Il vescovo non si nasconde: “Il bio metano è questione di sapienza”

Non si è nascosto il vescovo Lorenzo Loppa. Dalla cattedrale di Anagni, nell'omelia per la solennità di San Magno ha tirato fuori la questione del metano bio che si può ricavare dagli avanzi di cucina. Tracciando la rotta

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Dopo quelli di Natale e Pasqua, l’appuntamento di San Magno è quello più importate, a livello religioso, della città di Anagni. Proprio per questo le parole che il vescovo Lorenzo Loppa pronuncia in questa occasione sono sempre estremamente importanti. Anche perché Loppa, di solito, è uno che non ha paura di far sentire la sua voce su questioni centrali del dibattito sociale e politico. Questioni scottanti e scomode. Non teme di dire la sua, anche a costo di scontentare qualcuno. Lo ha sempre fatto. Su temi importanti, come l’ospedale o il lavoro.

Proprio per questo, le parole pronunciate da sua eccellenza ieri sera nella Cattedrale di Santa Maria al termine dell’omelia della messa di San Magno, sono particolarmente significative. Perché Loppa ha affrontato di petto la questione del biodigestore. Riconoscendo che “è un oggetto di tante diatribe”. E dicendo cose semplici, “sapienti” ma pesanti. (Leggi qui Il metano si, la discarica no: la mossa di Natalia).

La lezione del vescovo

Lorenzo Loppa (Foto: Filippo Rondinara)
“ I rifiuti da qualche parte devono andare”

Un modo elementare, ma preciso, per dire che i rifiuti non si possono semplicemente eliminare. Non si possono far sparire. No funziona come la polvere che mettiamo sotto il tappeto, illudendoci che così tutto sparisca.

No, i rifiuti, visto che li produciamo, vanno in qualche modo trattati. Per evitare la soluzione che nessuno vuole, ma che purtroppo si continua ad utilizzare; quella della discarica. Un posto dove si continua a portare la nostra monnezza, illudendoci che sia lontana da noi. Solo che così non è.

“Sarebbero augurabili alcuni parametri di sapienza”

Il sindaco Daniele Natalia, presente in chiesa, lo avrebbe definito “ambientalismo consapevole”. L’idea di non azzerare tutto, trincerandosi dietro il no a qualsiasi ipotesi. Al contrario, cercare delle strategie per mettere insieme difesa dell’ambiente con la necessità di risolvere un problema. Magari è più difficile. Ma è l’unica prospettiva che abbiamo

Ogni gruppo di città dovrebbe provvedere

Di fronte a quelli che pensano che la soluzione stia nel rinchiudersi nel limite della propria città, del singolo territorio comunale, Loppa ha fatto presente che, in questa come anche in altre circostanze, si può dominare l’emergenza se si fa sistema. Un territorio può farcela se si mette in rete ed impara a non ragionare in termini di singolo.

È una prospettiva che, del resto, si adotta da tempo, ad esempio, in sanità. Quando si spiega che è il territorio che deve coalizzarsi per avere più forza. Questo vale anche sul tema dei rifiuti.

Le condizioni ‘sapienti’

Il sindaco Daniele Natalia ed il vescovo Lorenzo Loppa (Foto: Filippo Rondinara)
Bisognerebbe dotare questi luoghi di alcune condizioni per cui l’impatto ambientale potrebbe essere ridotto

Qui Lorenzo Loppa ha toccato il vero punto cruciale. Che è il come si fa qualcosa. Non “se”, ma “come” appunto.  Il vescovo ci dice che il processo, come tanti altri, va governato, cercando di usare la tecnologia per evitare (o ridurre al minimo) l’impatto sull’ambiente. È su questo, sembra dire ancora il vescovo, che si dovrebbe giocare la vera partita. È su questo he dovrebbe essere incentrato il dibattito cittadino.

Incentivare le persone che si prendono in carico questo grosso problema

A ruota del punto precedente. L’idea che, se esiste una tecnologia per governare un tema, questa tecnologia va sviluppata ed incentivata. E, di conseguenza, vanno incentivati ed aiutati quelli che questa tecnologia la sviluppano. Ovviamente, va da sé, controllando che tutte le norme del caso vengano rispettate.

Ma, anche qui, la soluzione non può essere quella di eliminare ogni elemento innovativo. Lo si può discutere, analizzare, migliorare. Non rifiutare a prescindere.

 
Anche perché, usando le parole con cui Loppa ha concluso la sua omelia
Noi vorremmo solo le cose buone, e scaricare le altre agli altri”. E questo no, davvero, non si può fare.

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