliano Cazzola su Il Riformista: “Che senso ha affermare che i vaccini e il green pass sono fondamentali, ma che se ne può fare a meno perché bastano le misure di protezione previste nei benemeriti protocolli di sicurezza?”. Il green pass non impone alcun obbligo, ma è un requisito necessario per poter accedere in certi luoghi o essere ammessi allo svolgimento di alcune attività, insieme con altre persone. E’ una misura di garanzia e di sicurezza collettiva. Esattamente come la vaccinazione. Rimanere sulle barricate a difendere posizioni superate dalla storia non ha senso. E finisce con l’occhieggiare ai No Vax.

L’ultimo giapponese.

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