Top e Flop, i protagonisti del giorno: sabato 7 gennaio 2023

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di sabato 7 gennaio 2023

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di sabato 7 gennaio 2023.

TOP

CHIARA FERRAGNI

Chiara Ferragni

Con inquietante regolarità noi dimentichiamo che ci sono al mondo malattie e decorsi che fanno eco tragica alla “Livella” di Totò. E che certi mali e tutte le morti non guardano in faccia a censo, fama e ricchezza.

Accade quindi che ci capiti colposamente di ignorare o di liquidare come posticcia l’empatia che alcune persone famose instaurano con altre persone egualmente note che la caducità dell’esistenza ci sottrae.

Persone come Gianluca Vialli, che abbiamo perso. E persone come Chiara Ferragni, che come noi hanno perso Vialli e che certi guai seri ce li hanno avuto in casa.

Chiara Ferragni in più è cremonese, e le sue parole non hanno il tono glamour di chi sta in arcione ad un lutto mainstream, ma quello contrito di chi sa cosa sia il cancro addosso a chi ami. “Sei una grande persona e non smetterò mai di ringraziarti per l’energia e dolcezza che hai condiviso con Fede prima dell’operazione“.

Nel rivolgersi idealmente al bomber scomparso l’influencer non vuole influenzare nessuno: “Grazie per quello che hai fatto per noi e per tutti quanti“. Chiara Ferragni ha voluto solo ricordare un campione e suo concittadino, campione che diede sostegno a Fedez, marito di Chiara, prima che venisse operato per un tumore al pancreas, lo stesso che ci ha tolto il bomber dagli occhi ma non dal cuore.

E certi ricordi hanno il tono genuino che appartiene ad una colla che mette assieme tutti, democratica terribile: il dolore.

Più Chiara di così.

GIANLUCA QUADRINI

Gianluca Quadrini (Foto © AG IchnusaPapers)

Come il colonnello Hyacinthe Chabert ufficiale di Napoleone dato per morto dopo la battaglia di Eylau (nella attuale Kaliningrad) e sepolto in una fossa comune con i cadaveri della Grande Armata ma riapparso a Parigi tra lo stupore generale. Gianluca Quadrini è stato dato per morto (politicamente s’intende) ancora una volta, sepolto frettolosamente tra i trombati politici d’ogni pre elezione. Ma ancora una volta è riapparso: vivo, vitale, carico di preferenze.

È riapparso con il fragoroso ululato disumano lanciato dai corridoi di Palazzo Iacobucci tre settimane fa quando il suo candidato Luca Di Stefano ha vinto le elezioni Provinciali diventando presidente. Soprattutto battendo il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli candidato civico indicato da quella Lega che lo aveva appena cacciato chiudendogli in faccia le porte delle elezioni Regionali.

Ma al colonnello Gianluca Hyacinthe Chabert Quadrini non è bastato. Nelle ore scorse ha chiuso l’accordo con l’Udc di Lorenzo Cesa per mettere a punto una lista da schierare alle Regionali a sostegno del candidato governatore di centrodestra Francesco Rocca. Con tre obiettivi: continuare a governare i suoi voti che 5 anni fa furono circa ottomila, evitare che vadano al candidato leghista Pasquale Ciacciarelli, determinare se non la sua vittoria quantomeno la sconfitta degli alrri.

Con Quadrini potrebbe scendere in campo l’ex sindaco di Pontecorvo Riccardo Roscia, che a sua volta vuole evitare ai suoi voti di finire in Fratelli d’Italia a sostegno di Gabriele Picano. Il sogno proibito è Fabio Tagliaferri, coordinatore comunale di FdI a Frosinone che però è fermamente legato al suo Partito e se si candidasse lo farebbe nella lista di Giorgia Meloni.

A differenza di Hyacinthe Chabert, Gianluca Quadrini non è andato dal notaio di Parigi per farsi riconoscere in vita. Ha prima aperto il fuoco dell’artiglieria sulle Provinciali. Ed ora sta mettendo su la piccola armata per completare la sua vendetta.

E magari ci scappa pure l’elezione.

FLOP

ALESSANDRO CATTANEO

Alessandro Cattaneo (Foto: Clemente Marmorino © Imagoeconomica)

Il capogruppo forzista alla Camera si sta sperticando da giorni per dare giustificazioni congrue alle “diserzioni” di 13 deputati azzurri dal voto finale sul Decreto rave. In quell’occasione era successa una cosa che succede di solito nei partiti vivi. Roba che immaginavamo rara come l’adamantio nel format a trazione “meloniana” di Forza Italia.

Era successo in pratica che 13 deputati di Forza Italia su 44 del gruppo alla Camera non avevano partecipato al voto finale sul decreto rave, pur non essendo in missione. Fra di loro c’era stato chi dissentiva su qualcosa, chi aveva la febbre e chi era in paturnia da vacanza. E sono tutti elementi umani e valevoli. Elementi che dicono che si, anche in Forza Italia ci sono persone che pensano con la loro testa o che vivono la contraddizione delle scelte prioritarie.

Ma lui, Cattaneo, era stato teutonico. In una chat di gruppo su whatsapp aveva scritto un po’ alla sergente Rompiglioni: ”Organizzarsi per garantire presenza per voto finale in serata”. Ecco, in serata era mancato qualcuno e c’era stato anche chi, come l’encomiabile Nazario Pagano, aveva tweettato. Perché: ”Non ho votato non perché non condividessi tutti i contenuti del decreto ma perché al suo interno, all’articolo 7, c’è una norma che non condivido e cioè la revoca della sospensione dell’attività professionale per i cosiddetti medici ‘no vax’“.

Insomma, fra movente e motivo la truppa non era stata intruppata del tutto. E Cattaneo ha pensato di metterci una pezza politica. Come? Parlando dei “casi” di quasi ognuno degli assenti. Anche se in generale: ”Le assenze in Fi sono tutte giustificate e dovute in gran parte a influenze di stagione. Solo il collega Pagano ha espresso un distinguo sul voto finale, senza aver fatto mancare il proprio voto di fiducia nella giornata di ieri”.

E su quel “solo” Cattaneo è parso aver voluto calcare la mano. Come a sottolineare a lapis rosso, pardòn, azzurro, che dalle sue parti c’è un pensiero omologato e che questo è un bene. E invece bene non è. Forza Italia lo dovrebbe sapere meglio di tutti, a contare lo sganciamento nientemeno e proprio sul tema medici no vax di Licia Ronzulli, cioè di Berlusconi.

E che Cattaneo abbia voluto essere più aziendalista del Ceo fa un po’ specie: a contare che forse il Ceo in mente aveva un’altra cosa e soprattutto a contare che a volte bisogna pensare con la propria testa.

Forza Filini.

I NO VAX DI TORRENOVA

La Casa della Salute imbrattata a Torrenova

In Cina stanno passando un brutto quarto d’ora. Gli ospedali stanno esplodendo, le Terapie Intensive sono piene, il Covid sta colpendo una popolazione che non poteva più stare chiusa dentro casa. Noi siamo potuti uscire e tornare alla vita normale solo grazie ai vaccini. Ed al fatto che ci siamo vaccinati in massa: gli italiani sono il popolo europeo con il più alto tasso di vaccinazioni.

Oltre l’80% degli italiani è vaccinato. E non sono morti come moscerini dopo essersi iniettati Pfizer, Moderna o Johnson. Nessuno ha iniziato ad essere attivato a distanza con i nanochip o altre corbellerie come quelle propalate da chi semplicemente cercava un po’ di sfogo per il suo esibizionismo.

Ma nemmeno questa evidenza è bastata. Così, nelle ore scorse i No Vax sono tornati alla luce. Ed hanno imbrattato la Casa della salute a Tenuta di Torrenova nell’ASL Roma 2. Immediata la condanna e la solidarietà espresse dall’assessore Alessio D’Amato che è stato per due anni in prima linea nella lotta al covid nel Lazio.

Il vero segnale non è una legittima posizione di diffidenza verso i vaccini e la altrettanto legittima volontà di non iniettarseli: ciascuno è libero di morire come più gli piace. Anche soffocato dal Covid. Ciò che allarma è la volontà di impedire agli altri di vaccinarsi. E fare da scudo a tutti. Compresi i No Vax.

Nemici della scienza.

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