Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 11 gennaio 2023

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 11 gennaio 2023

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 11 gennaio 2023

TOP

CESARE FARDELLI

Cesare Fardelli

Se ne stava beatamente nel ‘suo‘ piccolo paradiso di Campo Catino: lì dove lo aveva mandato il giovane avvocato Francesco Scalia diventato da poco Presidente della Provincia di Frosinone. I maligni dicono che lo avesse nominato presidente di quattro sassi in montagna solo per toglierselo di torno e liberare un seggio. I fatti dicono che Cesare Fardelli trasformò quel consorzio dimenticato in una perla del turismo ciociaro dove ogni fine settimana si registrava il pienone, se non prenotavi difficilmente trovavi un posto a tavola nei rifugi, per prendere la stazione di risalita dovevi fare la fila.

È da lì che ancora una volta Francesco Scalia chiede un nuovo miracolo a Cesare Fardelli: lasciare Campo Catino per assumere la presidenza della Saf, la società che ha appena avviato d’imperio, commissariando tutto e tutti, togliendo i rifiuti che ormai avevano raggiunto il metro di altezza in ogni strada di ogni Comune ciociaro.

La scelta di Cesare Fardelli non era affatto casuale. Scalia avrebbe potuto contattare qualunque manager romano o lombardo. Ma di Fardelli si fidava. Perché ne conosceva a fondo la scaltrezza, la praticità, la dimestichezza con il potere, la capacità di non lasciarsene soggiogare, la temerarietà di provare a piegarlo alle convenienze della società affidatagli.

Piaccia o no, la Saf ha funzionato. E se ha funzionato male è per i limiti delle tecnologie di trent’anni fa: non per cattiva gestione, non per incapacità, non per ruberie. Lo ha detto ancora una volta un Tribunale: che ieri ha assolto ancora una volta Cesare Fardelli, ormai anziano ma non domato. Ci sono voluti nove anni per stabilire che la gestione della discarica di via Le Lame a Frosinone fu corretta e se inquinamento ci fu non lo determinò la Saf di Cesare Fardelli. (Leggi qui: La voglia di parlare male più forte di ogni legge).

I rifiuti puzzano (o come diceva il presidente Fardelli “Mica lavoriamo acqua di Chanel qui”): puzzano per gli interessi sporchi che alimentano, il sottobosco criminale che se ne nutre, le ecomafie che poco più a Sud hanno generato la Terra dei Fuochi. Saf, l’intuizione di Scalia, la gestione di Fardelli – dicono ora i fatti – fu immune dai clan e dai loro affari in nero. Ne fu argine e venne gestita al meglio di come le tecnologie consentivano a quell’epoca.

Appoggiato ad un bastone, ostinatamente in piedi, è quello che da nove anni Cesare Fardelli aspettava di sentire.

Cesare non puzza.

CARLOTTA DELICATO

Carlotta Delicato

Nemo propheta in Patria: storia solo parzialmente vera per Carlotta Delicato, chef dalle radici cassinati ma dalla statura internazionale. Vera nella considerazione che per affermarsi a quel livello uno chef deve per forza di cose allontanarsi da casa, girare le cucine del mondo e contaminarsi con i loro sapori per crearne poco alla volta uno personale.

E Carlotta non ha avuto paura di confrontarsi con le grandi cucine di Venezia e poi dell’America Latina, affrontare la sfida tv di Hell’s Kitchen Italia 3 vincendola e soprattutto convincendo un giudice come Carlo Cracco che non è notoriamente di bocca buona. Così brava da crearsi un nome ed una reputazione a Barcellona dove la sua cucina era un must per chiunque volesse trasformare la cena in un’esperienza. Per nulla spaventata dall’idea di passare dall’infinita Barcellona al piccolo borgo di Contigliano in provincia di Rieti dove adesso è necessario andare in pellegrinaggio se si vogliono assaggiare le sue creazioni nel ristorante Delicato che ha aperto con il marito.

Carlotta è propheta affermata ed apprezzata in Patria. Dove nelle ore scorse il sindaco di Cassino Enzo Salera le ha voluto tributare un riconoscimento ufficiale, con tanto di targa. Per avere portato il nome di Cassino in giro nel mondo ed avere vinto lo scorso novembre il premio nazionale indetto dal Corriere della Sera “Cook Awards 2022“.

La storia di Carlotta insegna che non bisogna mai avere paura di seguire il proprio talento. E che dietro ogni successo non c’è solo quello: ma anche il coraggio di andare via da casa e lasciarsi tutto alle spalle per mettersi in discussione, l’umiltà per voler crescere sempre, la curiosità per sperimentare e creare cose diverse senza fermarsi dopo il primo traguardo.

Insegna che la felicità non sta necessariamente a Barcellona, Venezia, Caracas, Timbuctù: può stare a Contigliano. Perché la felicità sta dentro di te. Ma per scoprirlo devi avere il coraggio di girare.

Profeta del gusto.

FLOP

MARCO OSNATO

Marco Osnato (Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica)

La Lombardia e il Lazio sono più che mai cartina tornasole dello stato di coesione reale dell’alleanza che governa il Paese. E la prima ha un upgrade non da poco, quale? Quello di essere la regione dove Forza Italia e Lega non solo dovranno battere gli avversari ma, nel farlo, dovranno evitare che la vittoria vada in intestazione massiva a Fratelli d’Italia.

Nella regione dei ‘cumenda‘ e dei federalisti sarebbe troppo e Silvio Berlusconi starebbe correndo ai ripari in ‘subfederazione’ con Matteo Salvini.

Il dato politico però è che FdI è pronto a lanciare la sua Opa sul Pirellone ed ha le idee molto chiare in merito. Il 13 e 14 gennaio a Milano presso l’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia si terrà l’evento ‘Mi-Lo: Innovazione, Sviluppo, Tradizione‘, organizzato da Stefano Maullu, coordinatore di FdI a Milano.

E Marco Osnato, deputato di FdI eletto in Lombardia e presidente della Commissione Finanze di Montecitorio, ha tracciato la rotta: “A noi interessa che il messaggio di Fdi sia raccolto in modo ancora maggiore dall’elettorato. Ci interessa molto di più che vinca il centrodestra“. Poi precisa sornione e magnanimo: “Lo abbiamo dimostrato in Sicilia, dove pur essendo il Partito più forte abbiamo fatto sì che il presidente uscente lasciasse il posto a un esponente, altrettanto apprezzato, di Forza Italia. Non ci siamo mai impuntati nel mettere la nostra bandierina“.

E la chiosa? “Tuttavia noi di certo non abdichiamo al ruolo di leader della coalizione“. Sullo strapotere di FdI Osnato l’ha buttata in volontà popolare. Intangibile e sacra: “Lo vedo nel consenso della gente, ma questo dipende dalla volontà degli elettori. Se Salvini e Berlusconi intraprendono la strada del Partito unico sono liberissimi di farlo“.

A loro rischio e pericolo insomma. A contare che il Cav è ‘nuovo’ più o meno come un Commodore. E il sunto? “Alle elezioni di febbraio FdI sarà molto più determinante che in passato“. Più chiaro di così.

Fatece largo ché passamo noi.

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini all’Ergife

Le iperboli sono sempre state la rovina della politica, fatta salva forse la stagione in cui esse sono servite a galvanizzare un popolo ancora poco aduso alla democrazia. E suo malgrado memore di quelle dei Venti Anni di Buio. Le iperboli sono tanto più nocive quanto il loro uso arriva in contesti terragni, quadrati e che per loro natura rifuggono paragoni tromboni e paradossi cretini.

Ma ovviamente tutto questo Matteo Salvini non lo sa. E nella sua smania di descriversi come icona pop descrive cose più barocche del Barocco. Cose come quelle che ha detto in un cantiere del Lodigiano la cui ‘summa’ è: “Meglio essere qui che a Cortina”.

Durante un sopralluogo del ministro al cantiere della variante Ss9, il Primo Caporale delle Infrastrutture è stato chiaro. Ha detto: “Sono ben contento di essere qua questo sabato mattina nel ponte dell’Epifania. Sai che banalità essere a Cortina o a Campiglio?“.

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture non ha fatto riferimenti alle recenti polemiche sulle vacanze vip sulla neve a Cortina d’Ampezzo. Ma ha giocato a fare il capo che spariglia carte e piani ai sottoposti:” Mi ero domandato come fare a rovinare alla Terzi, a Guidesi e a Foroni (assessori regionali rispettivamente a Infrastrutture, Sviluppo economico e Territorio, ndr) il sabato del ponte dell’Epifania. Facciamo un bel sopralluogo a Casalpusterlengo, così almeno gli roviniamo il weekend“. Perché “sai che banalità essere a Cortina o a Campiglio, meglio essere sulla variante di Casalpusterlengo, perché è più operativo“.

Credendo di dare una stoccata a Giuseppe Conte in realtà Sanvini ha perso l’ennesima occasione per tacere e fare il suo lavoro in maniera tetragona e silente. Ma forse la colpa è nostra che aspettiamo da sempre un Salvini che non arriverà mai.

Perché quel Salvini là non c’è mai stato se non nelle speranze di una minoranza. Che ha imparato ad diffidare delle iperboli.

Umarel.

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