Il tramonto della logica “A Frà, che te serve?”(di C. Trento)

Il giorno del voto. Dopo una campagna elettorale tra le più nervose, ma anche più “vuote” sul piano dei contenuti e della qualità del dibattito. In un territorio che ha perso il senso di ragionare nell’ottica del “noi”. La cultura sfrenata dell’io non conduce da nessuna parte

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

La rabbia può spostare gli equilibri più del voto utile.

Così come il voto “contro” può avere un peso maggiore rispetto agli indecisi.

In una campagna elettorale giocata tutta sugli slogan per cementare la propria parte politica, è complicato pensare che in poche ore lo scenario possa cambiare radicalmente. Il divieto di pubblicazione dei sondaggi nelle ultime due settimane ha prodotto ulteriore confusione. Intanto perché i sondaggi si fanno lo stesso, ma ognuno disegna una situazione diversa. La Lega che trionfa al nord mentre i Cinque Stelle fanno il pieno al sud, il centrodestra (Berlusconi-Salvini-Meloni-Fitto) ad un passo dalla maggioranza “autonoma”, il Pd che recupera fino al punto di diventare il primo partito. Per altri invece è esattamente il contrario.

Stesso “caos calmo” alla Regione, dove in diversi ipotizzano una volata a tre “punto su punto”. Tra Nicola Zingaretti, Stefano Parisi e Roberta Lombardi. Dalle 23 in poi exit poll, proiezioni e dati veri spazzeranno via mesi di chiacchiere e propaganda. Alla fine sapremo se ci ritroveremo con un Parlamento polarizzato esattamente come un talk show televisivo o se invece ci saranno margini per una maggioranza di legislatura.

O per un governo di scopo.

Certo è che quella appena archiviata è stata una delle campagne elettorali più importanti, più nervose, ma anche più “vuote” sul piano dei contenuti e della qualità del dibattito politico. Nessun confronto diretto, né tra i big a livello nazionale né nei collegi maggioritari, nei quali comunque si decideranno molte cose.

Lo scatto sul versante della responsabilità, della serietà della proposta politica e perfino della competenza specifica non c’è stato. Un diluvio di dichiarazioni e di messaggi sui social network, meglio se brevi e radicalizzati. Avversari dipinti come il male assoluto per motivare i rispettivi eserciti. Grandi intese immediatamente declassate ad inciuci che nessuno, a parole, vuole fare.

Dimenticando, però, che alla fine dei giochi il “pallino” sarà nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A lui la prima mossa.

 

Quel rischio di moltiplicare il rancore

La legge elettorale non ha aiutato. Pensata e votata proprio per non consegnare a nessuno le chiavi della maggioranza, rischia di rappresentare un limite invalicabile. Perché se davvero il rischio dell’ingovernabilità si manifesterà, l’unico effetto sarà quello di aumentare il “rancore” politico, di issare muri perfino all’interno delle rispettive coalizioni.

Vedremo quanto e come avrà pesato la scissione nel Pd, con la costituzione di Liberi e Uguali. Vedremo i rapporti di forza tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Vedremo il peso e la fisionomia politica del Movimento Cinque Stelle a guida Di Maio.

Il tutto nella prospettiva che, in mancanza di un quadro chiaro, le alleanze “contro”saranno preponderanti.

Lo abbiamo visto già nel 2013, con le difficoltà e le lacerazioni scaturite dall’elezione del presidente della Repubblica. Con i partiti in ginocchio da Giorgio Napolitano, promettendo di portare a termine quella stagione delle riforme spazzata via dal voto degli italiani sul referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

Dal 4 dicembre al 4 marzo. C’è una logica dei numeri che ha una sua… logica.

I temi locali spariti dal dibattito

Le elezioni politiche sono state preponderanti, perfino sulle regionali. Fatto sta che i temi del territorio sono rimasti ai margini. Salvo poche eccezioni di qualche singolo.

La mancanza di lavoro e l’allargamento della soglia di povertà sono temi nazionali. Ma in Ciociaria hanno connotazioni di emergenza vera. Uno sviluppo economico e infrastrutturale, che abbia come perni i trasporti e il risanamento ambientale, non è rinviabile.

Nessuno ha posto il problema però.

Per non parlare di sanità, burocrazia, carico fiscale, economia. Come se le competenze rappresentassero un fastidio. Meglio il messaggio netto e facile, meglio il confronto su temi di più ampio e forte impatto.

Intendiamoci: sicurezza e immigrazione sono priorità vere, ma su queste tematiche dovranno agire Governo e Parlamento. Dai territori dovevano arrivare altri input. Neppure sfiorati invece.

Alla fine della fiera conterà soltanto vincere

Dalle 23 in poi saranno protagonisti gli… algoritmi. Sì, gli algoritmi. Utilizzati per capire il “futuro prossimo” relativo al destino dei singoli candidati, dei partiti, delle coalizioni, dei leader, del Paese.

Certamente i cittadini hanno ancora una volta l’occasione di dire la loro. Restare a casa è legittimo, ma stavolta si perde perfino il diritto di lamentarsi. Perché ha ragione Ligabue quando canta: «E il mondo che ti dice, “tu pensa alla salute”, e c’è chi pensa a quello a cui non pensi tu». Perché alla fine ci sarà comunque chi prenderà delle decisioni.

Ma in Italia si è perso il senso di ragionare nell’ottica del “noi”. La cultura sfrenata dell’io non conduce da nessuna parte. Al massimo può riuscire a far mettere una “toppa”, ma una proposta politica vera, di lungo periodo e di grande respiro, è un’altra cosa.

Il paradosso è che in questa campagna elettorale è stata archiviata perfino la logica sintetizzata nel celebre “A Frà, che te serve?”. Uno dei molti segnali dei tempi che stanno cambiando. Come del resto il 2018 ha sancito il definitivo passaggio alla propaganda digitale.

I social network sono ormai il canale preferito dei candidati di ogni schieramento e ad ogni livello. I manifesti sono diventati una sorta di residuato preistorico: la penuria di fondi ha comportato il fatto che i partiti faticano a farsi carico perfino dei costi della stampa.

Dicevamo dei cittadini: possono spulciare liste e candidati. Non è vero che sono tutti uguali. “È solo un modo per convincerti a restare chiuso in casa quando viene la sera” (De Gregori). Adesso però la differenza la faranno voti e percentuali.

La differenza tra vincitori e vinti, tra eletti e trombati. Perfino tra traditori e traditi, politicamente s’intende. Perché come dice Mike Morris-George Clooney nel film “Le Idi di marzo”, «vanno avanti almeno dai tempi di Giulio Cesare. Tocca allo spettatore decidere chi sia Bruto e chi Cesare». Già.

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